Diritto di famiglia

COVID-19 e diritto di visita dei genitori 150 150 Graziella Pascotto

COVID-19 e diritto di visita dei genitori

In questi giorni più di qualcuno mi ha chiesto come comportarsi rispetto al diritto di visita del genitore non collocatario dei figli.

Gli spostamenti dei genitori separati o divorziati, finalizzati a prendere e a riportare i figli all’altro genitore, possono considerarsi o meno spostamenti “necessari”?

A tal proposito il Governo, sul proprio sito istituzionale ha fornito dei chiarimenti: «gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio».

Il Tribunale di Milano, con provvedimento del 11.3.2020, ha disposto che i genitori si attengano agli accordi raggiunti nel giudizio di separazione sulle frequentazioni padre-figli, nonostante i genitori abitassero in due Comuni diversi.

E’ possibile pertanto ritenere che il diritto di visita sia consentito dai recenti decreti ministeriali rientrando nelle “situazioni di necessità” ivi previste.

Per quanto mi riguarda valuto le situazioni caso per caso e consiglio buon senso ritenendo preminente la tutela del diritto alla salute. Dunque meno spostamenti possibili e solo in condizioni di sicurezza, e via libera all’utilizzo degli strumenti informatici audio/video.

Ripartizione della pensione di reversibilità 150 150 Graziella Pascotto

Ripartizione della pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità di un comune marito defunto va ripartita, tra il coniuge superstite e il coniuge divorziato, in base alla durata del matrimonio, altresì tenendo conto della durata dell’eventuale convivenza more uxorio trascorsa dalle due mogli superstiti con l’uomo titolare della stessa pensione oggetto di reversibilità.

Ulteriori criteri sono stati identificati nell’entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge e nelle condizioni economiche delle due aventi diritto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez.VI, ord. 26.2.2020, n. 5268.

https://www.studiocataldi.it/articoli/37531-l-assegno-divorzile-non-limita-l-importo-della-pensione-di-reversibilita.asp

Divorzio: si può conservare il cognome dell’ex marito? 150 150 Graziella Pascotto

Divorzio: si può conservare il cognome dell’ex marito?

La legge disciplina, all’art. 143 bis c.c., che “la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze”.
Ma cosa succede in caso di divorzio, in mancanza di espressa disciplina legislativa?

Sul punto è intervenuta recentemente la Corte di Cassazione (ordinanza 3454 del 12.2.2020) facendo chiarezza sulla questione del doppio cognome in caso di scioglimento del rapporto coniugale.

Ebbene, per i supremi giudici, con la sentenza di divorzio la moglie perde il doppio cognome e pertanto il diritto a usufruirne pubblicamente per darsi importanza o per vedersi riconosciuta un’alea di notorietà che non esiste più. La Corte di Cassazione è giunta a tale decisione esaminando il ricorso proposto da una donna che non voleva in nessun modo rinunciare all’utilizzo del cognome del ex marito noto avvocato e politico, anche dopo la fine del rapporto.

In sostanza, solo circostanze eccezionali possono consentire l’autorizzazione del Giudice all’utilizzo del cognome del marito una volta chiuso il matrimonio, e nella vicenda, osservano i Giudici, «nessun interesse davvero meritevole di tutela è stato allegato dalla donna al mantenimento del cognome maritale unitamente al proprio», essendosi ella limitata a puntare sulla “conservazione della notorietà derivatale dall’ex marito nelle frequentazioni sociali», ossia «tra quelle stesse persone che non possono ignorare le vicende della coppia”.

https://www.studiocataldi.it/articoli/37382-divorzio-no-al-cognome-del-marito-solo-perche-noto.asp

Tribunale di Venezia: affido condiviso con alternanza dei genitori nella casa familiare 150 150 Graziella Pascotto

Tribunale di Venezia: affido condiviso con alternanza dei genitori nella casa familiare

Sono sempre più frequenti i casi in cui i genitori separati si alternano nella casa coniugale. Anziché ridurre i propri figli a un pacco postale, alcune coppie di genitori separati preferiscono fare i “pendolari” lasciando la prole nella casa in cui la famiglia si è costituita.
Tale situazione, tuttavia, laddove non condivisa tra i genitori, ma imposta all’esito del giudizio rischia di causare non poche difficoltà.

Affinché funzioni, infatti, è necessario che i genitori siano poco conflittuali e molto collaborativi, non soltanto nella gestione dei figli, ma anche nella gestione della casa. Bisogna infatti evitare che uno assuma tutte le incombenze domestiche e l’altro faccia l’ospite, perché una situazione di questo tipo creerebbe conflitto e i figli ne resterebbero vittime.

Entrambi i genitori, inoltre, dovranno assicurare durante il periodo di convivenza, la continuità di rapporto dei figli con l’altro genitore, ma anche lasciare prontamente l’abitazione familiare perché l’altro subentri al termine del tempo di propria spettanza.

E’ necessario poi che ciascun genitore disponga di una soluzione abitativa alternativa in cui trasferirsi nei periodi di non permanenza nella casa familiare.

https://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/divorzio_separazione_sentenza_casa_resta_ai_figli-5047143.html

Separazione: l’abbandono della casa coniugale non sempre giustifica l’addebito 150 150 Graziella Pascotto

Separazione: l’abbandono della casa coniugale non sempre giustifica l’addebito

Con l’ordinanza del 15.1.2020 n. 648 la Corte di Cassazione ha escluso che l’abbandono del tetto coniugale, nel caso specifico, potesse implicare l’addebito della separazione alla moglie.

In tema di separazione, per quanto l’abbandono della casa coniugale effettuato unilateralmente da una delle parti, ossia senza il consenso dell’altro coniuge, costituisca di per sé violazione dei doveri coniugali, non sarebbe tuttavia idoneo ad integrare violazione rilevante per l’addebito in presenza di una “giusta causa”, integrata dalla presenza di situazioni di fatto , di avvenimenti o comportamenti altrui di per sé incompatibili con la protrazione della convivenza.

Le circostanze del caso concreto (ad es. la prolungata assenza di rapporti intimi tra i coniugi, gli accesi contrasti con la famiglia di origine della donna, l’esclusione di quest’ultima dalla gestione delle entrate familiari e l’occultamento alla stessa dell’avvenuto pensionamento del marito, il ritardo con cui l’uomo si era messo alla ricerca della moglie, la saltuarietà delle richieste di notizie da lui rivolte ai parenti della donna), erano idonee a dimostrare che l’interruzione della convivenza aveva in realtà rappresentato l’esito di un crisi familiare già in atto da tempo, nonché il disinteresse del marito al ripristino dell’unità familiare.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/01/23/l-abbandono-della-casa-coniugale-non-giustifica-l-addebito-se-e-conseguenza-della-crisi

Esecuzione sulla prima casa: novità a tutela del debitore 150 150 Graziella Pascotto

Esecuzione sulla prima casa: novità a tutela del debitore

Tra i c.d. bonus famiglia 2020 vi è anche il fondo salva casa per i debitori cui sia stata pignorata l’abitazione principale da parte di una banca o di una società di recupero crediti.

L’art. 41-bis del “decreto fiscale” convertito definitivamente il 17.12.2019, prevede, infatti, che il debitore esecutato possa chiedere ad una banca terza l’erogazione di un finanziamento da utilizzarsi per estinguere il mutuo già in essere. La nuova banca si surrogherà nella garanzia ipotecaria esistente e beneficerà anche della garanzia del Fondo di garanzia per la prima casa.
La disposizione si applica solamente al debitore-consumatore la cui abitazione principale sia stata fatta oggetto di pignoramento, notificato in una data compresa fra il 1.1.2010 e il 30.6.2019, da parte di una banca garantita da ipoteca di primo grado.

Nel processo esecutivo non devono esservi altri creditori e il debito complessivo oggetto rifinanziamento non può superiore a € 250.000.

L’importo offerto in pagamento non deve essere inferiore al 75% del valore dell’immobile determinato nella perizia di stima ovvero, se vi sono già state delle aste deserte, del prezzo base della successiva asta. Il pagamento ha effetto esdebitatorio per il debito residuo.

L’istanza può essere presentata una sola volta e, comunque, entro il termine perentorio del 31.12. 2021.
In alternativa al rifinanziamento, il debitore-consumatore può ottenere, alle medesime condizioni, la rinegoziazione del mutuo originario.

https://www.studiocataldi.it/articoli/36800-bonus-famiglia-2020.asp

Mantenimento: non deducibile se corrisposto una tantum 150 150 Graziella Pascotto

Mantenimento: non deducibile se corrisposto una tantum

La Corte di Cassazione 12.11.2019 n. 29178 conferma un orientamento ormai consolidato.

L’assegno di mantenimento dopo la separazione o il divorzio non può essere dedotto dall’Irpef se viene corrisposto in un’unica soluzione e non periodicamente.
L’agevolazione fiscale spetta quindi solamente a chi versa l’assegno di mantenimento o di divorzio all’ex coniuge a cadenza periodica nella misura in cui è stato stabilito dal giudice al momento della separazione o del divorzio.

Pur avendo entrambi la funzione di regolare i rapporti patrimoniali derivanti dallo scioglimento o dalla cessazione del vincolo matrimoniale, l’importo da corrispondere in forma periodica viene stabilito in base alla situazione esistente al momento della pronuncia, con la conseguente possibilità di una revisione, in aumento o in diminuzione; mentre al contrario quanto versato una tantum – che non corrisponde necessariamente alla capitalizzazione dell’assegno periodico – viene concordato liberamente dai coniugi nel suo ammontare e definisce una volta per tutte i loro rapporti per mezzo di una attribuzione patrimoniale, producendo l’effetto di rendere non più rivedibili le condizioni pattuite, le quali restano così fissate definitivamente.

In altri termini, ammettere la deducibilità dell’assegno una tantum finirebbe col rendere deducibile dal reddito un trasferimento squisitamente patrimoniale, cui non potrebbe essere riconosciuta la natura di “reddito” in capo al percettore.

https://www.informazionefiscale.it/assegno-ex-coniuge-una-tantum-deduzione-Irpef

Addebito della separazione: il tradimento successivo alla crisi matrimoniale non incide 150 150 Graziella Pascotto

Addebito della separazione: il tradimento successivo alla crisi matrimoniale non incide

La Corte di Cassazione con la decisione del 30.10.2019 n. 27777 conferma l’orientamento in base al quale il coniuge che chiede l’addebito della separazione deve dimostrare, non solo l’infedeltà in sé, ma anche che questa sia stata l’effettiva causa dell’intollerabilità della convivenza.

Con l’addebito il Giudice pone la colpa della separazione a carico dell’ex. In questo modo chi subisce l’addebito non può né chiedere l’assegno di mantenimento né vantare diritti ereditari nei confronti dell’altro qualora quest’ultimo dovesse morire prima del divorzio. Il tradimento può determinare anche una richiesta di risarcimento del danno quando si è manifestato in modo tale da ledere la reputazione e l’onore dell’altro coniuge.

Per l’addebito dunque va dimostrato il tradimento: è sufficiente la prova del legame affettivo o sessuale (ad es. la chat che riveli la relazione). Va anche dimostrato che il tradimento ha reso intollerabile la convivenza, ossia il vero motivo di rottura dell’unione familiare. Per la Cassazione se il tradimento avviene a ridosso della causa di separazione si presume che sia stato l’unico ed effettivo motivo della disgregazione del rapporto matrimoniale.

Può essere fornita la prova contraria per evitare l’addebito dimostrando che la crisi fosse preesistente all’infedeltà (ad es. con prove che i due coniugi non vivevano più insieme o che dormivano in letti separati o che ormai non avevano più alcun tipo di rapporto, neanche sessuale).

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/11/05/la-prova-dell-addebito-incombe-sul-coniuge-tradito

Fine vita: l’amministratore di sostegno può decidere in assenza di contrasti 150 150 Graziella Pascotto

Fine vita: l’amministratore di sostegno può decidere in assenza di contrasti

Il Giudice Tutelare del Tribunale di Roma (sentenza del 23.9.2019) ha disposto che l’amministratore di sostegno che abbia la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, una volta ricostruita la volontà’ dell’amministrato anche in via presuntiva, ed in assenza di pareri contrari (di parenti e del medico), possa decidere di rifiutare le cure senza dover prima tornare davanti al giudice. E ciò’ dunque anche in assenza di un testamento biologico.

Il Giudice Tutelare ha emesso una decisione di ‘non luogo a provvedere’ sull’istanza che gli era stata presentata ed in cui si chiedeva una espressa autorizzazione ad interrompere i trattamenti. Nel caso specifico, l’amministratore di sostegno era anche il compagno di una signora di 62 anni in stato vegetativo irreversibile dal dicembre 2017.

Il Tribunale di Roma ha fatto un passo in avanti rispetto alle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale con la decisione n. 144 del marzo scorso. In quell’occasione infatti i giudici di legittimità’ avevano affermato che il conferimento all’amministratore di sostegno della ‘rappresentanza esclusiva in ambito sanitario non porta con se, anche e necessariamente, il potere di rifiutare i trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita’. Si tratta infatti di un potere, sempre secondo la Consulta, che, ove opportuno, deve essere conferito appositamente dal giudice tutelare.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/04/fine-vita-l-amministratore-di-sostegno-puo-manifestare-dissenso-alle-cure-in-assenza-di-dat

Carta della Famiglia 2019: agevolazioni e requisiti 150 150 Graziella Pascotto

Carta della Famiglia 2019: agevolazioni e requisiti

Il decreto pubblicato in G.U. n. 203 del 30 agosto di quest’anno stabilisce le nuove regole per il rilascio della Carta della Famiglia.

La Carta è destinata alle famiglie numerose allo scopo di agevolarle in tutta una serie di servizi e prestazioni: famiglie costituite da cittadini italiani ovvero appartenenti a Paesi membri dell’UE regolarmente residenti nel territorio italiano, con almeno tre figli conviventi di età non superiore a 26 anni.

La richiesta va presentata da uno dei genitori del nucleo familiare e sarà emessa in via telematica dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri mediante una piattaforma digitale articolata in un portale internet e in corrispondenti applicazioni per i principali sistemi operativi di telefonia mobile.

La Carta consentirà di accedere a sconti sull’acquisto di beni o servizi, ovvero a riduzioni tariffarie che saranno concessi dalle aziende pubbliche e private e dagli operatori economici aderenti all’iniziativa; si dovrà comunque trattare di sconti e/o riduzioni pari almeno al 5% del prezzo offerto al pubblico.

https://www.informazionefiscale.it/carta-della-famiglia-bonus-tre-figli-novita-requisiti-domanda-sconti