Diritto civile

Superbonus 110%: delibere all’unanimità se i lavori alterano il decoro architettonico 150 150 Graziella Pascotto

Superbonus 110%: delibere all’unanimità se i lavori alterano il decoro architettonico

Con ordinanza del 30.9.2021 il Tribunale di Milano, in sede di reclamo, ha sospeso una delibera condominiale con la quale era stato approvato un intervento, soprattutto alle facciate dell’edificio, tra quelli indicati dall’art. 119 D. L. 19 maggio 2020 n. 34 ritenendo che il cambio del loro rivestimento e della loro colorazione costituisca una innovazione illecita ex art. 1120, comma 4, c.c., revocando l’ordinanza del medesimo Tribunale in sede monocratica del 13.8.2021, che viceversa non aveva sospeso l’efficacia della suddetta delibera.
Nel caso concreto, la delibera condominiale, approvata con le maggioranze previste dal comma 9-bis dell’art. 119 del DL 34/2020 per il Superbonus, è stata contestata da alcuni condomini perché l’installazione del cappotto termico avrebbe comportato il cambio dei colori delle facciate e l’installazione di una fascia verticale in corrispondenza di ciascun balcone alterando il decoro architettonico dell’edificio. Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso dei condomini contrari.
Attenzione dunque poiché in tutti quei casi in cui l’aspetto esteriore degli edifici risulta modificato in modo sensibile, alla luce dell’articolo 1120 c.c., la contrarietà anche di uno solo dei condomini è sufficiente a non autorizzare i lavori.
Superbonus 110%: delibere all’unanimità se i lavori alterano il decoro architettonico
Bolletta dell’acqua con consumi anomali: obblighi del gestore 150 150 Graziella Pascotto

Bolletta dell’acqua con consumi anomali: obblighi del gestore

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 24904 del 15.9.2021) ha stabilito che, in caso di consumi anomali, è dovere della società fornitrice avvisare subito l’utente così da non porlo all’improvviso dinanzi a un bolletta ingiustificatamente elevata, e in modo da consentirgli di potersi attivare per evitare l’aggravarsi del danno provocato dall’eventuale perdita occulta. Se tale informativa manca il gestore è tenuto al risarcimento del danno in favore del proprio utente.
Nel caso concreto si era verificato il mero invio della fattura commerciale relativa ai consumi anomali registrati, a distanza di oltre due mesi dalla rilevazione degli stessi e senza alcuna segnalazione del loro carattere anomalo. Secondo la Suprema Corte ciò non consente di ritenere correttamente adempiuto l’obbligo informativo dell’ente somministrante nei confronti dell’utente finale.
La condotta dell’utente che non verifica il regolare funzionamento dell’impianto e del contatore e non fa la c.d. autolettura, non basta ad escludere l’inadempimento dell’azienda erogatrice dell’acqua.
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Bonifico in ritardo: la banca risarcisce lo stress e il patema d’animo? 150 150 Graziella Pascotto

Bonifico in ritardo: la banca risarcisce lo stress e il patema d’animo?

La Corte di Cassazione (sentenza n. 24643 del 13.9.2021) ha stabilito che la banca deve risarcire il correntista per lo stress sopportato a causa del ritardo nell’accredito sul conto di un bonifico di oltre 200 mila €. La sola consistenza della somma basta, infatti, a dimostrare il patema d’animo.
La Suprema Corte ha dunque respinto il ricorso dell’istituto di credito, condannato a risarcire il danno morale ad un cliente che aveva atteso oltre un mese, dalla data dell’ordine di bonifico, che i soldi entrassero in conto. Il ritardo aveva provocato al cliente notti insonni e l’aveva indotto a fare uso di psicofarmaci. Per la banca il patema d’animo andava dimostrato attraverso “più presunzioni gravi precise e concordanti”, i Giudici tuttavia hanno affermato l’esistenza del pregiudizio basandosi su un’unica presunzione: il fatto che il bonifico riguardasse una somma cospicua.
Ritardo nell’accredito su conto corrente di somma cospicua: banca condannata a risarcire il danno morale - PuntodiDiritto
Vizi facilmente riconoscibili e riduzione del prezzo della compravendita 150 150 Graziella Pascotto

Vizi facilmente riconoscibili e riduzione del prezzo della compravendita

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 23659 del 31.8.2021) conferma la sentenza pronunciata dalla Corte di Appello di Venezia che aveva condannato gli acquirenti a restituire la somma ottenuta in primo grado per il minor valore dell’immobile a causa di macchie di umidità presenti sulle pareti.
La Corte afferma che i vizi presenti al momento della vendita devono ritenersi riconoscibili dall’acquirente ove di questi si siano accorti i precedenti visitatori, in assenza di operazioni fraudolente dirette a occultarli.
I ricorrenti sostenevano invece che la presenza delle macchie di umidità fosse stata appositamente occultata dal venditore tramite la mobilia.
La Corte inoltre conferma i propri precedenti laddove precisa che formule come “completamente restaurato” o “buon funzionamento” non equivalgono a dichiarazioni di esenzione da vizi.
Nessuna responsabilità del venditore dunque.
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Trasferimenti immobiliari in sede di separazione e divorzio 150 150 Graziella Pascotto

Trasferimenti immobiliari in sede di separazione e divorzio

A porre fine ai contrasti giurisprudenziali è intervenuta un’importante e recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (n. 21761 del 29.7.2021): al fine di trasferire immobili e diritti reali (da un coniuge all’altro o a favore dei figli) in sede di separazione consensuale e divorzio congiunto, è sufficiente l’atto giudiziario che ratifica l’accordo di separazione o di divorzio, non essendo invece più necessario l’intervento del notaio.
In altre parole, le clausole dell’accordo di divorzio o di separazione che riconoscano ad uno o ad entrambi i coniugi la proprietà esclusiva di beni mobili o immobili, o di altri diritti reali, ovvero ne operino il trasferimento a favore di uno di essi, o dei figli, al fine di assicurarne il mantenimento, sono valide in quanto il predetto accordo, inserito nel verbale di udienza redatto da un ausiliario del giudice e destinato a far fede di ciò che in esso è stato attestato, assume forma di atto pubblico ex art. 2699 c.c. e, ove implichi il trasferimento di diritti reali immobiliari, e costituisce, dopo la sentenza di divorzio ovvero dopo l’omologazione, valido titolo per la trascrizione ex art. 2657 c.c.
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Mantenimento non dovuto se l’ex non prova di essersi attivato per reperire un’occupazione 150 150 Graziella Pascotto

Mantenimento non dovuto se l’ex non prova di essersi attivato per reperire un’occupazione

E’ a carico del coniuge richiedente l’assegno di mantenimento, ove risulti accertata in fatto la sua possibilità di lavorare, l’onere di dimostrare di essersi inutilmente attivato e proposto sul mercato occupazionale per mettere a frutto le proprie attuali attitudini professionali.
E’ altresì suo onere dimostrare l’esistenza di una condizione personale, patrimoniale e reddituale che giustifichi la richiesta del beneficio e il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
La Corte di Cassazione (ord. 20866 del 21.7.2021) ha esaminato il caso di una giovane professionista evidenziando il fatto che il suo stato di disoccupazione era imputabile al non aver provato ad attivarsi per la ricerca di un lavoro e al rifiuto di prospettive e proposte di lavoro concrete.
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Violazione distanze legali: demolizione o arretramento? 150 150 Graziella Pascotto

Violazione distanze legali: demolizione o arretramento?

La Corte di Cassazione (ord. 14.7.2021 n. 20078) ha confermato che l’eliminazione delle opere eseguite in violazione delle distanze legali può essere realizzata non solo mediante la demolizione delle porzioni immobiliari per mezzo delle quali si è consumata la lamentata violazione rimasta accertata, ma anche attraverso la predisposizione di idonei accorgimenti che impediscano di esercitare la veduta sul fondo altrui o attraverso l’arretramento della costruzione, che il Giudice può disporre, in alternativa alla demolizione, senza incorrere nel vizio di ultrapetizione, essendo tale decisione contenuta nella più ampia domanda di demolizione.

Giurisprudenza | PuntodiDiritto

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Convivenza more uxorio e ripetibilità delle somme pagate per la ristrutturazione della casa 150 150 Graziella Pascotto

Convivenza more uxorio e ripetibilità delle somme pagate per la ristrutturazione della casa

Un’attribuzione patrimoniale a favore del convivente more uxorio può configurarsi come adempimento di un’obbligazione naturale allorché la prestazione risulti adeguata alle circostanze e proporzionata all’entità del patrimonio e alle condizioni sociali del solvens. È quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione n. 18721 dell’1.7.2021.
ll Tribunale di Udine condannava la convivente alla restituzione di quanto pagato dall’ex compagno per la ristrutturazione della casa di esclusiva proprietà della donna, ritenendo gli esborsi effettuati dall’uomo non riconducibili alla solidarietà conseguente alla comunanza di affetti, durata solo quattro anni, anche in considerazione delle ulteriori spese sostenute per il ménage familiare, dell’esclusivo vantaggio ricavatone dalla proprietaria dell’immobile e della consistenza della somma impiegata rispetto al reddito dell’attore e al suo complessivo patrimonio. Al contrario, in appello, le prestazioni effettuate dall’uomo venivano qualificate come obbligazioni naturali, trovando esse giustificazione nei doveri di carattere morale e civile di solidarietà e di reciproca assistenza nei confronti della partner e della figlia e non travalicando i limiti di proporzionalità e di adeguatezza rispetto ai mezzi di cui l’adempiente disponeva. La Cassazione ha ritenuto tale decisone conforme ai principi della giurisprudenza di legittimità.
Infiltrazioni in condominio: il danneggiato contribuisce al risarcimento? 150 150 Graziella Pascotto

Infiltrazioni in condominio: il danneggiato contribuisce al risarcimento?

Anche il condomino danneggiato dalle infiltrazioni dovute alla mancata manutenzione delle parti comuni deve contribuire, pro quota, al risarcimento del danno operato dal condominio nei suoi confronti. Lo ha affermato la Corte di Cassazione (ord. n. 18187 depositata il 24.6.2021) affermando il seguente principio:
“il condomino, che subisca nella propria unità immobiliare un danno derivante dall’omessa manutenzione delle parti comuni dell’edificio ai sensi degli artt. 1123, 1124, 1125 e 1126 c.c., assume, quale danneggiato, la posizione di terzo avente diritto al risarcimento nei confronti del condominio, senza tuttavia essere esonerato dall’obbligo, che trova la sua fonte nella comproprietà o nella utilità di quelle e non nella specifica condotta illecita ad esso attribuibile, di contribuire a sua volta, in misura proporzionale al valore della rispettiva porzione, alle spese necessarie per la riparazione delle parti comuni dell’edificio e alla rifusione dei danni cagionati”.
giovane donna disperata per infiltrazione acqua in casa condominio
Suicidio assistito: il Tribunale di Ancona ordina all’Asl la verifica delle condizioni 150 150 Graziella Pascotto

Suicidio assistito: il Tribunale di Ancona ordina all’Asl la verifica delle condizioni

Il Tribunale di Ancona (ord. 9.6.2021), chiamato a pronunciarsi in sede di reclamo sull’istanza ex art. 700 c.p.c., affronta la complessa questione in materia di scelte di fine vita e, alla luce dei presupposti stabiliti dalla sentenza della Corte Costituzionale 242/19 ai fini della non punibilità di colui che agevola il proposito di suicidio, ordina all’ASUR Marche di provvedere all’accertamento degli stessi con riferimento al caso concreto.
La vicenda riguarda un uomo di 43 anni, da dieci immobilizzato per un incidente stradale. Ad agosto 2020 aveva chiesto all’azienda sanitaria il suicidio assistito. Il ricorso seguito al diniego dell’Asl era stato respinto dal Tribunale di Ancona ma in sede di reclamo il medesimo Tribunale ha disposto che l’Azienda sanitaria unica regionale Marche, previa acquisizione del parere del Comitato etico, dovrà verificare se l’uomo “sia persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili; se sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; se le modalità, la metodica e il farmaco prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile (rispetto all’alternativa del rifiuto delle cure con sedazione profonda, e ad ogni altra soluzione in concreto praticabile, compresa la somministrazione di un farmaco diverso)”.
concetto di eutanasia