Diritto penale

Riforma della prescrizione: aspetti critici 150 150 Graziella Pascotto

Riforma della prescrizione: aspetti critici

La riforma della prescrizione del reato è contenuta nell’art. 1, lett. d), e), f) della l. n. 3/2019, e entrerà in vigore il 1.1.2020.

Senza più la prospettiva della prescrizione del reato, il cui corso sarà sospeso dopo la sentenza di primo grado (o il decreto di condanna), il rischio è che il processo di appello possa durare ben più di quanto duri già oggi, e il processo in Cassazione finisca col rallentare, invertendo un positivo trend dei tempi di definizione che ha caratterizzato gli anni più recenti. Il rischio concreto è quello di processi più lunghi non solo per i condannati in primo grado, ma anche per quanti verranno assolti, che finirebbero altresì per frustrare la domanda di giustizia delle vittime.

La riforma in questione pone inoltre il problema della possibile violazione delle garanzie e dei principi costituzionali, a partire da quello della ragionevole durata del processo, sancito dall’art. 111, co. 2 Cost. e dall’art. 6 Cedu.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/22/abolizione-della-prescrizione-una-riforma-sbagliata

Anche dopo la riforma solo violenza o minaccia giustificano la difesa 150 150 Graziella Pascotto

Anche dopo la riforma solo violenza o minaccia giustificano la difesa

La causa di giustificazione di cui all’art. 52 c.p., anche alla luce della recente L. n. 36 del 26 aprile 2019, non consente un’indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco minaccioso o violento, nell’ambiente domestico, alla propria o all’altrui incolumità, o, quanto meno, un pericolo di aggressione.

Ne consegue che se l’azione del proprietario si risolve in un attacco preventivo, tale attacco non può mai assumere i connotati della legittima difesa, che presuppone, per sua stessa definizione, l’esigenza di difendersi da una ingiusta aggressione.

Cosi ha deciso la Corte di Cassazione 2.10.2019 n. 40414 in un caso in cui si era verificata la mera introduzione nell’appartamento di una persona (che veniva colpita con una mazza da baseball), non accompagnata da altre circostanze rilevanti ai fini dell’operatività della presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa di cui al comma 2 dell’art. 52 citato, né, ancor prima, idonee a far sorgere la stessa necessità di difesa contro una offesa ingiusta.

La Corte ha quindi confermato la condanna del ricorrente per lesioni personali aggravate.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/18/dalla-difesa-sempre-legittima-della-norma-alla-presunzione-relativa-della-giurisprudenza

Ergastolo ostativo: la Corte di Strasburgo respinge il ricorso del governo italiano 150 150 Graziella Pascotto

Ergastolo ostativo: la Corte di Strasburgo respinge il ricorso del governo italiano

L’ergastolo ostativo è regolato dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario e stabilisce che le persone condannate per alcuni reati di particolare gravità (mafia o terrorismo), non possano essere ammesse ai cosiddetti “benefici penitenziari” né alle misure alternative alla detenzione: per queste persone è escluso l’accesso alla liberazione condizionale, al lavoro all’esterno, ai permessi-premio e alla semilibertà.
Per chi è condannato all’ergastolo ostativo esiste solo un’eccezione per l’ammissione ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione: la collaborazione con la giustizia.

La Corte Costituzionale ha ribadito negli anni la costituzionalità dell’ergastolo ostativo che non sarebbe quindi in contrasto con il principio rieducativo della pena ex art. 27 Cost. perchè la mancata collaborazione con la giustizia è riconducibile a una “scelta del condannato”.

Secondo la Corte di Strasburgo invece l’ergastolo ostativo viola l’art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che proibisce “trattamenti inumani e degradanti”.
Per la CEDU infatti la collaborazione con la giustizia non implica necessariamente una scelta libera da parte delle persone detenute: la non collaborazione può dipendere dalla preoccupazione di non mettere in pericolo la propria vita e quella dei propri familiari, e inoltre va tenuto conto della possibilità di una collaborazione determinata solamente dall’opportunismo. L’ergastolo ostativo inoltre non tiene conto del percorso fatto dal condannato, degli eventuali progressi o cambiamenti, e fissa la sua pericolosità al solo momento della commissione del fatto.

https://www.agi.it/cronaca/ergastolo_ostativo_corte_strasburgo-6320347/news/2019-10-08/

Furto in auto e circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede 150 150 Graziella Pascotto

Furto in auto e circostanza aggravante dell’esposizione alla pubblica fede

Per la Corte di Cassazione n. 38900 del 20.9.2019, la rapidità degli spostamenti, la freneticità dei ritmi e l’utilizzo sempre maggiore della propria autovettura come “base” per organizzare la propria giornata di vita, professionale e privata, impone che nel concetto di cose lasciate per necessità e consuetudine siano ricomprese anche quei beni che, di difficile trasporto per ingombro e peso, debbano essere lasciate in auto nel mentre si attende ad ulteriori incombenze, nonché eventuali oggetti e documenti che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura e che per necessità e comodità di custodia abbia lasciato ivi.

Rientrano, pertanto, in tale nozione tutti gli effetti personali – documenti, monili d’oro, occhiali – lasciati all’interno di autovetture regolarmente chiuse, le buste contenenti spese di generi alimentari e non, oggetti vari che l’offeso detenga all’interno dell’autovettura, lasciati nel veicolo per necessità e comodità di custodia.
In tali casi il furto deve ritenersi aggravato dall’esposizione alla pubblica fede della refurtiva ex art. 625 comma 1 n. 7 c.p.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/10/03/furto-le-cose-lasciate-in-macchina-sono-considerate-come-esposte-alla-pubblica-fede

Furto di dati riservati: condannati ex dipendenti e nuova azienda 150 150 Graziella Pascotto

Furto di dati riservati: condannati ex dipendenti e nuova azienda

Il Tribunale di Milano con la recente sentenza n. 8246/2019 ha condannato due lavoratori che, dopo il passaggio ad altra azienda, hanno trasferito informazioni riservate di titolarità della prima società.

Il Tribunale ha ritenuto che tale comportamento violi il divieto di acquisire e divulgare informazioni segrete, realizzando un illecito per la cui perfezione è sufficiente anche la sola detenzione delle informazioni, senza la necessità che ne derivi un vantaggio per chi le ha sottratte o per un terzo.

Il Tribunale ha sottolineato la responsabilità anche dell’azienda che ha assunto i lavoratori, per aver utilizzato tali informazioni in suo favore.

https://www.privacy365.it/blog/2019/09/25/condannati-per-il-furto-di-dati-riservati-ex-dipendente-e-nuova-azienda/

Aiuto al suicidio: non sempre punibile 150 150 Graziella Pascotto

Aiuto al suicidio: non sempre punibile

La Corte Costituzionale apre al suicidio assistito, a determinate condizioni.

Chiamata a decidere sulla legittimità dell’art. 580 c.p. (che punisce l’istigazione o l’aiuto al suicidio) su istanza della Corte d’Appello di Milano nell’ambito del processo Cappato, ha ritenuto non punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da patologia irreversibile…”.

http://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2019/09/comunicato-stampa-corte-cost-cappato.pdf

Caccia a ridosso delle abitazioni: è reato e non illecito amministrativo 150 150 Graziella Pascotto

Caccia a ridosso delle abitazioni: è reato e non illecito amministrativo

Segnalo la recentissima sentenza (Corte di Cassazione n. 38470 pubblicata il 17.9.2019) più che mai tempestiva in questi giorni che danno il via al calendario venatorio.

La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello che condannava per il reato di accensione ed esplosioni pericolose (art. 703 c.p.) un uomo trovato ad esplodere colpi di fucile in violazione del divieto di sparare a una distanza inferiore ai 150 m. dalle abitazioni e in una strada di campagna, tuttavia di passaggio, in un orario di avvenuta chiusura dell’attività venatoria.
Il provvedimento impugnato, afferma il Supremo Collegio ha correttamente evocato i principi più volte ribaditi dalla Cassazione secondo cui la violazione, da parte del cacciatore, del divieto di sparare a distanza inferiore ai 150 metri in direzione di fabbricati destinati ad abitazione non costituisce illecito amministrativo, ma integra il reato di accensione ed esplosioni pericolose (art. 703 cod. pen.).

https://www.ilsole24ore.com/art/reato-e-non-illecito-il-cacciatore-che-spara-ridosso-abitazioni-ACIVAvk

Spiare la chat del partner: accesso abusivo a sistema informatico 150 150 Graziella Pascotto

Spiare la chat del partner: accesso abusivo a sistema informatico

Il caso esaminato dalla Cassazione è quello di un uomo che dopo essere entrato sul profilo Skype della moglie, aveva stampato le chat di quest’ultima con il presunto amante e, in seguito, usato il materiale nel procedimento di separazione.

L’uomo si giustificava evidenziando come il computer fosse già aperto su Skype e che le chat erano comparse sul monitor dopo aver urtato per sbaglio il tavolo sul quale si trovava il computer.

Assolto nel merito, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso della donna. poichè l’art. 615-ter c.p. punisce non solamente l’accesso abusivo a un sistema informatico, ma anche il mantenimento nello stesso contro la volontà del titolare.

La Corte reputa inconferenti tutte le circostanze dedotte dall’imputato, rilevando unicamente il comportamento dell’uomo, trattenutosi all’interno del sistema protetto da misure di sicurezza, navigando nel profilo Skype della moglie, leggendo e stampando le pagine con le conversazioni, pur non essendo autorizzato a farlo e, anzi, nella piena consapevolezza della contrarietà della moglie.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/08/30/scopre-nel-profilo-skype-della-moglie-la-chat-con-l-amante-e-accesso-abusivo-a-sistema-informatico

Omicidio e lesioni stradali: revoca della patente solo per droga e alcol 150 150 Graziella Pascotto

Omicidio e lesioni stradali: revoca della patente solo per droga e alcol

La Corte Costituzionale (ordinanza 24.7.2019 n. 203), nel confermare un proprio precedente di aprile 2019, boccia la revoca automatica della patente in caso di omicidio e lesioni stradali.

L’art. 222 comma 2 del Codice della Strada è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo per contrasto con i principi di uguaglianza e proporzionalità là dove prevede l’automatica revoca della patente di guida in tutti i casi di condanna per omicidio e lesioni stradali e non consente quindi al Giudice di adeguare la pena al concreto disvalore della condotta.

I giudici costituzionali hanno riconosciuto la legittimità della revoca automatica della patente solo in caso di condanna per reati stradali aggravati dallo stato di ebbrezza o di alterazione psicofisica per l’assunzione di droghe, ma nelle altre ipotesi di condanna per omicidio o lesioni stradali hanno escluso l’automatismo e riconosciuto al giudice il potere di valutare, caso per caso, se applicare, in alternativa alla revoca, la meno grave sanzione della sospensione della patente.

http://www.quotidianogiuridico.it/documents/2019/08/23/omicidio-stradale-o-lesioni-stradali-la-revoca-della-patente-non-e-piu-automatica

Sabbia e conchiglie: souvenir proibiti 150 150 Graziella Pascotto

Sabbia e conchiglie: souvenir proibiti

Malcostume diffuso, quello di asportare sabbia, conchiglie e ciottoli dalle spiagge ma che può costare caro.
L’art. 1162 del Codice della Navigazione stabilisce infatti che “Chiunque estrae arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell’ambito del demanio marittimo o del mare territoriale ovvero delle zone portuali della navigazione interna, senza la concessione prescritta nell’articolo 51, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 1.549,00 a € 9.296,00″.
Per demanio marittimo, ex art. 28 del Codice della navigazione, si intendono lidi, spiagge, porti, rade, lagune, foci di fiumi che sboccano in mare e bacini di acqua salmastra.

Questi incauti comportamenti, laddove l’asporto sia di rilevante quantità, integrano inoltre il reato di furto con l’aggravante della cosa destinata alla pubblica utilità e dell’esposizione alla pubblica fede prevista dall’art. 625, comma 1, n. 7 c.p. poiché prelevando il materiale si lede, tramite il danno idrogeologico all’arenile, la pubblica utilità o fruibilità dei lidi (Cass. Pen.
n. 11158 del 13.3.2019).

Interessante, in Sardegna dove il fenomeno è particolarmente frequente, il recente protocollo d’intesa tra l’Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo (Olbia), l’Enac, la Geasar – società di gestione dell’aeroporto di Olbia, la Regione Sardegna e il Corpo forestale finalizzato a restituire sabbia, sassi e conchiglie sequestrati, ai tratti di litorale da cui vengono sottratti.

https://www.corriere.it/cronache/19_agosto_16/sardegna-40-chili-sabbia-bianca-nascosti-suv-fermati-due-turisti-francesi-c70103ae-c034-11e9-ad81-fff821b81ebc.shtml