Diffamazione a mezzo WhatsApp: frasi offensive presenti sul proprio stato
Il caso riguarda un uomo, accusato di aver volontariamente pubblicato una frase offensiva rivolta a una donna, presente tra i contatti e dunque destinataria, tra gli altri, del messaggio, sul proprio stato WhatsApp. Dopo aver visualizzato lo stato ed aver compreso che fosse rivolto a lei, la vittima ha denunciato l’uomo, che è stato condannato nei tre gradi di giudizio.
La Corte di Cassazione (sentenza n.33219 del 8.9.2021) ha infatti confermato la decisione presa in primo e secondo grado, infliggendo una multa da 3mila euro e spese legali da risarcire e stabilendo che “l’uomo non ha limitato la visione della frase offensiva rivolta alla donna, e lo ha fatto consapevolmente, perché se avesse voluto rivolgersi direttamente alla vittima, avrebbe avuto più senso inviarle un messaggio personale”.
ll reato di diffamazione si consuma nel caso in cui un soggetto in presenza di più persone, nel parlare di un altro soggetto, usi frasi ingiuriose tali da ledere la sua reputazione. Rilevante, per i giudici, la constatazione che quei contenuti erano visibili dai contatti presenti nella rubrica dello smartphone dell’uomo.

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