Diritto penale

Massaggi in spiaggia: è reato? 150 150 Graziella Pascotto

Massaggi in spiaggia: è reato?

Per la Corte di Cassazione (sentenza n. 12539 depositata il 20.4.2020), i trattamenti di benessere e quelli estetici non hanno finalità terapeutica e non richiedono nessuna qualifica o abilitazione professionale.

E’ il caso di una donna orientale che praticava massaggi in una spiaggia siciliana, condannata per esercizio abusivo della professione medica nei due gradi di merito, poi assolta perché il fatto non sussiste dalla Suprema Corte.
La sentenza sottolinea che le tecniche di massaggio sono molteplici e non tutte richiedono una speciale abilitazione o titoli professionali.
Un conto è il massaggio terapeutico per dare «sollievo a patologie vere e proprie”, che richiede titoli di studio e l’abilitazione professionale; ben diversi i massaggi che hanno una mera finalità di benessere o distensivi ovvero fini solo estetici.

La donna inoltre non faceva alcun riferimento a competenze particolari né ad una specifica autorizzazione professionale: le persone che si sottoponevano a questi “massaggi da spiaggia” non potevano avere alcun dubbio sul fatto che fossero resi da una persona priva di titoli e abilitazioni professionali.
E quanto ai prodotti, utilizzava la canfora, che è di libera vendita, senza la necessità di prescrizioni mediche.

https://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_38203.asp

Sezioni Unite: la coltivazione domestica di cannabis non è reato 150 150 Graziella Pascotto

Sezioni Unite: la coltivazione domestica di cannabis non è reato

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione Penale (sentenza n. 12348 del 16.4.2020) non configurano reato di coltivazione di stupefacenti “…le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all‘uso personale del coltivatore”.

L’art. 75 del Testo unico sulle droghe (Dpr 309/1990) non si applica infatti, spiega la Suprema Corte, alla “…coltivazione domestica destinata all’autoconsumo”, perché “tale disposizione non si riferisce in nessun caso alla coltivazione, neanche a quella penalmente rilevante”.

La condotta tuttavia non è esente da sanzioni amministrative.

Nel caso in cui, continua la Cassazione, “…la coltivazione domestica a fini di autoconsumo produca effettivamente una sostanza stupefacente dotata di efficacia drogante, le sanzioni amministrative potranno essere applicate al soggetto agente considerato non come coltivatore, ma come detentore di sostanza destinata a uso personale”.

https://www.giurisprudenzapenale.com/2020/04/16/coltivazione-di-piante-da-cui-siano-ricavabili-sostanze-stupefacenti-depositata-la-sentenza-delle-sezioni-unite-12348-2020/

Coronavirus: in Gazzetta Ufficiale il D.L. 25.3.2020 n. 19 150 150 Graziella Pascotto

Coronavirus: in Gazzetta Ufficiale il D.L. 25.3.2020 n. 19

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.L. 25.3.2020 n. 19.
Il provvedimento è in vigore da oggi 26.3.2020.

Relativamente alle nuove sanzioni, torno sull’argomento oggetto di un post di ieri, per precisare che ai sensi dell’art. 4 comma 8 del D.L., le disposizioni che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative (la multa da € 400 a € 3.000 in luogo dell’art. 650 c.p.) si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla meta’.
Per le violazioni denunciate fino all’entrata in vigore del D.L., dunque, è previsto il pagamento di circa € 200.

Le sanzioni penali rimangono per chi non rispetta il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione, essendo sottoposto alla misura della quarantena perché risultato positivo al Coronavirus (arresto da 3 a 18 mesi e ammenda da euro 500 ad euro 5.000).

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/25/20G00035/sg

Coronavirus: il nuovo Decreto 24.3.2020 (bozza) 150 150 Graziella Pascotto

Coronavirus: il nuovo Decreto 24.3.2020 (bozza)

ll D.L. approvato dal Consiglio dei Ministri il 24.3.2020 fa ordine sistematico nella decretazione d’urgenza di questi giorni e rimarca la gerarchia tra le fonti normative governative e regionali: riconosce la facoltà al Presidente del Consiglio dei Ministri di emanare provvedimenti urgenti, tenendo conto del parere delle Regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero quello della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale.

Per le emergenze locali viene riconosciuto un autonomo potere alle Regioni di disporre provvedimenti immediati, con limitazioni.

Relativamente alle sanzioni il D.L. prevede:
– la sanzione amministrativa da € 400 a € 3.000 per chi viola le norme anti contagio. In caso di spostamenti non necessari con veicoli, la sanzione sarà aumentata fino a un terzo ma non ci sarà il fermo amministrativo del mezzo. Non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’art. 650 del codice penale.
– le violazioni da parte di pubblici esercizi o attività produttive o commerciali, comportano la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.
– la violazione intenzionale del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte a quarantena perché risultate positive al virus è punita con la pena di cui all’art. 452, c. 1, n. 2, c.p. (reclusione da uno a cinque anni).

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4314

Coronavirus: cosa si rischia a non rispettare le regole 150 150 Graziella Pascotto

Coronavirus: cosa si rischia a non rispettare le regole

Poichè qualcuno continua a fare resistenza nell’adeguarsi alle prescrizioni normative ricordo le sanzioni previste.

Sono i prefetti territorialmente competenti a dover assicurare l’esecuzione delle disposizioni avvalendosi, ove occorra, delle forze dell’ordine.

Di fatto non sono previsti posti di blocco fissi per impedire alle persone di muoversi. Le forze di polizia, nell’ambito della loro ordinaria attività di controllo del territorio, vigileranno sull’osservanza delle regole e controlleranno a campione che le persone in giro siano in grado di giustificare, tramite autocertificazione, la loro presenza per le strade.

Quanto alle sanzioni i D.P.C.M rinviano all’art. 650 c.p., che punisce con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda fino a 206,00 euro, chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene.

L’art. 495 c.p. inoltre punisce la non veridicità delle autodichiarazioni: chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona rischia la reclusione da uno a sei anni.

Chi viola la quarantena, ovvero il periodo di isolamento presso la propria abitazione, compromettendo la salute propria e dell’intera collettività e contribuendo al collasso del sistema sanitario messo già a dura prova dalla diffusione del coronavirus, oltre alll’art. 650 c.p., rischia l’incrminazione ex art. 452 c.p. (delitti colposi contro la salute pubblica), e la reclusione da 3 a 12 anni.
A presiedere il rispetto degli isolamenti domiciliari, vi sono anche gli operatori sanitari, tenuti a contattare quotidianamente le persone sotto sorveglianza.

https://www.nordest24.it/coronavirus-in-barba-alle-regole-tra-portogruaro-e-san-dona-fioccano-le-denunce/

La Direttiva del Viminale ai prefetti per l’attuazione dei controlli nelle aree a contenimento rafforzato 150 150 Graziella Pascotto

La Direttiva del Viminale ai prefetti per l’attuazione dei controlli nelle aree a contenimento rafforzato

Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha diffuso una direttiva ai prefetti per chiarire in parte i molti dubbi sorti fra gli stessi, le forze dell’ordine e le amministrazioni locali.

Il testo dispone la convocazione immediata dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica e precisa, in relazione agli spostamenti delle persone nella nuova maxi-area “a contenimento rafforzato”, che le forze dell’ordine potranno fare controlli su autostrade e strade principali, nelle stazioni e negli aeroporti.

Alle persone fermate sarà chiesta un’autodichiarazione sul motivo del loro spostamento (punibile in caso di dichiarazione non veritiera, anche in seguito a successivi controlli, pure con l’arresto fino a 3 mesi ex art. 650 c.p. per inosservanza di provvedimento dell’Autorità, e addirittura fino a 12 anni ex art. 452 c.p.- delitti contro la salute pubblica), inoltre potranno essere svolte verifiche all’istante sul loro stato di salute con “termoscanner”.

Analoghi controlli verranno adottati a Venezia per i passeggeri delle navi da crociera.

Un’ordinanza della Protezione Civile ha chiarito che il transito e trasporto delle merci e tutta la filiera produttiva da e per la nuova maxi-zona rossa sono esclusi dal campo d’applicazione del Dpcm del premier Conte.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/03/09/emergenza-coronavirus-i-reati-configurati-dalla-circolare-del-viminale-per-chi-evade-dalla-zona-rossa

Caso Cappato: le motivazione della Corte d’Assise di Milano 150 150 Graziella Pascotto

Caso Cappato: le motivazione della Corte d’Assise di Milano

Per la Corte d’Assise di Milano, sentenza n. 8 del 30.1.2020, è priva di rilevanza penale la condotta di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella trova intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

La Corte ripercorrendo la storia e il percorso sanitario intrapreso da dj Fabo, oltre che le testimonianze e le altre risultanze probatorie raccolte, giunge ad affermare che Cappato ha aiutato Fabo a morire solo dopo aver accertato che la sua decisione fosse stata autonoma e consapevole, che la sua patologia fosse grave e irreversibile e che gli fossero state prospettate le possibili alternative con modalità idonee ad offrire garanzie equivalenti a quelle richieste dalla pronuncia della Corte Costituzionale.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/02/06/caso-cappato-le-motivazioni-della-sentenza-della-corte-d-assise-di-milano

Valore probatorio della riproduzione fotografica di sms e whatsapp: il c.d. screenshot 150 150 Graziella Pascotto

Valore probatorio della riproduzione fotografica di sms e whatsapp: il c.d. screenshot

La Suprema Corte (sentenza 17.1.2020 n. 1822) ha confermato la natura di prova, nel processo penale, delle chat su WhatsApp. Queste, al pari degli sms, in quanto conservati nella memoria del cellulare, hanno natura di documenti per come definiti dall’art. 234 c.p.p.: rappresentano infatti la memorizzazione di fatti storici, Tale articolo, infatti, consente di acquisire in giudizio anche documenti che rappresentano fatti e persone mediante fotografie, cinematografia e fonografia o qualsiasi altro mezzo idoneo.
La relativa attività di acquisizione, quindi, non soggiace alle regole stabilite per la corrispondenza, né tanto meno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche. I relativi testi possono, infatti, essere ritenuti legittimamente acquisiti ed utilizzabili ai fini della decisione se ottenuti mediante riproduzione fotografica a cura degli inquirenti, il cosiddetto screenshot.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/01/30/la-riproduzione-fotografica-di-sms-e-conversazioni-whatsapp-vale-come-prova-documentale

Non raccogliere le deiezioni del cane: sanzione amministrativa e reato 150 150 Graziella Pascotto

Non raccogliere le deiezioni del cane: sanzione amministrativa e reato

La Polizia Locale di Treviso ha applicato il regolamento urbano approvato lo scorso ottobre e ha così sanzionato il proprietario del cane, che aveva appena espletato su strada i propri bisogni: l’uomo dovrà pagare una multa di € 400 per non aver raccolto le deiezioni dell’animale.

Il Comune riferisce come, nonostante l’uomo avesse inizialmente negato l’evidenza dei fatti, sia stato inchiodato dalle prove fotografiche degli agenti, rimasti a debita distanza.

Da una parte le amministrazioni hanno il potere di dettare tramite apposite ordinanze le regole e le sanzioni (di importo variabile nei diversi paesi) a cui va incontro chi non si premura di raccogliere le deiezioni canine lasciate in strada dal proprio animale.

Dall’altra tali comportamenti incivili possono configurare un reato. L’art. 639 c.p., infatti, sanziona il “deturpamento e imbrattamento di cose altrui”.
La giurisprudenza considera un rischio prevedibile quello che il proprio cane, a passeggio sulla pubblica via, possa sporcare. Chi lo conduce pertanto deve poter governare tale rischio concreto vigilando sul comportamento dell’animale, limitandone il movimento (se dei caso tenendolo legato con un guinzaglio) o comunque intervenendo con atteggiamenti tali da farlo desistere (quantomeno nell’immediatezza) dall’azione, o comunque riparando al gesto con gli strumenti di pulizia idonei.

https://www.trevisotoday.it/cronaca/multa-escrementi-cane-treviso-gennaio-2020.html

Riforma della prescrizione al via. 150 150 Graziella Pascotto

Riforma della prescrizione al via.

Dal 1.1.2020 è in vigore la riforma della prescrizione fortemente voluta dal ministro Bonafede che prevede il blocco assoluto della prescrizione dopo la sentenza di primo grado sia di condanna che di assoluzione.
La prescrizione è l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo: con la riforma nessun processo finirà mai in prescrizione se è arrivato almeno a una sentenza di primo grado.
Modificata anche la norma sulla decorrenza della prescrizione con riferimento al solo reato continuato.

Il rischio concreto è la mancanza di reali benefici sulla durata dei processi. Anzi temo che i tempi si allungheranno. Si consideri che oggi quasi l’ 80% delle prescrizioni viene dichiarato quando la sentenza di primo grado non è ancora stata pronunciata.
Le inefficienze del nostro sistema giudiziario non risiedono soltanto in criticità di tipo strutturale, ma anche in vistose carenze di organico. Fondamentale pertanto sarà riorganizzare la giustizia partendo da risorse umane e mezzi.

https://www.ilsole24ore.com/art/al-via-domani-nuova-prescrizione-stop-la-sentenza-primo-grado-ACFcA38