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Ottobre 2019

Videosorveglianza sul lavoro: extrema ratio in presenza di gravi illeciti 150 150 Graziella Pascotto

Videosorveglianza sul lavoro: extrema ratio in presenza di gravi illeciti

Un datore di lavoro può installare delle telecamere nascoste senza informare i dipendenti se ha il fondato sospetto che questi lo stiano derubando e se le perdite subite per la loro condotta sono ingenti.

Questo ha stabilito la Grand Chamber della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) con sentenza del 17.10.2019 sui ricorsi 1874/13 e 8567/13.

Sulla recente pronuncia è intervenuto il Garante Privacy Antonello Soro con una nota: “la video sorveglianza occulta è … ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di “gravi illeciti” e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria. Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui “funzione sociale” si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri”.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/22/cedu-il-datore-di-lavoro-puo-spiare-il-lavoratore-con-le-telecamere-ma-solo-come-extrema-ratio

Corte Costituzionale: legittimo vietare la fecondazione assistita alle coppie omossessuali 150 150 Graziella Pascotto

Corte Costituzionale: legittimo vietare la fecondazione assistita alle coppie omossessuali

La Corte Costituzionale ieri ha depositato le motivazioni della sentenza n. 221 che respinge il ricorso di due coppie di donne unite civilmente che avevano chiesto all’Asl l’accesso a pratiche di procreazione medicalmente assistita, ottenendo un rifiuto.

La Corte afferma la non fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale poste dai Tribunali di Pordenone e Bolzano, degli artt. 5 e 12 della L. 19.2.2004 n. 40 nella parte in cui escludono l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) per le coppie formate da due donne e sanzionano, di riflesso, chiunque applichi tali tecniche a coppie composte da soggetti dello stesso sesso, poiché l’infertilità “fisiologica” della coppia omosessuale (femminile) non è affatto omologabile all’infertilità (di tipo assoluto e irreversibile) della coppia eterosessuale affetta da patologie riproduttive.

Neppure è ravvisabile la violazione dell’art. 32, comma 1, Cost., prospettata dal Tribunale di Pordenone sull’assunto che l’impossibilità di formare una famiglia con figli assieme al proprio partner dello stesso sesso sarebbe suscettibile di incidere negativamente sulla salute psicofisica della coppia. La tutela costituzionale della «salute» infatti non può essere estesa fino a imporre la soddisfazione di qualsiasi aspirazione soggettiva o bisogno che una coppia (o anche un individuo) reputi essenziale.

https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/la-corte-fecondazione-eterologa-solo-per-coppie-di-sesso-diverso

Tatuaggio visibile ed esclusione dai concorsi pubblici 150 150 Graziella Pascotto

Tatuaggio visibile ed esclusione dai concorsi pubblici

Segnalo una pronuncia di grande interesse per coloro che intendono partecipare ai prossimi concorsi, presto oggetto di pubblicazione attese le disposizioni della Legge di Bilancio 2019, per Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze Armate.

Il Consiglio di Stato con la decisione del 3.10.2019 n. 6640 ha giudicato inidonei per l’ammissione ai concorsi pubblici per l’accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato i tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall’uniforme ovvero, quando per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità inidonea.

Nel caso concreto si trattava di tatuaggio sul polso che sarebbe risultato visibile indossando la divisa estiva.

Irrilevante la circostanza che il tatuaggio fosse in via di rimozione dovendo avere riguardo alla situazione esistente alla scadenza del termine di presentazione della domanda di partecipazione al concorso, in virtù della necessaria par conditio tra candidati.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/23/esclusione-dal-concorso-in-polizia-a-causa-di-tatuaggi-visibili-con-la-divisa

Riforma della prescrizione: aspetti critici 150 150 Graziella Pascotto

Riforma della prescrizione: aspetti critici

La riforma della prescrizione del reato è contenuta nell’art. 1, lett. d), e), f) della l. n. 3/2019, e entrerà in vigore il 1.1.2020.

Senza più la prospettiva della prescrizione del reato, il cui corso sarà sospeso dopo la sentenza di primo grado (o il decreto di condanna), il rischio è che il processo di appello possa durare ben più di quanto duri già oggi, e il processo in Cassazione finisca col rallentare, invertendo un positivo trend dei tempi di definizione che ha caratterizzato gli anni più recenti. Il rischio concreto è quello di processi più lunghi non solo per i condannati in primo grado, ma anche per quanti verranno assolti, che finirebbero altresì per frustrare la domanda di giustizia delle vittime.

La riforma in questione pone inoltre il problema della possibile violazione delle garanzie e dei principi costituzionali, a partire da quello della ragionevole durata del processo, sancito dall’art. 111, co. 2 Cost. e dall’art. 6 Cedu.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/22/abolizione-della-prescrizione-una-riforma-sbagliata

Anche dopo la riforma solo violenza o minaccia giustificano la difesa 150 150 Graziella Pascotto

Anche dopo la riforma solo violenza o minaccia giustificano la difesa

La causa di giustificazione di cui all’art. 52 c.p., anche alla luce della recente L. n. 36 del 26 aprile 2019, non consente un’indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco minaccioso o violento, nell’ambiente domestico, alla propria o all’altrui incolumità, o, quanto meno, un pericolo di aggressione.

Ne consegue che se l’azione del proprietario si risolve in un attacco preventivo, tale attacco non può mai assumere i connotati della legittima difesa, che presuppone, per sua stessa definizione, l’esigenza di difendersi da una ingiusta aggressione.

Cosi ha deciso la Corte di Cassazione 2.10.2019 n. 40414 in un caso in cui si era verificata la mera introduzione nell’appartamento di una persona (che veniva colpita con una mazza da baseball), non accompagnata da altre circostanze rilevanti ai fini dell’operatività della presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa di cui al comma 2 dell’art. 52 citato, né, ancor prima, idonee a far sorgere la stessa necessità di difesa contro una offesa ingiusta.

La Corte ha quindi confermato la condanna del ricorrente per lesioni personali aggravate.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/18/dalla-difesa-sempre-legittima-della-norma-alla-presunzione-relativa-della-giurisprudenza

Dormire al lavoro non è giusta causa di licenziamento 150 150 Graziella Pascotto

Dormire al lavoro non è giusta causa di licenziamento

La Corte di Cassazione Sezione Lavoro 10.10.2019 n. 25573, nel confermare sia la decisione in primo grado, che quella in grado d’appello, ha stabilito che non costituisce abbandono del posto di lavoro, sanzionato con il licenziamento dalla contrattazione collettiva riguardante gli Istituti di vigilanza, la condotta della guardia giurata, che, allontanatosi dalla postazione di servizio assegnatagli, era stato sorpreso a dormire sopra un divano.

Secondo la Suprema Corte il fatto di essersi addormentato non costituiva per il vigilante un totale distacco dal bene da proteggere, e non si poteva affermare la volontà di abbandonare il posto di lavoro e di venire meno al proprio incarico.

https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/27481-dorme-in-servizio-niente-licenziamento.html

Ergastolo ostativo: la Corte di Strasburgo respinge il ricorso del governo italiano 150 150 Graziella Pascotto

Ergastolo ostativo: la Corte di Strasburgo respinge il ricorso del governo italiano

L’ergastolo ostativo è regolato dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario e stabilisce che le persone condannate per alcuni reati di particolare gravità (mafia o terrorismo), non possano essere ammesse ai cosiddetti “benefici penitenziari” né alle misure alternative alla detenzione: per queste persone è escluso l’accesso alla liberazione condizionale, al lavoro all’esterno, ai permessi-premio e alla semilibertà.
Per chi è condannato all’ergastolo ostativo esiste solo un’eccezione per l’ammissione ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione: la collaborazione con la giustizia.

La Corte Costituzionale ha ribadito negli anni la costituzionalità dell’ergastolo ostativo che non sarebbe quindi in contrasto con il principio rieducativo della pena ex art. 27 Cost. perchè la mancata collaborazione con la giustizia è riconducibile a una “scelta del condannato”.

Secondo la Corte di Strasburgo invece l’ergastolo ostativo viola l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che proibisce “trattamenti inumani e degradanti”.
Per la CEDU infatti la collaborazione con la giustizia non implica necessariamente una scelta libera da parte delle persone detenute: la non collaborazione può dipendere dalla preoccupazione di non mettere in pericolo la propria vita e quella dei propri familiari, e inoltre va tenuto conto della possibilità di una collaborazione determinata solamente dall’opportunismo. L’ergastolo ostativo inoltre non tiene conto del percorso fatto dal condannato, degli eventuali progressi o cambiamenti, e fissa la sua pericolosità al solo momento della commissione del fatto.

https://www.agi.it/cronaca/ergastolo_ostativo_corte_strasburgo-6320347/news/2019-10-08/

Fine vita: l’amministratore di sostegno può decidere in assenza di contrasti 150 150 Graziella Pascotto

Fine vita: l’amministratore di sostegno può decidere in assenza di contrasti

Il Giudice Tutelare del Tribunale di Roma (sentenza del 23.9.2019) ha disposto che l’amministratore di sostegno che abbia la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, una volta ricostruita la volontà’ dell’amministrato anche in via presuntiva, ed in assenza di pareri contrari (di parenti e del medico), possa decidere di rifiutare le cure senza dover prima tornare davanti al giudice. E ciò’ dunque anche in assenza di un testamento biologico.

Il Giudice Tutelare ha emesso una decisione di ‘non luogo a provvedere’ sull’istanza che gli era stata presentata ed in cui si chiedeva una espressa autorizzazione ad interrompere i trattamenti. Nel caso specifico, l’amministratore di sostegno era anche il compagno di una signora di 62 anni in stato vegetativo irreversibile dal dicembre 2017.

Il Tribunale di Roma ha fatto un passo in avanti rispetto alle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale con la decisione n. 144 del marzo scorso. In quell’occasione infatti i giudici di legittimità’ avevano affermato che il conferimento all’amministratore di sostegno della ‘rappresentanza esclusiva in ambito sanitario non porta con se, anche e necessariamente, il potere di rifiutare i trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita’. Si tratta infatti di un potere, sempre secondo la Consulta, che, ove opportuno, deve essere conferito appositamente dal giudice tutelare.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/04/fine-vita-l-amministratore-di-sostegno-puo-manifestare-dissenso-alle-cure-in-assenza-di-dat

Furto in auto e circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede 150 150 Graziella Pascotto

Furto in auto e circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede

Per la Corte di Cassazione n. 38900 del 20.9.2019, la rapidità degli spostamenti, la freneticità dei ritmi e l’utilizzo sempre maggiore della propria autovettura come “base” per organizzare la propria giornata di vita, professionale e privata, impone che nel concetto di cose lasciate per necessità e consuetudine siano ricomprese anche quei beni che, di difficile trasporto per ingombro e peso, debbano essere lasciate in auto nel mentre si attende ad ulteriori incombenze, nonché eventuali oggetti e documenti che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura e che per necessità e comodità di custodia abbia lasciato ivi.

Rientrano, pertanto, in tale nozione tutti gli effetti personali – documenti, monili d’oro, occhiali – lasciati all’interno di autovetture regolarmente chiuse, le buste contenenti spese di generi alimentari e non, oggetti vari che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura, lasciati nel veicolo per necessità e comodità di custodia.
In tali casi il furto deve ritenersi aggravato dall’esposizione alla pubblica fede della refurtiva ex art. 625 comma 1 n. 7 c.p.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/03/furto-le-cose-lasciate-in-macchina-sono-considerate-come-esposte-alla-pubblica-fede

Furto di dati riservati: condannati ex dipendenti e nuova azienda 150 150 Graziella Pascotto

Furto di dati riservati: condannati ex dipendenti e nuova azienda

Il Tribunale di Milano con la recente sentenza n. 8246/2019 ha condannato due lavoratori che, dopo il passaggio ad altra azienda, hanno trasferito informazioni riservate di titolarità della prima società.

Il Tribunale ha ritenuto che tale comportamento violi il divieto di acquisire e divulgare informazioni segrete, realizzando un illecito per la cui perfezione è sufficiente anche la sola detenzione delle informazioni, senza la necessità che ne derivi un vantaggio per chi le ha sottratte o per un terzo.

Il Tribunale ha sottolineato la responsabilità anche dell’azienda che ha assunto i lavoratori, per aver utilizzato tali informazioni in suo favore.

https://www.privacy365.it/blog/2019/09/25/condannati-per-il-furto-di-dati-riservati-ex-dipendente-e-nuova-azienda/