Diritto civile
Infiltrazioni in condominio: il danneggiato contribuisce al risarcimento?

Suicidio assistito: il Tribunale di Ancona ordina all’Asl la verifica delle condizioni

Pignoramenti prima casa: cade la sospensione e ripartono le esecuzioni

Assicurazioni sulla vita: ai beneficiari-eredi spetta una quota uguale dell’indennizzo

Separazione addebitata ad entrambi i coniugi

Blocco degli sfratti incostituzionale? La parola alla Consulta

Danno biologico terminale e danno morale terminale: cosa sono e quantificazione
In caso di morte causata da un illecito, il danno morale terminale deve essere tenuto distinto da quello biologico terminale, in quanto il primo (danno da lucida agonia o danno catastrofale o catastrofico) consiste nel pregiudizio subito dalla vittima in ragione della sofferenza provata nel consapevolmente avvertire l’ineluttabile approssimarsi della propria fine ed è risarcibile a prescindere dall’apprezzabilità dell’intervallo di tempo intercorso tra le lesioni e il decesso, rilevando soltanto l’integrità della sofferenza medesima; mentre il secondo, quale pregiudizio alla salute che, anche se temporaneo, è massimo nella sua entità e intensità, sussiste, per il tempo della permanenza in vita, a prescindere dalla percezione cosciente della gravissima lesione dell’integrità personale della vittima nella fase terminale della stessa, ma richiede, ai fini della risarcibilità, che tra le lesioni colpose e la morte intercorra un apprezzabile lasso di tempo (Corte di Cassazione ordinanza 5.5.2021, n. 11719).
https://www.studiocataldi.it/articoli/41856-danno-da-lucida-agonia-cos-e-e-quando-e-risarcibile.asp
Danno da emotrasfusione e onere della prova
Nella controversia tra il paziente che assuma di avere contratto un’infezione in conseguenza di una emotrasfusione, e la struttura sanitaria ove quest’ultima venne eseguita, non è onere del primo allegare e provare che l’ospedale abbia tenuto una condotta negligente o imprudente nella acquisizione e nella perfusione del plasma, ma è onere del secondo allegare e dimostrare di avere rispettato le norme giuridiche e le leges artis che presiedono alle suddette attività. È quanto stabilito dalla Cassazione con ordinanza 22.4.2021, n. 10592.

Mantenimento diretto al figlio maggiorenne: solo se autorizzato dal Giudice


