Diritto penale

Furto di energia elettrica e stato di necessità 150 150 Graziella Pascotto

Furto di energia elettrica e stato di necessità

Legittima la condanna per furto aggravato ex art. 625 n. 2 c.p. dell’occupante di immobile condominiale che abbia sottratto, mediante manomissione del contatore, energia allacciandosi al misuratore di altro condomino.
Pur trattandosi di persona che vive di stenti, per la Suprema Corte (sentenza n. 12192 del 1.4.2022) non è invocabile l’esimente dello stato di necessità atteso che essa postula il pericolo di un danno grave alla persona, non scongiurabile se non attraverso l’atto penalmente illecito, e non può quindi applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di bisogno economico, qualora ad esso possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti.
Presunzione d’innocenza rafforzata 150 150 Graziella Pascotto

Presunzione d’innocenza rafforzata

Dal 14.12.2021 entrerà in vigore il D.Lgs. 188/2021 che ha recepito la Direttiva (UE) 2016/343.
La norma sancisce il divieto generale per tutte le autorità pubbliche di indicare come colpevole la persona sottoposta a indagini o imputata in un procedimento ancora in corso e indica i rimedi attivabili dall’interessato in caso di violazione del citato divieto.
In particolare, l’interessato avrà il diritto di chiedere il risarcimento del danno e la rettifica della dichiarazione resa dall’autorità pubblica; quest’ultima, se riterrà fondata la richiesta, dovrà provvedere immediatamente e, comunque, entro 48 ore dalla ricezione della richiesta. La rettifica dovrà essere pubblicizzata “con le medesime modalità della dichiarazione o, se ciò non è possibile, con modalità idonee a garantire il medesimo rilievo e grado di diffusione della dichiarazione oggetto di rettifica”.
Ancora, i rapporti del Procuratore della Repubblica con gli organi di informazione dovranno avvenire esclusivamente tramite comunicati ufficiali o mediante conferenze stampa, quando i fatti oggetto del procedimento penale rivestano una “particolare rilevanza pubblica”.
Nel testo si legge anche che la diffusione di notizie riguardanti i procedimenti penali potrà aver luogo soltanto se sia “strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini” o se ricorrano “altre ragioni di interesse pubblico e “specifiche”.
Il provvedimento tuttavia non riguarderà i privati ma, come detto, solo le autorità pubbliche, con la conseguente libertà per gli organi di informazione di dare spazio al c.d. “processo mediatico”.
Spiace la mancata presa di posizione in ordine a questo aspetto spesso così deleterio per lo svolgimento del processo, e per la vita del soggetto che vi sia sottoposto: tra interferenze sulla formazione del convincimento del giudice, nonché sulla libertà da condizionamenti delle parti e dei testimoni, e soprattutto effetti devastanti sulla vita personale e sulla reputazione dell’imputato, soggetto a frettolose “sentenze” di condanna mediatica.
cartello di innocenza
Reddito di cittadinanza illegittimo: scatta il sequestro del conto 150 150 Graziella Pascotto

Reddito di cittadinanza illegittimo: scatta il sequestro del conto

La Corte di Cassazione penale (sentenza 12.11. 2021 n. 41183), pronunciandosi su un ricorso proposto contro l’ordinanza con cui il Tribunale aveva confermato il sequestro preventivo delle somme giacenti sul c/c dell’indagato in quanto profitto del reato di illegittima fruizione del reddito di cittadinanza, ha riaffermato il principio, sancito da una recente sentenza delle Sezioni Unite, secondo cui qualora il profitto derivante dal reato sia costituito da denaro, la confisca viene eseguita, in ragione della natura del bene, mediante l’ablazione del denaro comunque rinvenuto nel patrimonio del soggetto fino alla concorrenza del valore del profitto medesimo e deve essere qualificato come confisca diretta e non per equivalente.
La Corte ha ritenuto irrilevante la tesi difensiva secondo cui una parte delle somme erano di provenienza lecita, entrate nel patrimonio dell’indagato successivamente alla commissione del reato, sicché le stesse non potevano esserne considerate profitto, con la conseguente impossibilità di disporne il sequestro.
simbolo euro con catena evoca concetto sequestro
Abuso dei mezzi di correzione a scuola: sputi sull’alunno – il c.d. metodo “role play” 150 150 Graziella Pascotto

Abuso dei mezzi di correzione a scuola: sputi sull’alunno – il c.d. metodo “role play”

La Cassazione penale (18.10.2021 n. 37642) si è pronunciata su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado per il reato di abuso dei mezzi di correzione ex art. 571 c.p., nei confronti di un insegnante della scuola primaria che, per punire un alunno per aver sputato per terra, lo aveva fatto bersagliare di sputi dai suoi compagni di classe, applicando un metodo educativo definito “role play”. La Corte ha respinto la tesi difensiva, secondo cui l’insegnante non era perseguibile perché non poteva ritenersi sussistere l’elemento soggettivo del delitto, posto che nel caso di specie l’insegnante si era mosso nella sicura convinzione che la sua condotta rientrasse nei limiti dello ius corrigendi e in applicazione del c.d. metodo educativo “role play”, che conosceva ed aveva applicato in altri contesti, ribadendo il principio secondo cui integra il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina il comportamento dell’insegnante che faccia ricorso a qualunque forma di violenza, fisica o morale, ancorché minima ed orientata a scopi educativi.

Diffamazione a mezzo WhatsApp: frasi offensive presenti sul proprio stato 150 150 Graziella Pascotto

Diffamazione a mezzo WhatsApp: frasi offensive presenti sul proprio stato

Il caso riguarda un uomo, accusato di aver volontariamente pubblicato una frase offensiva rivolta a una donna, presente tra i contatti e dunque destinataria, tra gli altri, del messaggio, sul proprio stato WhatsApp. Dopo aver visualizzato lo stato ed aver compreso che fosse rivolto a lei, la vittima ha denunciato l’uomo, che è stato condannato nei tre gradi di giudizio.
La Corte di Cassazione (sentenza n.33219 del 8.9.2021) ha infatti confermato la decisione presa in primo e secondo grado, infliggendo una multa da 3mila euro e spese legali da risarcire e stabilendo che “l’uomo non ha limitato la visione della frase offensiva rivolta alla donna, e lo ha fatto consapevolmente, perché se avesse voluto rivolgersi direttamente alla vittima, avrebbe avuto più senso inviarle un messaggio personale”.
ll reato di diffamazione si consuma nel caso in cui un soggetto in presenza di più persone, nel parlare di un altro soggetto, usi frasi ingiuriose tali da ledere la sua reputazione. Rilevante, per i giudici, la constatazione che quei contenuti erano visibili dai contatti presenti nella rubrica dello smartphone dell’uomo.
È diffamazione pubblicare sullo Stato di WhatsApp un’offesa contro una persona
Primo via libera alla coltivazione della cannabis a casa 150 150 Graziella Pascotto

Primo via libera alla coltivazione della cannabis a casa

La Commissione giustizia della Camera dei deputati ieri ha approvato il testo base di un Disegno di legge (Ddl) volto a modificare la norma del Testo Unico sugli stupefacenti che contempla come reato la coltivazione di cannabis.
Il nuovo Ddl che ha davanti un lungo cammino per divenire legge dello Stato, depenalizza la coltivazione di piccole quantità di cannabis, prevedendo espressamente la legalizzazione sia della coltivazione in casa da parte di maggiorenni, sia dell’uso personale delle sostanze stupefacenti ottenute. Il Ddl introduce tuttavia il limite della coltivazione in casa di un numero massimo di quattro piante femmine, che producono fiori contenenti THC.
foglia di cannabis nel cielo
E’ reato non fare la manutenzione di un edificio in rovina? 150 150 Graziella Pascotto

E’ reato non fare la manutenzione di un edificio in rovina?

La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 25176 del 1.7.2021, conferma la decisione del Tribunale, che ha condannato due imputati, comproprietari, per il reato di cui all”art. 677 c.p perché, non avendo eseguito le necessarie opere di messa in sicurezza dell”immobile di proprietà, come richiesto dal Sindaco, hanno messo in concreto ed effettivo pericolo l’incolumità delle persone che avevano accesso all”area circostante del fabbricato.
Non ha rilevanza alcuna il fatto che l’edificio sia separato dagli altri: il mero rischio che una tegola o un pezzo di cornicione cada addosso ad un passante basta a rimediare una condanna penale.
Nel caso concreto la Polizia Locale, allertata da un abitante del posto, aveva riscontrato la caduta sulla strada e sul cortile confinante di tegole e di altro materiale che faceva parte dell’edificio.
casa in rovina con segnale pericolo
Scatta il carcere per il recidivo mancato pagamento del mantenimento al figlio e alla ex 150 150 Graziella Pascotto

Scatta il carcere per il recidivo mancato pagamento del mantenimento al figlio e alla ex

La Corte di Cassazione penale (sentenza n. 26433 del 12.7.2021) ha respinto il ricorso di un uomo condannato in primo grado alla pena di 4 mesi e 14 giorni di reclusione e € 450 di multa, con revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena, concesso in precedenza per lo stesso titolo di reato.
La Corte non ha ritenuto rilevante il fatto che la donna avesse un nuovo compagno e godesse di una pensione. Ha inoltre affermato che non si può dedurre l’impossibilità di adempiere dell’obbligato solo dal suo stato formale di disoccupazione.
prigione
Omicidio stradale: investimento dei pedoni fuori dalle strisce 150 150 Graziella Pascotto

Omicidio stradale: investimento dei pedoni fuori dalle strisce

Per la Corte di Cassazione (n. 20912 del 19.5.2021) il conducente merita la condanna per omicidio colposo perché deve essere sempre in grado di avere il controllo del mezzo, compiere tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza, arrestarsi tempestivamente quando un ostacolo entra nel proprio campo visivo e usare la massima prudenza in prossimità delle intersezioni. L’ostacolo può essere rappresentato anche da un pedone che attraversa fuori dalle strisce, soprattutto se di trova nei pressi di una fermata dell’autobus. In questi luoghi infatti è prevedibile che vi siano dei pedoni che attraversino.
E’ il caso di una signora che investiva un pedone effettuando una manovra di svolta a sinistra. Condannata in primo grado e in sede d’appello per il reato di omicidio colposo ex art. 589 c.p. c. 2, la Cassazione confermava le decisioni di merito.
L’investimento del pedone è avvenuto per negligenza e imperizia della conducente, che ha violato quanto sancito dall’art. 140 del Codice della Strada, che impone agli utenti della strada di comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per gli altri.
Omicidio (stradale): il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione | PuntodiDiritto
Stalking attraverso i social 150 150 Graziella Pascotto

Stalking attraverso i social

Il delitto di atti persecutori può configurarsi anche attraverso interventi sulle proprie pagine dei social network, potendosi realizzare anche attraverso tale utilizzo di internet delle condotte idonee ad intimidire altri con minacce o molestie ed inducendo nelle stesse quella condizione di ansia e timore caratterizzante la fattispecie di cui all’art. 612-bis c.p. (Cass. Pen. 17.5.2021 n. 19363).
Nel caso concreto le espressioni intimidatorie non venivano pronunciate in presenza della persona offesa. Quest’ultima ne veniva a conoscenza attraverso altri, in un contesto dal quale poteva desumersi la volontà dell’agente di produrre l’effetto intimidatorio (dal tenore letterale delle espressioni postate non vi erano dubbi sul fatto che questi intendesse rivolgersi, direttamente o indirettamente, alla persona offesa).
Tale principio di diritto deve ritenersi applicabile anche alle minacce che costituiscano l’elemento oggettivo del delitto di atti persecutori.
donna che riceve telefonata scocciante