Diritto penale

Non raccogliere le deiezioni del cane: sanzione amministrativa e reato 150 150 Graziella Pascotto

Non raccogliere le deiezioni del cane: sanzione amministrativa e reato

La Polizia Locale di Treviso ha applicato il regolamento urbano approvato lo scorso ottobre e ha così sanzionato il proprietario del cane, che aveva appena espletato su strada i propri bisogni: l’uomo dovrà pagare una multa di € 400 per non aver raccolto le deiezioni dell’animale.

Il Comune riferisce come, nonostante l’uomo avesse inizialmente negato l’evidenza dei fatti, sia stato inchiodato dalle prove fotografiche degli agenti, rimasti a debita distanza.

Da una parte le amministrazioni hanno il potere di dettare tramite apposite ordinanze le regole e le sanzioni (di importo variabile nei diversi paesi) a cui va incontro chi non si premura di raccogliere le deiezioni canine lasciate in strada dal proprio animale.

Dall’altra tali comportamenti incivili possono configurare un reato. L’art. 639 c.p., infatti, sanziona il “deturpamento e imbrattamento di cose altrui”.
La giurisprudenza considera un rischio prevedibile quello che il proprio cane, a passeggio sulla pubblica via, possa sporcare. Chi lo conduce pertanto deve poter governare tale rischio concreto vigilando sul comportamento dell’animale, limitandone il movimento (se dei caso tenendolo legato con un guinzaglio) o comunque intervenendo con atteggiamenti tali da farlo desistere (quantomeno nell’immediatezza) dall’azione, o comunque riparando al gesto con gli strumenti di pulizia idonei.

https://www.trevisotoday.it/cronaca/multa-escrementi-cane-treviso-gennaio-2020.html

Riforma della prescrizione al via. 150 150 Graziella Pascotto

Riforma della prescrizione al via.

Dal 1.1.2020 è in vigore la riforma della prescrizione fortemente voluta dal ministro Bonafede che prevede il blocco assoluto della prescrizione dopo la sentenza di primo grado sia di condanna che di assoluzione.
La prescrizione è l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo: con la riforma nessun processo finirà mai in prescrizione se è arrivato almeno a una sentenza di primo grado.
Modificata anche la norma sulla decorrenza della prescrizione con riferimento al solo reato continuato.

Il rischio concreto è la mancanza di reali benefici sulla durata dei processi. Anzi temo che i tempi si allungheranno. Si consideri che oggi quasi l’ 80% delle prescrizioni viene dichiarato quando la sentenza di primo grado non è ancora stata pronunciata.
Le inefficienze del nostro sistema giudiziario non risiedono soltanto in criticità di tipo strutturale, ma anche in vistose carenze di organico. Fondamentale pertanto sarà riorganizzare la giustizia partendo da risorse umane e mezzi.

https://www.ilsole24ore.com/art/al-via-domani-nuova-prescrizione-stop-la-sentenza-primo-grado-ACFcA38

False generalità al capotreno configurano false attestazioni a pubblico ufficiale 150 150 Graziella Pascotto

False generalità al capotreno configurano false attestazioni a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione (sentenza 20.11.2019 n. 47044) ha confermato la condanna a 45 mila euro di multa pronunciata dalla Corte d’Appello di Trieste a carico di una donna accusata di aver reso false generalità al capotreno durante il controllo dei biglietti.

La Corte ha respinto la tesi della difesa secondo cui il fatto integrava il reato previsto dall’art. 496 c.p. (false dichiarazioni sull’identità personale) e non quello più grave previsto dall’art. 495 c.p. (falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri).

La dichiarazione falsa sulle generalità si configura come una vera e propria “attestazione” al pubblico ufficiale, elemento quest’ultimo presente e connotante in forma specifica soltanto la norma dell’articolo 495 c.p.

Bene ha fatto dunque il Giudice di merito ad applicare quest’ultima disposizione in quanto il controllore di Trenitalia S.p.A. ben può rivestire la qualifica di pubblico ufficiale quando procede all’identificazione della persona priva di abbonamento e alla elevazione del relativo verbale di infrazione, esercitando “…una funzione accertativa e certificativa ed eventualmente sanzionatoria, ragion per cui deve ritenersi che lo stesso rivesta a tutti gli effetti la qualifica di pubblico ufficiale”.

https://www.studiocataldi.it/articoli/36556-maxi-multa-per-il-passeggero-senza-biglietto-che-da-false-generalita-al-capotreno.asp

Riforma della prescrizione: aspetti critici 150 150 Graziella Pascotto

Riforma della prescrizione: aspetti critici

La riforma della prescrizione del reato è contenuta nell’art. 1, lett. d), e), f) della l. n. 3/2019, e entrerà in vigore il 1.1.2020.

Senza più la prospettiva della prescrizione del reato, il cui corso sarà sospeso dopo la sentenza di primo grado (o il decreto di condanna), il rischio è che il processo di appello possa durare ben più di quanto duri già oggi, e il processo in Cassazione finisca col rallentare, invertendo un positivo trend dei tempi di definizione che ha caratterizzato gli anni più recenti. Il rischio concreto è quello di processi più lunghi non solo per i condannati in primo grado, ma anche per quanti verranno assolti, che finirebbero altresì per frustrare la domanda di giustizia delle vittime.

La riforma in questione pone inoltre il problema della possibile violazione delle garanzie e dei principi costituzionali, a partire da quello della ragionevole durata del processo, sancito dall’art. 111, co. 2 Cost. e dall’art. 6 Cedu.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/22/abolizione-della-prescrizione-una-riforma-sbagliata

Anche dopo la riforma solo violenza o minaccia giustificano la difesa 150 150 Graziella Pascotto

Anche dopo la riforma solo violenza o minaccia giustificano la difesa

La causa di giustificazione di cui all’art. 52 c.p., anche alla luce della recente L. n. 36 del 26 aprile 2019, non consente un’indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco minaccioso o violento, nell’ambiente domestico, alla propria o all’altrui incolumità, o, quanto meno, un pericolo di aggressione.

Ne consegue che se l’azione del proprietario si risolve in un attacco preventivo, tale attacco non può mai assumere i connotati della legittima difesa, che presuppone, per sua stessa definizione, l’esigenza di difendersi da una ingiusta aggressione.

Cosi ha deciso la Corte di Cassazione 2.10.2019 n. 40414 in un caso in cui si era verificata la mera introduzione nell’appartamento di una persona (che veniva colpita con una mazza da baseball), non accompagnata da altre circostanze rilevanti ai fini dell’operatività della presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa di cui al comma 2 dell’art. 52 citato, né, ancor prima, idonee a far sorgere la stessa necessità di difesa contro una offesa ingiusta.

La Corte ha quindi confermato la condanna del ricorrente per lesioni personali aggravate.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/18/dalla-difesa-sempre-legittima-della-norma-alla-presunzione-relativa-della-giurisprudenza

Ergastolo ostativo: la Corte di Strasburgo respinge il ricorso del governo italiano 150 150 Graziella Pascotto

Ergastolo ostativo: la Corte di Strasburgo respinge il ricorso del governo italiano

L’ergastolo ostativo è regolato dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario e stabilisce che le persone condannate per alcuni reati di particolare gravità (mafia o terrorismo), non possano essere ammesse ai cosiddetti “benefici penitenziari” né alle misure alternative alla detenzione: per queste persone è escluso l’accesso alla liberazione condizionale, al lavoro all’esterno, ai permessi-premio e alla semilibertà.
Per chi è condannato all’ergastolo ostativo esiste solo un’eccezione per l’ammissione ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione: la collaborazione con la giustizia.

La Corte Costituzionale ha ribadito negli anni la costituzionalità dell’ergastolo ostativo che non sarebbe quindi in contrasto con il principio rieducativo della pena ex art. 27 Cost. perchè la mancata collaborazione con la giustizia è riconducibile a una “scelta del condannato”.

Secondo la Corte di Strasburgo invece l’ergastolo ostativo viola l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che proibisce “trattamenti inumani e degradanti”.
Per la CEDU infatti la collaborazione con la giustizia non implica necessariamente una scelta libera da parte delle persone detenute: la non collaborazione può dipendere dalla preoccupazione di non mettere in pericolo la propria vita e quella dei propri familiari, e inoltre va tenuto conto della possibilità di una collaborazione determinata solamente dall’opportunismo. L’ergastolo ostativo inoltre non tiene conto del percorso fatto dal condannato, degli eventuali progressi o cambiamenti, e fissa la sua pericolosità al solo momento della commissione del fatto.

https://www.agi.it/cronaca/ergastolo_ostativo_corte_strasburgo-6320347/news/2019-10-08/

Furto in auto e circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede 150 150 Graziella Pascotto

Furto in auto e circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede

Per la Corte di Cassazione n. 38900 del 20.9.2019, la rapidità degli spostamenti, la freneticità dei ritmi e l’utilizzo sempre maggiore della propria autovettura come “base” per organizzare la propria giornata di vita, professionale e privata, impone che nel concetto di cose lasciate per necessità e consuetudine siano ricomprese anche quei beni che, di difficile trasporto per ingombro e peso, debbano essere lasciate in auto nel mentre si attende ad ulteriori incombenze, nonché eventuali oggetti e documenti che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura e che per necessità e comodità di custodia abbia lasciato ivi.

Rientrano, pertanto, in tale nozione tutti gli effetti personali – documenti, monili d’oro, occhiali – lasciati all’interno di autovetture regolarmente chiuse, le buste contenenti spese di generi alimentari e non, oggetti vari che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura, lasciati nel veicolo per necessità e comodità di custodia.
In tali casi il furto deve ritenersi aggravato dall’esposizione alla pubblica fede della refurtiva ex art. 625 comma 1 n. 7 c.p.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/03/furto-le-cose-lasciate-in-macchina-sono-considerate-come-esposte-alla-pubblica-fede

Furto di dati riservati: condannati ex dipendenti e nuova azienda 150 150 Graziella Pascotto

Furto di dati riservati: condannati ex dipendenti e nuova azienda

Il Tribunale di Milano con la recente sentenza n. 8246/2019 ha condannato due lavoratori che, dopo il passaggio ad altra azienda, hanno trasferito informazioni riservate di titolarità della prima società.

Il Tribunale ha ritenuto che tale comportamento violi il divieto di acquisire e divulgare informazioni segrete, realizzando un illecito per la cui perfezione è sufficiente anche la sola detenzione delle informazioni, senza la necessità che ne derivi un vantaggio per chi le ha sottratte o per un terzo.

Il Tribunale ha sottolineato la responsabilità anche dell’azienda che ha assunto i lavoratori, per aver utilizzato tali informazioni in suo favore.

https://www.privacy365.it/blog/2019/09/25/condannati-per-il-furto-di-dati-riservati-ex-dipendente-e-nuova-azienda/

Aiuto al suicidio: non sempre punibile 150 150 Graziella Pascotto

Aiuto al suicidio: non sempre punibile

La Corte Costituzionale apre al suicidio assistito, a determinate condizioni.

Chiamata a decidere sulla legittimità dell’art. 580 c.p. (che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio) su istanza della Corte d’Appello di Milano nell’ambito del processo Cappato, ha ritenuto non punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da patologia irreversibile…”.

http://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2019/09/comunicato-stampa-corte-cost-cappato.pdf

Caccia a ridosso delle abitazioni: è reato e non illecito amministrativo 150 150 Graziella Pascotto

Caccia a ridosso delle abitazioni: è reato e non illecito amministrativo

Segnalo la recentissima sentenza (Corte di Cassazione n. 38470 pubblicata il 17.9.2019) più che mai tempestiva in questi giorni che danno il via al calendario venatorio.

La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello che condannava per il reato di accensione ed esplosioni pericolose (art. 703 c.p.) un uomo trovato ad esplodere colpi di fucile in violazione del divieto di sparare a una distanza inferiore ai 150 m. dalle abitazioni e in una strada di campagna, tuttavia di passaggio, in un orario di avvenuta chiusura dell’attività venatoria.
Il provvedimento impugnato, afferma il Supremo Collegio ha correttamente evocato i principi più volte ribaditi dalla Cassazione secondo cui la violazione, da parte del cacciatore, del divieto di sparare a distanza inferiore ai 150 metri in direzione di fabbricati destinati ad abitazione non costituisce illecito amministrativo, ma integra il reato di accensione ed esplosioni pericolose (art. 703 cod. pen.).

https://www.ilsole24ore.com/art/reato-e-non-illecito-il-cacciatore-che-spara-ridosso-abitazioni-ACIVAvk