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Gennaio 2020

Valore probatorio della riproduzione fotografica di sms e whatsapp: il c.d. screenshot 150 150 Graziella Pascotto

Valore probatorio della riproduzione fotografica di sms e whatsapp: il c.d. screenshot

La Suprema Corte (sentenza 17.1.2020 n. 1822) ha confermato la natura di prova, nel processo penale, delle chat su WhatsApp. Queste, al pari degli sms, in quanto conservati nella memoria del cellulare, hanno natura di documenti per come definiti dall’art. 234 c.p.p.: rappresentano infatti la memorizzazione di fatti storici, Tale articolo, infatti, consente di acquisire in giudizio anche documenti che rappresentano fatti e persone mediante fotografie, cinematografia e fonografia o qualsiasi altro mezzo idoneo.
La relativa attività di acquisizione, quindi, non soggiace alle regole stabilite per la corrispondenza, né tanto meno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche. I relativi testi possono, infatti, essere ritenuti legittimamente acquisiti ed utilizzabili ai fini della decisione se ottenuti mediante riproduzione fotografica a cura degli inquirenti, il cosiddetto screenshot.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/01/30/la-riproduzione-fotografica-di-sms-e-conversazioni-whatsapp-vale-come-prova-documentale

Legge di bilancio 2020: i c.d. bonus casa 150 150 Graziella Pascotto

Legge di bilancio 2020: i c.d. bonus casa

Confermato per il 2020 il pacchetto delle regole per le detrazioni sulle spese per interventi di recupero edilizio e per il risparmio energetico, nonché il bonus mobili ed il bonus verde.

Arriva inoltre il nuovo “bonus facciate”, che consente di recuperare, per gli interventi eseguiti nel 2020, il 90% della spesa in 10 anni.

Più circoscritta invece, dal 1° gennaio 2020, la possibilità di richiedere lo “sconto in fattura” in luogo della detrazione prevista per gli interventi di efficientamento energetico e l’adozione di misure antisismiche. Lo sconto in fattura rimane solo per gli interventi più rilevanti sulle parti comuni condominiali.

Confermata infine la rimodulazione delle detrazioni per oneri in base al reddito del contribuente, con limitazioni per i redditi superiori a 120.000 euro, ad esclusione delle spese sanitarie e degli interessi passivi su mutui, sui quali la detrazione spetta sempre per intero.

https://www.theitaliantimes.it/economia/bonus-facciata-cos-e-come-funziona-requisiti-detrazione-legge-bilancio_280120/

Separazione: l’abbandono della casa coniugale non sempre giustifica l’addebito 150 150 Graziella Pascotto

Separazione: l’abbandono della casa coniugale non sempre giustifica l’addebito

Con l’ordinanza del 15.1.2020 n. 648 la Corte di Cassazione ha escluso che l’abbandono del tetto coniugale, nel caso specifico, potesse implicare l’addebito della separazione alla moglie.

In tema di separazione, per quanto l’abbandono della casa coniugale effettuato unilateralmente da una delle parti, ossia senza il consenso dell’altro coniuge, costituisca di per sé violazione dei doveri coniugali, non sarebbe tuttavia idoneo ad integrare violazione rilevante per l’addebito in presenza di una “giusta causa”, integrata dalla presenza di situazioni di fatto , di avvenimenti o comportamenti altrui di per sé incompatibili con la protrazione della convivenza.

Le circostanze del caso concreto (ad es. la prolungata assenza di rapporti intimi tra i coniugi, gli accesi contrasti con la famiglia di origine della donna, l’esclusione di quest’ultima dalla gestione delle entrate familiari e l’occultamento alla stessa dell’avvenuto pensionamento del marito, il ritardo con cui l’uomo si era messo alla ricerca della moglie, la saltuarietà delle richieste di notizie da lui rivolte ai parenti della donna), erano idonee a dimostrare che l’interruzione della convivenza aveva in realtà rappresentato l’esito di un crisi familiare già in atto da tempo, nonché il disinteresse del marito al ripristino dell’unità familiare.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/01/23/l-abbandono-della-casa-coniugale-non-giustifica-l-addebito-se-e-conseguenza-della-crisi

Lastrico solare ad uso esclusivo e danni da infiltrazioni: ripartizione delle responsabilità 150 150 Graziella Pascotto

Lastrico solare ad uso esclusivo e danni da infiltrazioni: ripartizione delle responsabilità

Il caso affrontato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza 17.1.2020 n. 951 riguarda il risarcimento del danno procurato all’interno dell’abitazione condotta in locazione per infiltrazioni di acqua piovana provenienti dalla terrazza di copertura del condominio, di proprietà esclusiva del proprietario dell’appartamento danneggiato.

Per la Suprema Corte qualora l’uso del lastrico solare (o della terrazza a livello) non sia comune a tutti i condomini, dei danni da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario, o l’usuario esclusivo, quale custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio in forza degli obblighi inerenti l’adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni incombenti sull’amministratore ex art. 1130, comma 1, n. 4, c.c, nonché sull’assemblea dei condomini ex art. 1135, comma 1, n. 4, c.c., tenuta a provvedere alle opere di manutenzione straordinaria.

La responsabilità andrebbe così ripartita secondo i criteri di cui all’art. 1126 c.c.: un terzo a carico del proprietario o dell’usuario esclusivo del lastrico (o della terrazza) e due terzi a carico del condominio.

https://www.puntodidiritto.it/condominio-infiltrazioni-provenienti-lastrico-ad-uso-esclusivo-risarcimento/

Sinistri stradali e valenza probatoria del modello CAI 150 150 Graziella Pascotto

Sinistri stradali e valenza probatoria del modello CAI

Le dichiarazioni contenute nel modello C.A.I., pur sottoscritto da tutte le parti coinvolte nel sinistro stradale, non assurgono a piena prova nei confronti di alcuno dei litisconsorti chiamati in giudizio, ma sono solo idonee a fondare una presunzione semplice nei confronti di tutte le parti convenute, e in particolare modo, della compagnia assicurativa che potrà superarla fornendo la prova contraria ovvero attraverso il ricorso ad altra presunzione.

La presunzione potrà essere superata anche in ragione di altre risultanze di causa, quali ad esempio una consulenza tecnica d’ufficio, idonea a far ritenere che il fatto non si sia verificato ovvero si sia verificato con modalità diverse da quelle dichiarate dal danneggiato.

Per la Cassazione 16.1.20 n. 800 il giudice di merito può dunque liberamente valutare il valore probatorio da attribuire alle dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I, in particolare confrontandole con altri elementi probatori, quali le testimonianze, il verbale eventualmente redatto dalle Autorità, le registrazioni della scatola nera, le valutazioni tecniche formulate dai periti d’ufficio e di parte.

Nel caso concreto, il modello C.A.I. già generico (non era stata indicata la posizione dei veicoli, né descritto il luogo del sinistro),non aveva ricevuto riscontri convergenti in corso di causa.

https://www.puntodidiritto.it/rca-la-dichiarazione-confessoria-contenuta-nel-c-d-modulo-c-a-i-non-ha-valore-di-piena-prova/

Nesso di causa tra tumore e cellulari: la Corte d’Appello di Torino conferma 150 150 Graziella Pascotto

Nesso di causa tra tumore e cellulari: la Corte d’Appello di Torino conferma

Secondo la Corte d’Appello di Torino n. 904/19 (pubblicata il 13.1.2020) vi sarebbe nesso ‘causale’ tra il neurinoma del nervo acustico che ha colpito un dipendente Telecom che per anni aveva fatto un uso prolungato del telefonino, anche 4 o 5 ore al giorno, e l’utilizzo del cellulare. Ha dunque condannato Inail a corrispondere all’uomo una rendita vitalizia da malattia professionale.

La Corte osserva anche che «buona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità dell’esposizione a radiofrequenze, o che quantomeno sostiene che le ricerche giunte ad opposte conclusioni non possano essere considerate conclusive, versa in posizione di conflitto di interessi», per aver ricevuto, direttamente o indirettamente, finanziamenti dall’industria.

È evidente, prosegue la sentenza, che «l’indagine, e le conclusioni, di autori indipendenti diano maggiori garanzie di attendibilità rispetto a quelle commissionate, gestite o finanziate almeno in parte, da soggetti interessati all’esito degli studi».

E’ del 2019 una pronuncia del Tar Lazio che concede 6 mesi ai ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione, per provvedere a una campagna informativa sulle corrette modalità d’uso di telefoni cellulari e cordless e sui rischi per la salute e per l’ambiente legati ad un uso improprio.

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/01/14/news/la_corte_d_appello_di_torino_c_e_un_nesso_tra_uso_del_cellulare_e_alcuni_tipi_di_tumore_-245764217/

Non raccogliere le deiezioni del cane: sanzione amministrativa e reato 150 150 Graziella Pascotto

Non raccogliere le deiezioni del cane: sanzione amministrativa e reato

La Polizia Locale di Treviso ha applicato il regolamento urbano approvato lo scorso ottobre e ha così sanzionato il proprietario del cane, che aveva appena espletato su strada i propri bisogni: l’uomo dovrà pagare una multa di € 400 per non aver raccolto le deiezioni dell’animale.

Il Comune riferisce come, nonostante l’uomo avesse inizialmente negato l’evidenza dei fatti, sia stato inchiodato dalle prove fotografiche degli agenti, rimasti a debita distanza.

Da una parte le amministrazioni hanno il potere di dettare tramite apposite ordinanze le regole e le sanzioni (di importo variabile nei diversi paesi) a cui va incontro chi non si premura di raccogliere le deiezioni canine lasciate in strada dal proprio animale.

Dall’altra tali comportamenti incivili possono configurare un reato. L’art. 639 c.p., infatti, sanziona il “deturpamento e imbrattamento di cose altrui”.
La giurisprudenza considera un rischio prevedibile quello che il proprio cane, a passeggio sulla pubblica via, possa sporcare. Chi lo conduce pertanto deve poter governare tale rischio concreto vigilando sul comportamento dell’animale, limitandone il movimento (se dei caso tenendolo legato con un guinzaglio) o comunque intervenendo con atteggiamenti tali da farlo desistere (quantomeno nell’immediatezza) dall’azione, o comunque riparando al gesto con gli strumenti di pulizia idonei.

https://www.trevisotoday.it/cronaca/multa-escrementi-cane-treviso-gennaio-2020.html

Guida in stato di ebbrezza: l’accusa deve dimostrare il regolare funzionamento dell’etilometro 150 150 Graziella Pascotto

Guida in stato di ebbrezza: l’accusa deve dimostrare il regolare funzionamento dell’etilometro

La Cassazione ha cambiato orientamento in tema di guida in stato di ebbrezza rilevata tramite etilometro e relativo onere probatorio nel processo penale.

Lo ha fatto con la sentenza n. 38618 del 19.9.2019 per la quale, in tema di guida in stato di ebbrezza, una volta che l’alcoltest risulti positivo, spetta alla pubblica accusa l’onere di fornire la prova del regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e dell’avvenuta revisione.

Per il precedente orientamento invece, se l’alcoltest era positivo, spettava alla difesa dell’imputato fornire la prova contraria al detto accertamento.

La Cassazione ha spiegato che la giurisprudenza, finora, aveva privilegiato le esigenze di tutela della sicurezza stradale, a fronte dell’interesse dell’imputato ad ottenere tutela in presenza di accertamenti automatici effettuati da apparecchi, quali gli autovelox o gli etilometri, dei quali spesso le amministrazioni non sono in grado di dimostrare l’aggiornata taratura della funzionalità.
Così, l’orientamento tradizionale di ritenere sufficiente l’omologazione dello strumento ha comportato il gravoso onere in capo al privato, di dimostrare la sussistenza di un difetto di funzionamento. Prova tanto più difficoltosa tenuto conto della disponibilità dell’apparecchio in capo alla Pa.

Nel caso concreto, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’imputato, ritenendo fondato il motivo con cui egli aveva dedotto che, nella specie, l’etilometro utilizzato risultava solo omologato e che l’onere di dimostrare la revisione di detto strumento spettava alla pubblica accusa.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/01/13/guida-in-stato-di-ebbrezza-in-attesa-del-nuovo-codice-della-strada

Contatori e consumi eccessivi 150 150 Graziella Pascotto

Contatori e consumi eccessivi

Una recentissima ordinanza della Cassazione (9.1.2020 n. 297) stabilisce come va ripartito l’onere della prova in caso di contestazioni sul consumo di energia elettrica e quali prove deve fornire l’utente.

Con la sottoscrizione del contratto di fornitura, il consumatore accetta i conteggi dei consumi per come rilevati dal contatore, ciò sulla base dell’autonomia contrattuale tra le parti.

Pertanto, se le bollette contestate si fondano proprio su misurazioni ritenute anomale dall’utente, spetta a quest’ultimo l’onere di provare che tale anomalia sia dovuta a cause a lui non imputabili quali, ad esempio, il malfunzionamento del contatore o l’azione di terzi come il furto di energia.
La prova può essere fornita anche tramite presunzioni come il confronto con le bollette delle mensilità precedenti o con quelle stesse mensilità degli anni passati; dimostrando la destinazione dell’immobile (ufficio o abitativo), il numero degli occupanti (che può determinare un minore o maggiore consumo), i mesi a cui le bollette si riferiscono (in estate è più improbabile un consumo eccessivo di gas o di luce).

Al gestore spetterà l’onere di dimostrare il regolare funzionamento del contatore.

Dal punto di vista pratico laddove vi siano dubbi sul buon funzionamento del contatore, ogni utente può chiederne la verifica al venditore e non al distributore. Il costo è a carico dell’utente se lo strumento funziona correttamente.
L’eventuale contestazione della bolletta andrà fatta tramite raccomandata a.r. e, in caso di risposta negativa, prima di rivolgersi al Giudice, sarà necessario esperire il tentativo di conciliazione presso l’Autorità Garante.

https://www.puntodidiritto.it/contestazione-consumo-energia-riparto-onere-prova-utente-fornitore/

Riforma del Codice della Strada 2020: alcune novità 150 150 Graziella Pascotto

Riforma del Codice della Strada 2020: alcune novità

La Camera si appresta ad esaminare la riforma al codice della strada.

Tra le novità previste:

1. il forte aumento delle multe per chi guida con lo smartphone (da 422 a 1697 €, e sospensione della patente fino a tre mesi in caso di recidiva). Questo perché la guida col cellulare è la causa principale, insieme all’alta velocità, di incidenti spesso mortali.

2. l’obbligo di cinture di sicurezza per gli scuolabus, a partire dal 2024, e la distanza di sicurezza laterale di 1,5 metri quando si supera una bicicletta.

3. istituzione da parte dei Comuni delle zone scolastiche, ossia strade intorno alle scuole in cui limitare la velocità a 30 chilometri orari, almeno durante gli orari di entrata ed uscita.

4. possibilità per i Comuni di utilizzare attraversamenti pedonali rialzati ad altezza marciapiede, con conseguente rallentamento delle auto o di bande sonore sulle strade per far rallentare la velocità.

Tra le richieste bocciate, invece, la proposta di elevare da 130 a 150 km/h il limite nelle autostrade a tre corsie sottoposte a tutor.

https://www.theitaliantimes.it/economia/riforma-nuovo-codice-della-strada_181119/

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