Diritto penale

Ostentare i tradimenti equivale a maltrattamento 150 150 Graziella Pascotto

Ostentare i tradimenti equivale a maltrattamento

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 41568 depositata il 3.11.2022) ostentare con la propria compagna il fatto di averla tradita integra il reato di maltrattamenti ex art. 572 c.p. Non conta che il rapporto sia conflittuale.
E’ il caso di un uomo che subiva la condanna in primo e secondo grado per reato di maltrattamenti ai danni della convivente.
Egli dunque ricorreva in Cassazione sostenendo l’assenza di dolo e della continuità delle condotte contestate. Riteneva anche fosse errato pretendere il rispetto dell’obbligo di fedeltà in una relazione conflittuale.
L’umiliazione tuttavia costituisce maltrattamento.
La Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso. Le prove dei maltrattamenti subiti dalla compagna erano evidenti: l’ostentazione delle relazioni avute con altre donne, infatti, rappresenta una condotta violenta e ingiuriosa configurabile come maltrattamento.
Reato di maltrattamenti ostentare i tradimenti alla compagna
Rifiuto dell’alcoltest: nessun obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia 150 150 Graziella Pascotto

Rifiuto dell’alcoltest: nessun obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia

L’obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia non ricorre quando il conducente abbia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico, essendo il reato perfezionato nel momento stesso dell’espressione della volontà di sottrarsi all’atto assistito dalla garanzia di farsi assistere dal legale. È quanto emerge dalla sentenza 18 ottobre 2022, n. 39134 della Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione.

Rifiuto dell'alcoltest: nessun obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia

https://www.altalex.com/documents/news/2022/11/03/rifiuto-alcoltest-nessun-obbligo-dare-avviso-facolta-farsi-assistere-difensore-fiducia

Diffamazione su Facebook e furto d’identità 150 150 Graziella Pascotto

Diffamazione su Facebook e furto d’identità

In ipotesi di pubblicazione di messaggi lesivi della reputazione attraverso post pubblicati sul proprio profilo Facebook, la diffamazione è attribuibile al titolare del profilo, in assenza di denuncia di furto di identità.
Così ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza n. 40309 del 22.6.2022).
E’ il caso di un soggetto condannato per diffamazione ex art. 595 c.p commesso in seguito alla pubblicazione di frasi offensive sul suo profilo Facebook nei confronti di un comandante della Polizia Municipale. Egli si difendeva negando di essere l’autore dei post pubblicati sul suo profilo social e lamentava il mancato accertamento sull’indirizzo ip (internet protocol) che avrebbe consentito di fare chiarezza ed escludere che terze persone potessero aver scritto il messaggio diffamante utilizzando abusivamente il profilo dell’imputato.
Per la Suprema Corte però, di assoluta rilevanza è il fatto che il ricorrente non aveva segnalato alla polizia l’utilizzo abusivo del suo personale spazio virtuale, un valido elemento indiziario della sua colpevolezza.
Diffamazione su Facebook se non si prova il furto d'identità
Lavori di pubblica utilità e incidente in stato d’ebbrezza 150 150 Graziella Pascotto

Lavori di pubblica utilità e incidente in stato d’ebbrezza

La Corte di Cassazione (sentenza n. 38009 del 17.10.2022) ha confermato che in caso di incidente in stato di ebbrezza la pena del carcere non può essere sostituita con il lavoro di pubblica utilità.
Nel caso concreto, il Tribunale di Pesaro aveva sostituito la pena applicata con il lavoro di pubblica utilità, ai sensi dell’art. 186 comma 9 bis c.d.s. nonostante ricorresse l’aggravante di aver provocato un incidente stradale, sulla base del bilanciamento dell’aggravante con una circostanza attenuante.
La Suprema Corte, su ricorso del Procuratore Generale, ha sancito che l’art. 186 comma 9-bis c.d.s. esclude testualmente la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità in presenza dell’aggravante di cui all’art. 186 comma 2-bis c.d.s. e che la sussistenza dell’aggravante dell’aver provocato un incidente stradale esclude la predetta sostituzione in quanto la preclusione opera anche qualora l’ aggravante sia stata ritenuta equivalente o, come nel caso in esame, subvalente in sede di giudizio di bilanciamento con l’attenuante.
Incidente in stato di ebbrezza: escluso il lavoro di pubblica utilità
Dichiarare che alla guida c’era una persona diversa è reato? 150 150 Graziella Pascotto

Dichiarare che alla guida c’era una persona diversa è reato?

Molti utilizzano l’escamotage di dichiarare alla polizia, in caso di multa, che alla guida dell’auto c’era un parente anziano pur di non perdere i punti dalla patente e farli invece decurtare a chi l’auto non l’utilizza più o, comunque, ha ancora tutti i punti. Ma questo comportamento finisce per essere un reato, quello di falso ideologico in atto pubblico ex art. 483 c.p. che è punito con la reclusione fino a due anni. In questa recente sentenza (Cassazione Penale n. 37861 pubblicata il 6.10.2022) la condanna ha riguardato un papà perché dichiarava a verbale, al pubblico ufficiale, di trovarsi lui alla guida del ciclomotore che ha violato il Codice della Strada. Dunque attenzione a non sottovalutare le circostanze: potrebbe esserci un vigile, nelle vicinanze al momento dell’infrazione, tanto scrupoloso da annotare nel verbale il sesso del conducente; una fotografia nitida scattata dall’autovelox oppure come nel caso in questione un testimone ritenuto attendibile.

Reato per il padre che dichiara di aver violato il Codice della Strada al posto del figlio

https://www.studiocataldi.it/articoli/45018-reato-per-il-padre-che-dichiara-di-aver-violato-il-codice-della-strada-al-posto-del-figlio.asp

Cosa si rischia ad ostacolare il diritto di visita dell’altro genitore 150 150 Graziella Pascotto

Cosa si rischia ad ostacolare il diritto di visita dell’altro genitore

La Corte di Cassazione (sentenza n. 28401 del 19.7.2022) ha confermato la condanna di una donna per mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice ex art. 388 comma 2 c.p. Nel caso concreto la signora ostacolava anche i colloqui telefonici fra la minore il padre eludendo il provvedimento del Tribunale di Gorizia.
Si segnala che non basta il mero inadempimento a integrare il reato ex art. 388 comma 2 c.p., ma è necessario che il genitore affidatario del minore si sottragga con atti fraudolenti o simulati all’obbligo di consentire all’altro genitore le visite al figlio.
Nella fattispecie, la signora si era trasferita in un’altra località in provincia di Udine e poi in Slovenia all’insaputa del suo ex, pur essendo pendente tra i due un contenzioso ad alta conflittualità, facendo perdere le sue tracce a tutte le figure istituzionali coinvolte nella vicenda.
bambina abbraccia padre con madre preoccupata
Può configurare reato tenersi un cane smarrito? 150 150 Graziella Pascotto

Può configurare reato tenersi un cane smarrito?

La sostituzione illecita del microchip a un cane determina il reato di riciclaggio perché attraverso questa pratica si tende a far perdere le tracce della conoscenza nonché della provenienza dell’animale.
Lo ha precisato la Cassazione con la sentenza n. 9533/22.
Nella fase di merito veniva accertato che l’imputato, al fine di ostacolare l’individuazione della provenienza delittuosa del cane (un pastore tedesco a pelo lungo) aveva sostituito il microchip all’animale apponendovi altro chip con numero corrispondente a un pastore tedesco a pelo corto di sua proprietà.
La Corte ha evidenziato che il delitto di riciclaggio ex art. 648 bis c.p. è integrato non soltanto dalle condotte tipiche di sostituzione o trasformazione del bene di origine illecita ma, altresì, secondo la testuale dizione contenuta nella norma, “da ogni altra operazione diretta ad ostacolare l’identificazione” dell’origine delittuosa del bene.
cane abbandonato con guinzaglio
Reddito di cittadinanza e lavoro nero: si rischia il carcere? 150 150 Graziella Pascotto

Reddito di cittadinanza e lavoro nero: si rischia il carcere?

La Corte di Cassazione (sentenza n. 25306 depositata il 4.7.2022) ha accertato la violazione dell’articolo 7, comma 2, del decreto n. 4/2019 commessa da chi omette i redditi percepiti dall’attività di lavoro in nero.
Svolgere un’attività di lavoro in nero mentre si prende il reddito di cittadinanza rientra tra le casistiche sanzionate dalla norma:
“l’omessa comunicazione delle variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari, nonché di altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del beneficio entro i termini di cui all’articolo 3, commi 8, ultimo periodo, 9 e 11, è punita con la reclusione da uno a tre anni”.
A nulla rileva che il soggetto non percepisse una retribuzione vera e propria: l’attività lavorativa era infatti svolta gratuitamente e il datore gli riconosceva solo, a titolo di compenso, regalie saltuarie.
Non bisogna inoltre commettere l’errore di pensare che il beneficiario del reddito di cittadinanza sia solamente colui che ha fatto richiesta della prestazione: il divieto di lavorare in nero vale per tutti i componenti del nucleo familiare che ne risulta percettore.
uomo in divisa da detenuto con manette
Screenschot di Messenger per provare la diffamazione 150 150 Graziella Pascotto

Screenschot di Messenger per provare la diffamazione

La diffamazione può essere provata anche con gli screenshot che riportano le frasi offensive della reputazione scambiate su Facebook. Lo ha confermato la Corte di Cassazione (sentenza n. 24600 depositata il 24.06.2022).
Per la Suprema Corte sono da ritenersi pienamente utilizzabili, in quanto legittima ne è l’acquisizione come documento, i messaggi sms fotografati dallo schermo di un telefono cellulare sul quale gli stessi sono leggibili in quanto «non è imposto alcun adempimento specifico per il compimento di tale attività, che consiste nella realizzazione di una fotografia e che si caratterizza soltanto per il suo oggetto, costituito appunto da uno schermo» sul quale sia visibile un testo o un’immagine «non essendovi alcuna differenza tra una tale fotografia e quella di qualsiasi altro oggetto.
L’inutilizzabilità non può derivare dalla circostanza che il contenuto della conversazione, sia reso disponibile in forma documentale a mezzo di screenshot, da uno dei conversanti senza autorizzazione o all’insaputa degli altri conversanti.
uomo al computer attrezzato contro i virus concept di intercettazioni
Urinare in luogo pubblico: reato o illecito amministrativo? 150 150 Graziella Pascotto

Urinare in luogo pubblico: reato o illecito amministrativo?

La Polizia stradale sanzionava nell’estate del 2017 un automobilista, beccato a urinare sul guard-rail posto a delimitazione della corsia di emergenza di un tratto dell’autostrada “A11”.
Inequivocabile la condotta da lui tenuta e ad inchiodarlo anche il non avere fatto nulla per evitare di essere visto.
La Corte di Cassazione ( ord. n. 19573 del 17.6.2022) respingeva il ricorso dell’automobilista essendo emerso che, “per la presenza dei lavori in corso (secondo la stessa prospettazione dell’appellante)”, questi aveva “occupato la corsia preferenziale” ed era comunque “risultato ben visibile dalla pattuglia della Polizia che ha provveduto ad effettuare il verbale di contestazione”.
Fino al 2016 i bisogni fisiologici in luogo pubblico configuravano reato: atti contrari alla pubblica decenza ex art. 726 c.p. Oggi, dopo la depenalizzazione, si tratta di illecito amministrativo che comporta una sanzione pecuniaria, dello stesso tipo di una multa stradale. La multa va da 51 a 309 euro (la sanzione è stata rivista recentemente dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 95/2022).
RIPENSARE IL CODICE DELLA STRADA