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Gennaio 2026

In G.U. il D.Lgs. n. 212/2025: come cambia il TUB per i consumatori? 150 150 Graziella Pascotto

In G.U. il D.Lgs. n. 212/2025: come cambia il TUB per i consumatori?

Il D.Lgs. 31.12.2025, n. 212 dà attuazione in Italia alla
Direttiva (UE) 2023/2225 (Second Consumer Credit Directive – CCD2), incidendo sulla disciplina del credito ai consumatori contenuta nel Testo Unico Bancario. L’intervento normativo si muove lungo tre direttrici principali. In primo luogo, punta a rafforzare la tutela del consumatore, non solo ampliando l’ambito di applicazione della disciplina, ma anche innalzando la qualità delle informazioni e dei rimedi a sua disposizione. In secondo luogo, aggiorna le regole sul credito al consumo tenendo conto dell’evoluzione digitale del mercato, in cui operazioni prima residuali assumono oggi un ruolo significativo. Infine, consolida il principio del debito e credito responsabile, cercando di prevenire situazioni di sovraindebitamento attraverso presìdi più rigorosi in fase di concessione e una maggiore responsabilizzazione degli intermediari.
Tra le principali novità: nuovi obblighi di pubblicità, gli annunci devono contenere avvertimenti chiari sul costo del credito e non possono suggerire che il finanziamento migliorerà automaticamente la situazione finanziaria del consumatore;
informazioni precontrattuali rafforzate, gratuite, chiare e fornite in tempo utile, anche nei contratti conclusi a distanza;
valutazione approfondita del merito creditizio, svolta anche nell’interesse del consumatore, divieto di utilizzo di categorie particolari di dati e di informazioni provenienti dai social network;
diritti specifici in caso di decisioni automatizzate, con possibilità per il consumatore di ottenere intervento umano, spiegazioni e riesame della decisione; ampliamento del diritto alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato.
In G.U. il D.Lgs. n. 212/2025: come cambia il TUB per i consumatori?
Proprietà immobiliare, la Legge di Bilancio 2026 detta nuove regole sulla rinuncia abdicativa 150 150 Graziella Pascotto

Proprietà immobiliare, la Legge di Bilancio 2026 detta nuove regole sulla rinuncia abdicativa

L’art. 1 commi 731 e 732 della Legge di Bilancio 2026, introduce una regolamentazione sistematica della rinuncia abdicativa alla proprietà immobiliare. Al fine di evitare che lo Stato diventi titolare forzato di immobili irregolari, degradati o pericolosi, trasferendo sull’erario oneri insostenibili, il legislatore ha introdotto rigorosi obblighi di conformità.
L’atto di rinuncia è nullo se non corredato da documentazione tecnica che attesti:
-conformità Urbanistico-Edilizia, l’assenza di abusi insanabili o difformità gravi rispetto ai titoli abilitativi depositati presso il Comune;
-conformità catastale, la perfetta corrispondenza tra lo stato di fatto dell’immobile e le planimetrie/dati depositati in Catasto;
-conformità ambientale e sismica, l’attestazione che il bene non sia fonte di rischi ambientali (es. necessità di bonifiche) o strutturali che richiederebbero interventi immediati di messa in sicurezza a spese dello Stato.
Il Governo è voluto intervenire in contrasto alla recente sentenza della Suprema Corte a Sezioni Unite n. 23093/2025 (post del 26.8.2025): la Cassazione aveva di fatto stabilito come non si potessero obbligare le persone a mantenere la proprietà di beni contro la propria volontà, specialmente quando questi costituiscono un peso economico o una fonte di responsabilità civile sulla base del potere di disposizione del proprietario riconosciuto dall’art. 832 c.c.
Dal 1 gennaio, dunque, per i proprietari di immobili fatiscenti, la rinuncia abdicativa sarà sottoposta a condizioni talmente stringenti da renderla in concreto inapplicabile nella maggior parte dei casi.
Le alternative possibili saranno la vendita, anche a prezzi irrisori, oppure affrontare l’oneroso iter di regolarizzazione per tentare poi la rinuncia.