Articolo di :

Graziella Pascotto

Assegno divorzile: quanto contano le dichiarazioni dei redditi? 150 150 Graziella Pascotto

Assegno divorzile: quanto contano le dichiarazioni dei redditi?

Con due recenti ordinanze in tema di calcolo dell’assegno di divorzio (n. 32644/ e n. 33381/2022), la Corte di Cassazione ha indicato, tra i parametri di cui tener conto, lo squilibrio economico degli ex coniugi e il ruolo familiare ricoperto dal richiedente senza che le dichiarazioni dei redditi delle parti possano ritenersi sufficienti come base per il calcolo stesso.
Nel primo caso la Suprema Corte ha respinto la richiesta di assegno avanzata dalla ex moglie mancando lo squilibrio economico tra i coniugi. La donna svolgeva infatti un’attività molto redditizia in grado di assicurarle un buon tenore di vita ma che non emergeva dalle dichiarazioni dei redditi presentate. Ne è derivata l’inattendibilità della documentazione e la conferma dell’indipendenza economica della signora.
Nel secondo caso, la Corte ha respinto il ricorso del marito, il quale si era sempre opposto al riconoscimento del mantenimento alla ex moglie nonostante fosse evidente la sua non autosufficienza economica e ciò pur mancando la produzione delle dichiarazioni dei redditi della donna. Tale circostanza infatti non si traduce nella presunzione dell’insussistenza delle condizioni per ottenere l’assegno ma onera il giudice del dovere di motivare, anche sulla base di elementi presuntivi, sull’esistenza della disparità di redditi, di patrimoni e dell’effettivo tenore di vita.
Assegno di divorzio: le dichiarazioni dei redditi non bastano
Covid: la Corte Costituzionale boccia i ricorsi contro l’obbligo vaccinale 150 150 Graziella Pascotto

Covid: la Corte Costituzionale boccia i ricorsi contro l’obbligo vaccinale

La Corte Costituzionale, dopo quasi un’intera giornata di camera di consiglio, ha ritenuto inammissibile, per ragioni processuali, la questione relativa alla impossibilità, per gli esercenti le professioni sanitarie che non abbiano adempiuto all’obbligo vaccinale, di svolgere l’attività lavorativa, quando non implichi contatti interpersonali. Sono state ritenute invece non irragionevoli, né sproporzionate, le scelte del legislatore adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario». Lo rende noto l’Ufficio comunicazione e stampa della Corte costituzionale, in attesa del deposito delle sentenze. «Ugualmente non fondate infine – si legge nel comunicato – sono state ritenute le questioni proposte con riferimento alla previsione che esclude, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale e per il tempo della sospensione, la corresponsione di un assegno a carico del datore di lavoro per chi sia stato sospeso; e ciò, sia per il personale sanitario, sia per il personale scolastico.

Manifestazioni no Vax © ANSA

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2022/12/01/covid-consulta-salva-lobbligo-del-vaccino_53b71ebf-862f-4c61-9588-702f4725b119.html

Lesioni colpose stradali da improvvisa apertura sportello auto 150 150 Graziella Pascotto

Lesioni colpose stradali da improvvisa apertura sportello auto

E’ il caso di una persona condannata per il reato di lesioni colpose perché aprendo la portiera posteriore dell’auto senza guardare colpiva al torace un pedone.
Il suo Ricorso in Cassazione non solo veniva respinto (sentenza n. 42039 depositata il 5.11.2022) ma alla pena si aggiungevano € 3.000 di sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende e il pagamento delle spese processuali, versando in colpa in ordine al l’inammissibilità del ricorso. Sosteneva, infatti, l’illegittimità della condanna per la sottovalutazione di un testimone che dichiarava di aver visto una colpevole distrazione della vittima dovuta al comportamento del suo cane. Di fatto richiedeva una rivalutazione nel merito di un asserito concorso di colpa del passante non ammissibile in sede di legittimità.
Pertanto il passeggero che esce dalla macchina parcheggiata colpendo con lo sportello un passante sul marciapiede risponde delle lesioni colpose aggravate dalla violazione delle norme della circolazione stradale ex art. 590 c.p.
Lesioni colpose per la passeggera che apre la portiera e colpisce il pedone
Possibile la doppia esenzione imu per i coniugi? 150 150 Graziella Pascotto

Possibile la doppia esenzione imu per i coniugi?

Dopo svariate pronunce della Corte di Cassazione che avevano di fatto negato il diritto all’esenzione IMU su tutti gli immobili in assenza dei requisiti della dimora abituale e della residenza anagrafica estesi al nucleo familiare, si è verificata un’inversione di rotta.
La Suprema Corte (ordinanza depositata il 3.11.2022) ha stabilito il diritto all’esenzione per ciascuna abitazione principale di persone sposate o parti di un’unione civile, nel rispetto dei requisiti della dimora abituale e della residenza anagrafica del possessore dell’immobile e non anche del suo nucleo familiare.
Decisivo il recepimento della sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 13.10.2022 che ha dichiarato illegittima la norma che vincolava l’accesso all’esenzione IMU per i coniugi (art. 13 comma 2 D.L. n. 201/2011), laddove finiva per penalizzare il concetto di nucleo familiare, in aperto contrasto con gli artt. 3, 31 e 53 della Costituzione.
L’esenzione IMU deve quindi essere riconosciuta alle persone sposate o in unione civile che vivono in immobili diversi, dove hanno dimora abituale e residenza anagrafica, e per ciascuno dei rispettivi immobili, sia se ubicati nello stesso Comune, sia se in Comuni diversi.
Possibile la doppia esenzione IMU per i coniugi residenti in Comuni diversi - FISCOeTASSE.com
Fondo per genitori separati e divorziati per la continuità del mantenimento 150 150 Graziella Pascotto

Fondo per genitori separati e divorziati per la continuità del mantenimento

Il 26.10.2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM dello scorso 23.8.2022 denominato ”Definizione dei criteri e delle modalità per la verifica dei presupposti e per l’erogazione dei contributi a valere sul fondo per genitori lavoratori separati o divorziati per garantire la continuità di erogazione dell’assegno di mantenimento”.
Si tratta del c.d. bonus genitori separati che può arrivare sino a € 800.
Per accedere al bonus è necessario avere un reddito inferiore o uguale a € 8.174 nell’anno in cui si chiede il sostegno. Inoltre, il richiedente deve dimostrare di aver subito una riduzione o una sospensione dell’attività lavorativa a partire dal 8.3.2020 di almeno 90 giorni o, in alternativa, un calo del reddito di almeno il 30% tra il 2019 e il 2020.
Tale bonus sarà erogato esclusivamente ai genitori che tra 8.3.2020 e il 31.3.2022 non hanno ricevuto l’assegno di mantenimento oppure lo hanno ricevuto solo parzialmente.
Il contributo avrà una durata di un anno e sarà erogato anche ai genitori separati aventi figli maggiorenni ma con handicap grave.
Per accedere al contributo, il beneficiario dovrà presentare un’istanza mediante avviso pubblico del Dipartimento per le politiche della famiglia, sul sito istituzionale www.famiglia.gov.it.
Contributi per genitori separati e divorziati: pubblicato il DPCM
Ostentare i tradimenti equivale a maltrattamento 150 150 Graziella Pascotto

Ostentare i tradimenti equivale a maltrattamento

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 41568 depositata il 3.11.2022) ostentare con la propria compagna il fatto di averla tradita integra il reato di maltrattamenti ex art. 572 c.p. Non conta che il rapporto sia conflittuale.
E’ il caso di un uomo che subiva la condanna in primo e secondo grado per reato di maltrattamenti ai danni della convivente.
Egli dunque ricorreva in Cassazione sostenendo l’assenza di dolo e della continuità delle condotte contestate. Riteneva anche fosse errato pretendere il rispetto dell’obbligo di fedeltà in una relazione conflittuale.
L’umiliazione tuttavia costituisce maltrattamento.
La Cassazione dichiarava inammissibile il ricorso. Le prove dei maltrattamenti subiti dalla compagna erano evidenti: l’ostentazione delle relazioni avute con altre donne, infatti, rappresenta una condotta violenta e ingiuriosa configurabile come maltrattamento.
Reato di maltrattamenti ostentare i tradimenti alla compagna
Rifiuto dell’alcoltest: nessun obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia 150 150 Graziella Pascotto

Rifiuto dell’alcoltest: nessun obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia

L’obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia non ricorre quando il conducente abbia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico, essendo il reato perfezionato nel momento stesso dell’espressione della volontà di sottrarsi all’atto assistito dalla garanzia di farsi assistere dal legale. È quanto emerge dalla sentenza 18 ottobre 2022, n. 39134 della Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione.

Rifiuto dell'alcoltest: nessun obbligo di dare avviso della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia

https://www.altalex.com/documents/news/2022/11/03/rifiuto-alcoltest-nessun-obbligo-dare-avviso-facolta-farsi-assistere-difensore-fiducia

Diffamazione su Facebook e furto d’identità 150 150 Graziella Pascotto

Diffamazione su Facebook e furto d’identità

In ipotesi di pubblicazione di messaggi lesivi della reputazione attraverso post pubblicati sul proprio profilo Facebook, la diffamazione è attribuibile al titolare del profilo, in assenza di denuncia di furto di identità.
Così ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza n. 40309 del 22.6.2022).
E’ il caso di un soggetto condannato per diffamazione ex art. 595 c.p commesso in seguito alla pubblicazione di frasi offensive sul suo profilo Facebook nei confronti di un comandante della Polizia Municipale. Egli si difendeva negando di essere l’autore dei post pubblicati sul suo profilo social e lamentava il mancato accertamento sull’indirizzo ip (internet protocol) che avrebbe consentito di fare chiarezza ed escludere che terze persone potessero aver scritto il messaggio diffamante utilizzando abusivamente il profilo dell’imputato.
Per la Suprema Corte però, di assoluta rilevanza è il fatto che il ricorrente non aveva segnalato alla polizia l’utilizzo abusivo del suo personale spazio virtuale, un valido elemento indiziario della sua colpevolezza.
Diffamazione su Facebook se non si prova il furto d'identità
Lavori di pubblica utilità e incidente in stato d’ebbrezza 150 150 Graziella Pascotto

Lavori di pubblica utilità e incidente in stato d’ebbrezza

La Corte di Cassazione (sentenza n. 38009 del 17.10.2022) ha confermato che in caso di incidente in stato di ebbrezza la pena del carcere non può essere sostituita con il lavoro di pubblica utilità.
Nel caso concreto, il Tribunale di Pesaro aveva sostituito la pena applicata con il lavoro di pubblica utilità, ai sensi dell’art. 186 comma 9 bis c.d.s. nonostante ricorresse l’aggravante di aver provocato un incidente stradale, sulla base del bilanciamento dell’aggravante con una circostanza attenuante.
La Suprema Corte, su ricorso del Procuratore Generale, ha sancito che l’art. 186 comma 9-bis c.d.s. esclude testualmente la sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità in presenza dell’aggravante di cui all’art. 186 comma 2-bis c.d.s. e che la sussistenza dell’aggravante dell’aver provocato un incidente stradale esclude la predetta sostituzione in quanto la preclusione opera anche qualora l’ aggravante sia stata ritenuta equivalente o, come nel caso in esame, subvalente in sede di giudizio di bilanciamento con l’attenuante.
Incidente in stato di ebbrezza: escluso il lavoro di pubblica utilità
Virus contratti nei luoghi di lavoro: malattia professionale? 150 150 Graziella Pascotto

Virus contratti nei luoghi di lavoro: malattia professionale?

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 29435 del 10.10.2022) ha affermato che i virus contratti sul luogo di lavoro sono da considerare malattie professionali coperte dall’INAIL anche quando non viene dimostrato l’evento infettante.
ll caso ha riguardato un infermiere professionale presso una RSA che aveva contratto l’epatite sul luogo di lavoro. Il suo ricorso per ottenere il riconoscimento della copertura INAIL e il relativo indennizzo veniva respinto nel merito perché non aveva dimostrato la causa di lavoro e la speciale nocività dell’ambiente (non ricordava di essersi mai punto con una siringa, ne di aver avuto contatti con sangue infetto).
Per la Cassazione, al contrario, il riconoscimento della malattia professionale richiede una relazione con lo svolgimento dell’attività lavorativa, che prescinde sia dal fatto che i suoi effetti si manifestino dopo un certo tempo che dalla presenza di una specifica causa violenta alla base dell’infezione.
Secondo la Corte la dimostrazione della connessione con l’attività lavorativa può essere fornita in giudizio dal dipendente anche mediante presunzioni semplici.
Ricordo che già la circolare Inail n. 22/2020 qualificava come infortunio sul lavoro l’infezione da Sars-Cov-2 contratta per motivi di servizio. Per dimostrare l’origine professionale della malattia basta la presunzione semplice, fino a prova contraria che Inail deve fornire.
Cassazione: anche il Covid può essere malattia professionale