Cassette di sicurezza e responsabilità della banca
La rapina alla filiale di Credit Agricole avvenuta a Napoli lo scorso 16 aprile, porta all’attenzione il problema della responsabilità della banca verso i clienti, con particolare attenzione al caso di violazione delle cassette di sicurezza custodite dall’istituto di credito e sottrazione del loro contenuto.
Il contratto per l’utilizzo di una cassetta di sicurezza presso una banca è misto custodia/locazione: la banca mette a disposizione una struttura materiale, tecnica ed organizzativa idonea a realizzare condizioni di sicurezza superiori a quelle raggiungibili dal cliente nella sua sfera privata.
Per questo risponde per la perdita o il danneggiamento dei beni contenuti nella cassetta dovendo garantire l’integrità dei locali e dei sistemi di sicurezza: la responsabilità è presunta, salvo che dimostri il verificarsi di un evento imprevedibile e inevitabile.
In caso di furto, trattandosi di un evento prevedibile, la banca è di norma responsabile, mentre in caso di rapina, poichè viene operata violenza, potrebbe esserci esenzione da responsabilità.
Ai sensi dell’art. 1229 c.c., tuttavia, le clausole che limitano la responsabilità sono considerate nulle e, per la giurisprudenza, le clausole che prevedono limiti risarcitori sono inefficaci.
Frequentemente tali contratti prevedono massimali risarcitori e il cliente può dichiarare un valore maggiore, pagando un canone più alto per aumentare la copertura, o il divieto di introdurre in cassetta beni di valore eccedente rispetto a quello contrattualmente determinato.
Il cliente in ogni caso deve dimostrare quali erano i beni depositati nella cassetta con foto, perizie o testimoni, ma anche tramite presunzioni semplici e giuramento estimatorio considerato che il contratto di cassette di sicurezza è caratterizzato da riservatezza e quindi la giurisprudenza alleggerisce l’onere probatorio del cliente danneggiato.

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