Diritto di famiglia

Addebito della separazione: il tradimento successivo alla crisi matrimoniale non incide 150 150 Graziella Pascotto

Addebito della separazione: il tradimento successivo alla crisi matrimoniale non incide

La Corte di Cassazione con la decisione del 30.10.2019 n. 27777 conferma l’orientamento in base al quale il coniuge che chiede l’addebito della separazione deve dimostrare, non solo l’infedeltà in sé, ma anche che questa sia stata l’effettiva causa dell’intollerabilità della convivenza.

Con l’addebito il Giudice pone la colpa della separazione a carico dell’ex. In questo modo chi subisce l’addebito non può né chiedere l’assegno di mantenimento né vantare diritti ereditari nei confronti dell’altro qualora quest’ultimo dovesse morire prima del divorzio. Il tradimento può determinare anche una richiesta di risarcimento del danno quando si è manifestato in modo tale da ledere la reputazione e l’onore dell’altro coniuge.

Per l’addebito dunque va dimostrato il tradimento: è sufficiente la prova del legame affettivo o sessuale (ad es. la chat che riveli la relazione). Va anche dimostrato che il tradimento ha reso intollerabile la convivenza, ossia il vero motivo di rottura dell’unione familiare. Per la Cassazione se il tradimento avviene a ridosso della causa di separazione si presume che sia stato l’unico ed effettivo motivo della disgregazione del rapporto matrimoniale.

Può essere fornita la prova contraria per evitare l’addebito dimostrando che la crisi fosse preesistente all’infedeltà (ad es. con prove che i due coniugi non vivevano più insieme o che dormivano in letti separati o che ormai non avevano più alcun tipo di rapporto, neanche sessuale).

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/11/05/la-prova-dell-addebito-incombe-sul-coniuge-tradito

Fine vita: l’amministratore di sostegno può decidere in assenza di contrasti 150 150 Graziella Pascotto

Fine vita: l’amministratore di sostegno può decidere in assenza di contrasti

Il Giudice Tutelare del Tribunale di Roma (sentenza del 23.9.2019) ha disposto che l’amministratore di sostegno che abbia la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, una volta ricostruita la volontà’ dell’amministrato anche in via presuntiva, ed in assenza di pareri contrari (di parenti e del medico), possa decidere di rifiutare le cure senza dover prima tornare davanti al giudice. E ciò’ dunque anche in assenza di un testamento biologico.

Il Giudice Tutelare ha emesso una decisione di ‘non luogo a provvedere’ sull’istanza che gli era stata presentata ed in cui si chiedeva una espressa autorizzazione ad interrompere i trattamenti. Nel caso specifico, l’amministratore di sostegno era anche il compagno di una signora di 62 anni in stato vegetativo irreversibile dal dicembre 2017.

Il Tribunale di Roma ha fatto un passo in avanti rispetto alle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale con la decisione n. 144 del marzo scorso. In quell’occasione infatti i giudici di legittimità’ avevano affermato che il conferimento all’amministratore di sostegno della ‘rappresentanza esclusiva in ambito sanitario non porta con se, anche e necessariamente, il potere di rifiutare i trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita’. Si tratta infatti di un potere, sempre secondo la Consulta, che, ove opportuno, deve essere conferito appositamente dal giudice tutelare.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/04/fine-vita-l-amministratore-di-sostegno-puo-manifestare-dissenso-alle-cure-in-assenza-di-dat

Carta della Famiglia 2019: agevolazioni e requisiti 150 150 Graziella Pascotto

Carta della Famiglia 2019: agevolazioni e requisiti

Il decreto pubblicato in G.U. n. 203 del 30 agosto di quest’anno stabilisce le nuove regole per il rilascio della Carta della Famiglia.

La Carta è destinata alle famiglie numerose allo scopo di agevolarle in tutta una serie di servizi e prestazioni: famiglie costituite da cittadini italiani ovvero appartenenti a Paesi membri dell’UE regolarmente residenti nel territorio italiano, con almeno tre figli conviventi di età non superiore a 26 anni.

La richiesta va presentata da uno dei genitori del nucleo familiare e sarà emessa in via telematica dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri mediante una piattaforma digitale articolata in un portale internet e in corrispondenti applicazioni per i principali sistemi operativi di telefonia mobile.

La Carta consentirà di accedere a sconti sull’acquisto di beni o servizi, ovvero a riduzioni tariffarie che saranno concessi dalle aziende pubbliche e private e dagli operatori economici aderenti all’iniziativa; si dovrà comunque trattare di sconti e/o riduzioni pari almeno al 5% del prezzo offerto al pubblico.

https://www.informazionefiscale.it/carta-della-famiglia-bonus-tre-figli-novita-requisiti-domanda-sconti

Mantenimento figli maggiorenni e durata dell’obbligo 150 150 Graziella Pascotto

Mantenimento figli maggiorenni e durata dell’obbligo

La Corte di Cassazione, ord. 19696 depositata il 22.7.2019, relativamente al caso di un genitore che chiedeva la cessazione dell’obbligo di mantenimento del figlio, ritiene che “la prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa sia ricavabile anche in via presuntiva dalla formazione acquisita e dalla esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia spendibile”.

Discostandosi dalla Corte d’Appello di Napoli che in secondo grado attribuiva al padre l’onere di dimostrare che il figlio fosse autosufficiente ovvero che fosse colpa del figlio la mancata acquisizione di una occupazione, aggiunge:
“la prova contraria non può che gravare sul figlio maggiorenne che pur avendo completato il proprio percorso formativo non riesca ad ottenere, per fattori estranei alla sua responsabilità, una sufficiente remunerazione della propria capacità lavorativa”.

L’ingresso effettivo nel mondo del lavoro, pur se accompagnato da una retribuzione modesta, indica il preludio a rendimenti lavorativi crescenti e conseguentemente segna la fine dell’obbligo di mantenimento da parte del genitore.
L’eventuale successiva perdita dell’occupazione o l’andamento negativo non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento.

https://www.studiocataldi.it/articoli/35683-figli-il-mantenimento-non-e-per-sempre.asp

Minore chiamato all’eredità e accettazione con beneficio d’inventario 150 150 Graziella Pascotto

Minore chiamato all’eredità e accettazione con beneficio d’inventario

La Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 15267 depositata il 5.6.2019 lo puntualizza: tutte le volte in cui una persona minore d’età è chiamata all’eredità, sia che ciò avvenga in forza di un testamento, o secondo le regole della successione legittima, i genitori, o il suo legale rappresentante, qualora intendano accettare l’eredità, devono farlo “con beneficio di inventario”.
Questa formalità è obbligatoria e serve a tutelare chi non ha ancora 18 anni e non è in grado di fare attente valutazioni in merito ai propri interessi patrimoniali.
L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario fa sì che l’erede risponda dei debiti del defunto solo con il patrimonio ricevuto in eredità e non con quello personale di cui era già proprietario prima dell’accettazione.

L’accettazione pura e semplice non produrrebbe effetti nei confronti del minore e, pertanto, si dovrà considerare nulla.

La Cassazione chiarisce inoltre che nel caso in cui sia effettuata l’accettazione beneficiata, il minore acquista immediatamente la qualità di erede anche in difetto di redazione dell’inventario da parte del genitore o del legale rappresentante.
Il minore stesso, infatti, potrà provvedere a redigere l’inventario entro l’anno dal compimento della maggiore età (in modo da limitare la propria responsabilità rispetto ai debiti ereditari), ferma restando tuttavia la sua qualità di erede.

https://www.studiocataldi.it/articoli/35079-eredita-al-minore-accettata-solo-con-il-beneficio-d-inventario.asp

Separazioni e mantenimento: addio al criterio del tenore di vita 150 150 Graziella Pascotto

Separazioni e mantenimento: addio al criterio del tenore di vita

Decisione storica quella della Corte di Cassazione (ordinanza n. 16405 pubblicata i 19.6.2019): la determinazione dell’assegno di mantenimento dopo la separazione deve seguire le stesse regole previste per l’assegno di divorzio, pertanto è irrilevante il tenore di vita del coniuge durante il matrimonio.

Al contrario, il Giudice deve stabilire l’ammontare dell’assegno in base alla durata del vincolo matrimoniale e al contributo fornito per la realizzazione della vita familiare. 

Nel caso concreto veniva riconosciuto un mantenimento di € 170,00 a fronte dei richiesti € 400,00, in considerazione della differente capacità reddituale; della durata del matrimonio, molto breve; dello status economico della donna.

Nessuna rilevanza dunque per il tenore di vita dato che scopo dell’assegno non è ripristinare le condizioni economiche vigenti durante il matrimonio, bensì quello di dare un contributo economico al coniuge più svantaggiato in base all’apporto fornito alla realizzazione della vita familiare quando il matrimonio era in corso.

https://www.studiocataldi.it/articoli/35051-addio-tenore-di-vita-anche-per-l-assegno-di-mantenimento.asp

Matrimonio nel reality: valido e non annullabile 150 150 Graziella Pascotto

Matrimonio nel reality: valido e non annullabile

Il Tribunale di Pavia nella sentenza del 4 aprile 2019 ha sancito la validità del matrimonio contratto dalla coppia durante il programma TV “Matrimonio a prima vista 2”.

Terminate le riprese le parti decidevano di chiedere la separazione, ma a causa di un errore su luogo e data della celebrazione l’ufficiale di stato civile non poteva procedere.

Si rivolgevano dunque al Tribunale chiedendo l’annullamento del matrimonio per vizio della volontà determinato dalla violenza esercitata dalla produzione, poiché se non fossero stati condizionati dall’obbligo di risarcire la produzione per abbandono del programma (penale di € 100 mila), non sarebbero mai addivenuti alle nozze.

Il Giudice, nel premettere che il matrimonio è da ritenersi invalido se celebrato in presenza di impedimenti, violenza e simulazione poichè deve essere il frutto di una libera scelta autoresponsabile, che non può essere soggetta ad alcuna forma di condizionamento, nel caso concreto ha accertato che “ciò che le parti hanno voluto è stato esattamente contrarre il vincolo (rectius partecipare al programma) certamente rassicurate dalla prospettata possibilità di procedere, gratuitamente e senza particolari difficoltà, all’eventuale successivo scioglimento del matrimonio.”

Per la legge, infatti, elemento essenziale per far nascere il vincolo non è il dato volontaristico riferito alla sfera intima e personale, non rientrando tra le cause di invalidità matrimoniali l’eventuale riserva mentale, bensì l’aspetto esteriore rappresentato dall’esistenza di una volontà negoziale valida manifestata tramite le dichiarazioni dei coniugi di contrarre il matrimonio. Volontà che nel caso di specie è stata manifestata come attestato dall’Ufficiale civile celebrante e rappresentato nelle registrazioni prodotte.

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/06/13/news/matrimonio_a_prima_vista_stefano_sobin_sara_wilma_milano_non_riescono_a_separarsi-228659047/?fbclid=IwAR2C03MbYNTmKkfeinX83kyNOQ-SxaDNSlOI4N53wvhxtXqucb76zR9tM7k

Animali domestici: con la separazione arriva l’affido condiviso e alternato 150 150 Graziella Pascotto

Animali domestici: con la separazione arriva l’affido condiviso e alternato

Segnalo il provvedimento 19/02/2019 del Tribunale di Sciacca:

«rilevato che in mancanza di accordi condivisi e sul presupposto che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell’animale stesso, assegna il gatto (omissis…) (omissis…) al resistente che dalla sommaria istruttoria appare assicurare il miglior sviluppo possibile dell’identità dell’animale ed il cane (omissis…), indipendentemente dall’eventuale intestazione risultante nel microchip, ad entrambe le parti, a settimane alterne, con spese veterinarie e straordinarie al 50%».

La pronuncia, pur non essendo la prima del genere, è interessante perchè nel nostro ordinamento tale materia non ha ancora regolamentazione. Inoltre registra una sensibile evoluzione della concezione sia della relazione fra persona e animale di affezione, che dell’animale in sé e – ci si augura – il definitivo superamento della concezione tradizionale dell’animale come “cosa” che si esprimeva, con riguardo alle spese di mantenimento dello stesso, in termini di “spese relative a beni o servizi di interesse familiare”.

https://sciacca.agrigentonotizie.it/sciacca-separazione-coniugi-giudice-affidamento-condiviso-cane-domestico-febbraio-2019.html

Sindrome di alienazione parentale: non ha basi scientifiche 150 150 Graziella Pascotto

Sindrome di alienazione parentale: non ha basi scientifiche

La Corte di Cassazione (sentenza 13274 pubblicata il 16.5.2019) ha accolto il ricorso di una mamma contro la Corte di Appello di Venezia che, nel 2017, aveva disposto l’affidamento in comunità per sei mesi del figlio di 13 anni che viveva con lei e che non voleva vedere il padre definendolo “bugiardo, violento e viscido” sulla base della diagnosi di professionisti secondo cui il ragazzino soffriva evidentemente di “sindrome di alienazione parentale”, dovuta principalmente alla madre che, di conseguenza, l’adolescente non avrebbe dovuto più vedere da solo per qualche tempo. 

Per la Cassazione, invece, “non ci sono certezze in ambito scientifico sulla diagnosi di Pas”, spesso utilizzata nelle separazioni caratterizzate da conflitti tra coniugi in lite per l’affidamento di figli minori.
Questa sindrome non è riconosciuta né dall’Organizzazione mondiale della sanità, né dal Ministero della Salute, né dall’Istituto superiore di sanità.
Proprio per la mancanza di solidità scientifica della diagnosi di questo presunto disturbo della sfera affettiva e relazionale, la Cassazione ritiene che i consulenti che la sostengono, con l’obiettivo di dimostrare che un genitore ha allontanato il figlio dall’altro coniuge, compiono una “devianza dalla scienza medica ufficiale”. 

Per la Suprema Corte i giudici non possono affidarsi ciecamente alle diagnosi di Pas e, per decidere che cosa sia meglio fare nell’interesse del minore, devono invece “ricorrere alle proprie cognizioni scientifiche” oppure avvalersi di “idonei esperti” per “verificare il fondamento” della diagnosi di Pas”.

https://www.studiocataldi.it/articoli/34666-alienazione-parentale-pas-non-ha-basi-scientifiche-e-non-basta-per-affidamento-esclusivo-figlio.asp

Anche se in grado di intendere e di volere, il paziente può scegliere comunque di nominare l’amministratore di sostegno al quale delegare le decisioni sulle sue cure future 150 150 Graziella Pascotto

Anche se in grado di intendere e di volere, il paziente può scegliere comunque di nominare l’amministratore di sostegno al quale delegare le decisioni sulle sue cure future

Per la Corte di Cassazione (ord. 12998 del 15.5.2019) è possibile designare in anticipo un amministratore di sostegno per far valere il proprio diritto all’obiezione di coscienza, anche in caso di trattamenti salva-vita, per quando non si sarà più in grado di esprimere un rifiuto o un consenso consapevole.

Il caso riguarda un uomo, Testimone di Geova, che intendeva far valere tramite la moglie, il rifiuto ad una terapia salvavita. Egli infatti, a causa di una grave malattia, si sarebbe potuto trovare nell’incapacità di opporre un rifiuto alle trasfusioni, come imposto dal suo credo religioso.

La Corte ha stabilito che la nomina di un amministratore di sostegno «è espressione del principio di autodeterminazione della persona» e «attribuisce rilievo al rapporto di fiducia tra il designante e la persona prescelta, che sarà chiamata ad esprimere le intenzioni in modo vincolato, anche per quel che concerne il consenso alle cure sanitarie»; 

che tale nomina non è legata a un’infermità permanente ma vale per qualsiasi infermità o menomazione fisica anche parziale o temporanea, che metta la persona nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi; 

che compito dell’ordinamento è quello di offrire supporto e massima solidarietà nelle situazioni di debolezza e di sofferenza e di verificare che il rifiuto delle cure sia informato, autentico e attuale.

https://www.studiocataldi.it/articoli/34672-rifiuto-cure-salvavita-e-amministrazione-di-sostegno.asp

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