Diritto civile

Il Covid-19 non legittima la risoluzione dell’affitto per eccessiva onerosità sopravvenuta 150 150 Graziella Pascotto

Il Covid-19 non legittima la risoluzione dell’affitto per eccessiva onerosità sopravvenuta

Il Tribunale di Rimini, con ordinanza del 28.6.2020, ha respinto la domanda di risoluzione del contratto d’affitto alberghiero per eccessiva onerosità sopravvenuta.
Il Giudice ha evidenziato che le misure di contenimento anti Covid adottate tra marzo e maggio 2020 hanno precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si è trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario; tuttavia, le drastiche misure adottate hanno avuto vigenza temporanea e, almeno attualmente, non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale, non appare verosimile che una località turistica di mare resti senza turisti durante la stagione estiva; del resto, il carattere straordinario degli eventi è stato tenuto in considerazione anche dal legislatore nazionale, che ha introdotto una serie di misure a sostegno delle imprese, di cui anche la ricorrente può beneficiare per riavviare la propria attività.
Non sussiste dunque l’eccessiva onerosità sopravvenuta utile alla risoluzione del contratto dato che non vi sono elementi sufficienti per escludere che l’albergo, ora che le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria sono state allentate, possa proficuamente riavviare l’attività per la stagione estiva.
Obbligo dei nonni di contribuire al mantenimento dei nipoti 150 150 Graziella Pascotto

Obbligo dei nonni di contribuire al mantenimento dei nipoti

La Corte di Cassazione (ord. 14.7.2020 n. 14951) nella motivazione precisa che l’obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro.
L’obbligo dei nonni di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli (che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori ) è, infatti, subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi agli ascendenti solo perché uno dei due genitori non dia il proprio contributo, ove l’altro genitore sia in grado di mantenere la prole”.
Nel caso concreto la situazione economica della madre è stata ritenuta “insufficiente a far fronte alle esigenze del minore, malato e bisognoso di terapie riabilitative, e ciò pur tenendo conto del contributo economico dei nonni materni, con i quali la donna abita”. La madre ha poi documentato l’impossibilità di riscuotere il mantenimento da parte del padre pertanto il nonno paterno è stato condannato a pagare la somma di € 130 quale contributo al mantenimento del nipote.

 

Vacanza rovinata per le informazioni incomplete: possibile il risarcimento? 150 150 Graziella Pascotto

Vacanza rovinata per le informazioni incomplete: possibile il risarcimento?

La Corte di Cassazione (sentenza n. 14257 del 8.7.2020) ha respinto il ricorso di una turista che aveva agito in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni da vacanza rovinata.
Secondo la Cassazione vale il principio di autoresponsabilità del consumatore.
La signora aveva acquistato un viaggio di gruppo che prevedeva la permanenza in Siria e in Giordania, ma una volta arrivata all’aeroporto di Aleppo era stata fermata per molte ore dalla polizia siriana per la presenza sul passaporto di un timbro d’ingresso in Israele. Costretta quindi a proseguire a proprie spese verso Amman, era stata nuovamente bloccata e solo dopo alcuni giorni si era potuta ricongiungere al gruppo.
L’agenzia di viaggio aveva mancato nell’obbligo informativo al cliente prima della conclusione del contratto, tuttavia, aveva consegnato un opuscolo informativo alcuni giorni prima della partenza che se fosse stato letto, avrebbe consentito alla signora di chiedere l’annullamento del contratto e la restituzione della somma versata.
Per la Suprema Corte la disponibilità per iscritto, qualche giorno prima della partenza, dell’informazione di cui aveva bisogno e che con negligenza non aveva utilizzato, esclude conseguenze pregiudizievoli suscettibili di essere risarcite.

 

Compravendita di auto usata difettosa: si applica il Codice del Consumo 150 150 Graziella Pascotto

Compravendita di auto usata difettosa: si applica il Codice del Consumo

In tema di vendita di beni di consumo, si applica innanzitutto la disciplina del codice del consumo (art. 128 e ss.), potendosi applicare la disciplina del codice civile in materia di compravendita solo per quanto non previsto dalla normativa speciale, attesa la chiara preferenza del legislatore per la normativa speciale ed il conseguente ruolo “sussidiario” assegnato alla disciplina codicistica.
Si presume che i difetti di conformità, che si manifestino entro sei mesi dalla consegna del bene, siano sussistenti già a tale data, sicché è onere del consumatore allegare la sussistenza del vizio, gravando sulla controparte l’onere di provare la conformità del bene consegnato rispetto al contratto di vendita.
Superato il suddetto termine, trova nuovamente applicazione la disciplina generale posta in materia di onere della prova dall’art. 2697 c.c.
A stabilirlo è la Cassazione con sentenza n. 13148 del 30 giugno 2020.

 

Separazione e abbandono della casa coniugale: non sempre è causa di addebito 150 150 Graziella Pascotto

Separazione e abbandono della casa coniugale: non sempre è causa di addebito

Per la Corte di Cassazione (ord. 12241 del 23.6.2020), la separazione non è addebitabile alla moglie se l’abbandono della casa familiare si verifica in un momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si era già verificata.

Il principio è stato già, più volte, espresso dalla Suprema Corte che pur confermando come l’abbandono volontario della casa familiare, di per sè costituisca violazione di un obbligo matrimoniale e dunque sia causa di addebito della separazione, ha chiarito che è sempre possibile provare – e l’onere incombe a chi ha posto in essere l’abbandono – che esso è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto.

Nel caso esaminato era da subito emerso che entrambi i coniugi, nella breve esperienza matrimoniale (la separazione di fatto era intervenuta molto presto) non avevano costruito un «rapporto fatto di affezione, progettualità di coppia e condivisione», cosicché la causa del fallimento della convivenza non era imputabile alla sola sola moglie.

https://www.studiocataldi.it/articoli/38970-cassazione-niente-addebito-alla-moglie-che-ha-abbandonato-il-tetto-coniugale.asp

Assegno spedito per posta e incassato da soggetto non legittimato: chi è responsabile? 150 150 Graziella Pascotto

Assegno spedito per posta e incassato da soggetto non legittimato: chi è responsabile?

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 9769 del 26.5.2020, hanno risolto il contrasto giurisprudenziale esistente, stabilendo che spedire per posta ordinaria un assegno, anche se munito di clausola di intrasferibilità, costituisce, nell’ipotesi di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente.

Tale condotta, infatti, comporta l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gli interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda.

Il comportamento del mittente concorre dunque con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore.

La sentenza è certamente di grande interesse per le Compagnie assicurative ancora abituate a spedire al beneficiario del risarcimento/indennizzo l’assegno non trasferibile a mezzo della posta ordinaria. Non sono poche infatti le azioni di rivalsa che le Compagnie avviano nei confronti delle Banche che hanno negoziato i titoli incassati abusivamente, poichè costrette ad eseguire un secondo pagamento nei confronti dei veri beneficiari.

https://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/06/24/assegno-spedito-per-posta-e-incassato-abusivamente-il-nodo-della-responsabilita-sciolto-dalle-ss-uu

Funzionalità dell’autovelox e onere della prova 150 150 Graziella Pascotto

Funzionalità dell’autovelox e onere della prova

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11869 pubblicata il 18.6.2020, in materia di autovelox, stabilisce come non sia sufficiente che il verbale attesti l’uso di uno strumento “debitamente omologato e revisionato”, ma è l’ente che effettua la rilevazione a dover dimostrare il “perdurante funzionamento” dell’apparecchiatura nell’accertamento della violazione nel tempo.

In altre parole spetta sempre all’amministrazione provare che l’autovelox è stato omologato e sottoposto alla verifica periodica in quanto fatto costitutivo della sua pretesa. Non basterà all’ente produrre in giudizio i soli documenti che attestano l’omologazione e la corretta installazione dell’apparecchio, con la conseguenza che, in caso, di mancata prova della verifica periodica, il verbale dovrà essere annullato.

La decisione ci si augura serva ad imporre alle amministrazioni accertatrici la certezza delle rilevazioni, troppo spesso dimenticata a discapito dei cittadini e a favore esclusivo delle casse degli enti.

https://www.quotidianogiuridico.it/documents/2020/06/23/illegittimo-il-verbale-per-eccesso-di-velocita-se-l-autovelox-e-stato-sottoposto-a-controlli-periodici

Fratture alle dita chiuse nello sportello auto: l’assicurazione per la R.c.a. risarcisce? 150 150 Graziella Pascotto

Fratture alle dita chiuse nello sportello auto: l’assicurazione per la R.c.a. risarcisce?

E’ il caso di un bambino al quale il padre, inavvertitamente, chiudeva un dito nello sportello dell’auto in sosta, procurandogli una frattura.

I genitori proponevano richiesta di risarcimento danni nei confronti della compagnia assicurativa che tuttavia il Tribunale respingeva poiché le lesioni del minore non erano da collegarsi alla circolazione della vettura, ma derivate dalla chiusura della portiera da parte del conducente quando il mezzo era già in sosta.

Per la Cassazione al contrario (ord. 10024 del 28.5.2020) “il concetto di circolazione stradale include anche la posizione di arresto del veicolo, e ciò in relazione sia all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia alle operazioni propedeutiche alla partenza o connesse alla fermata, sia, ancora, rispetto a tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per il quale può circolare sulle strade”.

Ha quindi ritenuto “afferente alla circolazione la movimentazione degli sportelli a veicolo fermo”.

http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/responsabilita/2020-06-04/le-dita-portiera-auto-sosta-sono-risarcite-assicuratore-veicolo-093442.php

Covid-19 e vacanza annullata: voucher o rimborso? 150 150 Graziella Pascotto

Covid-19 e vacanza annullata: voucher o rimborso?

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inviato una segnalazione a Parlamento e Governo poichè sussiste un contrasto tra il Decreto Cura Italia e la normativa europea relativamente ai rimborsi richiesti in questo periodo da chi aveva prenotato un viaggio e non è potuto partire a causa dell’ emergenza da covid-19.

Sia nell’ipotesi in cui l’annullamento sia stato deciso dalle Autorità pubbliche per tutelare la salute collettiva, sia che vi sia stato l’annullamento da parte dell’organizzatore o che la disdetta sia stata decisa dal cliente, il legislatore, con l’ art. 88 del Decreto Cura Italia, convertito con L. n. 27 del 24.4.2020, ha conferito agli operatori turistici e di trasporto il diritto di offrire il rimborso o in alternativa il voucher. Di conseguenza, ai viaggiatori che avevano chiesto il rimborso sono stati rilasciati solo voucher sostitutivi da utilizzare entro un anno.

Tale norma, tuttavia, è in contrasto con quella europea di rango superiore (Codice del Turismo) e viola palesemente il diritto del viaggiatore ad avere indietro il denaro speso se lo richiede. Dovrà essere dunque disapplicata.

Nella sua segnalazione, l’ Autorità ha evidenziato la posizione della Commissione UE nella Raccomandazione del 13.5.2020: l’ operatore può legittimamente offrire un buono, ma a condizione che i viaggiatori non siano privati del diritto al rimborso in denaro.

Il buono inoltre potrà essere valida e affidabile alternativa al rimborso solo con le caratteristiche previste dalla Raccomandazione della Commissione europea, tra le quali la copertura assicurativa per il possibile fallimento degli operatori del settore e la previsione del rimborso nel caso in cui alla scadenza il buono non sia stato utilizzato.

https://www.agcm.it/media/comunicati-stampa/2020/5/ST23

 

Locazioni commerciali e corononavirus: chiarimento sul provvedimento 22.5.2020 del Tribunale di Venezia 150 150 Graziella Pascotto

Locazioni commerciali e corononavirus: chiarimento sul provvedimento 22.5.2020 del Tribunale di Venezia

Segnalo che i titoli apparsi sui giornali in questi giorni, come pure i servizi nei vari TG rischiano di essere fuorvianti.

Il Tribunale di Venezia non ha emesso nessuna sentenza che legittimi il conduttore a non pagare il canone relativo ai mesi di lockdown, ma solo un decreto provvisorio, in via d’urgenza, con il quale ha sospeso l’escussione da parte del locatore, della fideiussione a prima richiesta prestata dalla banca a garanzia dei canoni. Nulla di più.
Ogni decisione verrà assunta, dopo aver sentito le ragioni di entrambe le parti, in un’udienza che si terrà il 25.6.2020.

Segnalo altresì, che in un caso analogo a quello valutato dal Tribunale di Venezia, il Tribunale di Bologna ha deciso, sempre in via provvisoria e d’urgenza, in senso contrario.
In questo caso il Giudice ha ritenuto che “l’escussione della garanzia a prima richiesta può essere bloccata solo se si prova l’insussistenza del diritto di credito…” non bastano le mere difficoltà economiche del debitore per quanto note al creditore. Inoltre l’art. 1218 c.c. “presuppone una oggettiva impossibilità dellla prestazione e non già una mera impossibilità soggettiva di adempiere per mancanza di liquidità”.

La via che invito a percorrere allo stato attuale è quella dell’accordo e della rinegoziazione dei contratti di locazione. Peraltro la registrazione di eventuali accordi tra le parti sulla riduzione dei canoni di locazione, che è sempre consigliabile, è esente da bollo e imposta di registro.

http://www.dirittobancario.it/content/tribunale-di-venezia-legittima-la-sospensione-dei-canoni-d-affitto-d-azienda-ai-sensi-del-decreto-cura-italia