Diritto di famiglia

I nonni possono adottare il nipote anche se i genitori sono in vita 150 150 Graziella Pascotto

I nonni possono adottare il nipote anche se i genitori sono in vita

E’ il caso dei nonni che adivano il Tribunale di Roma per ottenere l’adozione, ex art. 44 lett. d) l. n. 184/1983, della nipote di cui erano già affidatari e di cui si prendevano cura dalla nascita. Il nonno ne era stato nominato tutore e il Tribunale aveva già dichiarato la decadenza dalla responsabilità genitoriale dei genitori della ragazza.
Il ricorso veniva tuttavia respinto anche in sede di appello
perché ai sensi dell’art. 44 lett. a) l. n. 184/1983, il minore può essere adottato da persone unite da vincolo di parentela fino al sesto grado, ma solo nel caso in cui l’adottando sia orfano di padre e di madre.
La Corte di Cassazione (ord. n. 23173 del 31.7.2023) ha invece statuito che i parenti del minore, “i quali prestino a quest’ultimo l’assistenza materiale e morale che i genitori non sono più in grado di offrire e risultino all’uopo idonei, è consentita la possibilità dell’adozione cd. mite, a ciò non ostando la previsione di cui alla lett. a) del medesimo articolo, in conformità al principio ispiratore di tutta la disciplina, finalizzato all’effettiva realizzazione del preminente interesse del minore, da valutarsi, secondo l’evoluzione del diritto vivente, con riguardo all’esigenza di favorire il consolidamento dei rapporti tra il minore e coloro che già si prendono cura di lui e di garantirgli una tutela giuridica più incisiva, corrispondente alla condizione dell’adottato in casi particolari, che è equiparabile allo “status” di figlio minore.”
Mantenimento da parte dei nonni: quando sorge l’obbligo? 150 150 Graziella Pascotto

Mantenimento da parte dei nonni: quando sorge l’obbligo?

L’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli.
Nel caso in esame, sussistevano i presupposti per ritenere l’obbligo degli ascendenti, in ragione della complessiva considerazione delle condizioni economiche dei genitori e dei loro comportamenti. In particolare, il comportamento del padre, non solo elusivo, ma anche doloso, posto che era stato condannato in sede penale, e che restando di fatto irreperibile, era venuto meno non solo a doveri di mantenimento ma anche a quelli di cura, educazione ed istruzione che di conseguenza gravavano per intero sulla madre, capace di una produzione reddituale inadeguata al mantenimento dei minori (Cassazione Civile ord. n. 13345 del 16.5.2023).
La Cassazione chiarisce quando sorge l'obbligo dei nonni a mantenere i nipoti
Diritto alla frequentazione del cane dopo la fine della relazione di fatto: a chi spetta? 150 150 Graziella Pascotto

Diritto alla frequentazione del cane dopo la fine della relazione di fatto: a chi spetta?

La Corte di Cassazione (ord. 24.3.2023, n. 8459) si è pronunciata sull’affidamento e le visite di un cane dopo la fine di una relazione di fatto.
Il Tribunale di Padova aveva riconosciuto la proprietà del cane in capo all’uomo, ma aveva disposto, nell’interesse dell’animale, il diritto della donna alla sua frequentazione.
La Corte d’Appello di Venezia, su impugnazione dell’uomo, respingeva del tutto le richieste della donna che si rivolgeva alla Cassazione.
Per la Suprema Corte il diritto di frequentazione dell’animale d’affezione, acquistato dalla coppia durante una breve relazione durata 4 mesi, non può trovare accoglimento in mancanza di prove che dimostrino l’esistenza di un legame affettivo consolidato e stabile con il cane. Tale prova risulta esclusa a causa della brevità della relazione con l’animale, nonché dalla mancanza di prove circa la sussistenza di una comproprietà dell’animale con l’ex partner.
Cassazione: affido del cane a lui se lei non prova un legame affettivo
Si possono costringere i minori a vedere i nonni? 150 150 Graziella Pascotto

Si possono costringere i minori a vedere i nonni?

E’ il caso di una famiglia con rapporti molto difficili tra i genitori di due minori e i nonni e lo zio paterni che si erano rivolti al Giudice per vedere i nipotini.
Sia il Tribunale che la Corte d’Appello accoglievano la loro domanda essendo stato accertato, all’esito della consulenza tecnica d’ufficio svolta dal tribunale, che non sussisteva un reale pregiudizio per i minori nel passare del tempo con i nonni e lo zio apparsi in corso di CTU sinceramente legati ai nipoti.
Per la Corte di Cassazione (ord. 2881 del 31.1.2023), al contrario, non basta “l’insussistenza di un reale pregiudizio nel passare del tempo con nonni e zio” per imporne la frequentazione. Piuttosto, andrà accertato se gli ascendenti sappiano “prendere fruttuosamente parte attiva alla vita dei nipoti attraverso la costruzione di un rapporto relazionale ed affettivo e in maniera tale da favorire il sano ed equilibrato sviluppo della loro personalità”. Quindi, nessuna costrizione: il diritto dei nonni a frequentare i nipoti minorenni non può prevalere sull’interesse degli stessi bambini che manifestano contrarietà a tale relazione e non possono essere costretti, da provvedimenti del giudice, a frequentare gli ascendenti in base alla considerazione che non ne trarrebbero comunque un pregiudizio.
La collocazione in Cig legittima la revoca dell’assegno di mantenimento? 150 150 Graziella Pascotto

La collocazione in Cig legittima la revoca dell’assegno di mantenimento?

Con l’ordinanza n. 36800 pubblicata il 15.12.2022 la Corte di Cassazione si è pronunciata sui presupposti in presenza dei quali è possibile per il giudice dichiarare la cessazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento in favore dei figli affidati alla madre.
In particolare, nel caso concreto, ha confermato quanto deciso dalla Corte d’Appello: la collocazione in cassa integrazione (CIG) del ricorrente non era da considerare un fatto nuovo legittimante la revoca del suddetto assegno di mantenimento poiché, rispetto al giugno 2020, quando venne emesso, su accordo delle parti, il provvedimento di collocamento dei minori presso la madre, che fissava a carico del ricorrente l’assegno di contribuzione al mantenimento di € 400,00, non era emersa la prova della diminuzione dei redditi del ricorrente.
Quest’ultimo non aveva dimostrato i redditi percepiti prima e quelli percepiti nei mesi successivi.
Cassazione: obbligo di mantenimento dei figli anche se il padre è in cassa integrazione
Assegno divorzile: quanto contano le dichiarazioni dei redditi? 150 150 Graziella Pascotto

Assegno divorzile: quanto contano le dichiarazioni dei redditi?

Con due recenti ordinanze in tema di calcolo dell’assegno di divorzio (n. 32644/ e n. 33381/2022), la Corte di Cassazione ha indicato, tra i parametri di cui tener conto, lo squilibrio economico degli ex coniugi e il ruolo familiare ricoperto dal richiedente senza che le dichiarazioni dei redditi delle parti possano ritenersi sufficienti come base per il calcolo stesso.
Nel primo caso la Suprema Corte ha respinto la richiesta di assegno avanzata dalla ex moglie mancando lo squilibrio economico tra i coniugi. La donna svolgeva infatti un’attività molto redditizia in grado di assicurarle un buon tenore di vita ma che non emergeva dalle dichiarazioni dei redditi presentate. Ne è derivata l’inattendibilità della documentazione e la conferma dell’indipendenza economica della signora.
Nel secondo caso, la Corte ha respinto il ricorso del marito, il quale si era sempre opposto al riconoscimento del mantenimento alla ex moglie nonostante fosse evidente la sua non autosufficienza economica e ciò pur mancando la produzione delle dichiarazioni dei redditi della donna. Tale circostanza infatti non si traduce nella presunzione dell’insussistenza delle condizioni per ottenere l’assegno ma onera il giudice del dovere di motivare, anche sulla base di elementi presuntivi, sull’esistenza della disparità di redditi, di patrimoni e dell’effettivo tenore di vita.
Assegno di divorzio: le dichiarazioni dei redditi non bastano
Fondo per genitori separati e divorziati per la continuità del mantenimento 150 150 Graziella Pascotto

Fondo per genitori separati e divorziati per la continuità del mantenimento

Il 26.10.2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM dello scorso 23.8.2022 denominato ”Definizione dei criteri e delle modalità per la verifica dei presupposti e per l’erogazione dei contributi a valere sul fondo per genitori lavoratori separati o divorziati per garantire la continuità di erogazione dell’assegno di mantenimento”.
Si tratta del c.d. bonus genitori separati che può arrivare sino a € 800.
Per accedere al bonus è necessario avere un reddito inferiore o uguale a € 8.174 nell’anno in cui si chiede il sostegno. Inoltre, il richiedente deve dimostrare di aver subito una riduzione o una sospensione dell’attività lavorativa a partire dal 8.3.2020 di almeno 90 giorni o, in alternativa, un calo del reddito di almeno il 30% tra il 2019 e il 2020.
Tale bonus sarà erogato esclusivamente ai genitori che tra 8.3.2020 e il 31.3.2022 non hanno ricevuto l’assegno di mantenimento oppure lo hanno ricevuto solo parzialmente.
Il contributo avrà una durata di un anno e sarà erogato anche ai genitori separati aventi figli maggiorenni ma con handicap grave.
Per accedere al contributo, il beneficiario dovrà presentare un’istanza mediante avviso pubblico del Dipartimento per le politiche della famiglia, sul sito istituzionale www.famiglia.gov.it.
Contributi per genitori separati e divorziati: pubblicato il DPCM
Separazione e affido di fratelli: si possono separare tra i genitori? 150 150 Graziella Pascotto

Separazione e affido di fratelli: si possono separare tra i genitori?

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 28676 depositata il 4.10.2022) avalla la decisione del Tribunale di Pordenone (confermata anche in appello) di affidare due fratelli a un centro di accoglienza diurno per poi dividerli tra i genitori per il tempo restante. Secondo i giudici, questo è il modo migliore per preservare il rapporto di fratellanza in un ambiente sereno e favorevole a una crescita armoniosa; il tutto favorendo la lontananza dal clima di tensioni e strumentalizzazioni alimentato dai genitori.

Affido figli: i fratellini si possono dividere tra mamma e papà

https://www.studiocataldi.it/articoli/45010-affido-figli-i-fratellini-si-possono-dividere-tra-mamma-e-papa.asp

Quando i nonni devono contribuire al mantenimento dei nipoti? 150 150 Graziella Pascotto

Quando i nonni devono contribuire al mantenimento dei nipoti?

La Corte di Cassazione, con due sentenze simili (n. 10450 e n. 10451 depositate il 31.3.2022) ha accolto il ricorso dei nonni poichè l’età dei nipoti beneficiari del mantenimento, il lungo tempo decorso dal riconoscimento del diritto, e la concreta possibilità di accedere alla misura del c.d. reddito di cittadinanza, inducono a ritenere che il giudice di merito non abbia correttamente valutato, nel loro insieme e nella complessità del quadro normativo, i presupposti dell’obbligo di mantenere i due nipoti.
Per la Suprema Corte deve tenersi conto del lungo periodo trascorso dall’ordinanza che aveva accertato il diritto al mantenimento (circa 13 anni), e della rilevante novità legislativa del “reddito di cittadinanza“, introdotta dal D.L. n. 4/2019, che consiste, come noto, nell’erogazione di somme di denaro mensili quale misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale, ad integrazione dei redditi familiari. Nel caso concreto, l’esiguità del reddito della madre dei due beneficiari consente di ritenere sussistenti i presupposti dell’erogazione del reddito di cittadinanza.
nonni e genitori figli preoccupati per reddito di famiglia
Affidamento figli: ascolto del minore infradodicenne 150 150 Graziella Pascotto

Affidamento figli: ascolto del minore infradodicenne

Quando il Giudice deve assumere provvedimenti in ordine alla convivenza dei figli con uno dei genitori, l’audizione del minore di età inferiore ai 12 anni, se capace di discernimento, è un adempimento indispensabile.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (ord. 4.3.2022 n. 7262) affermando che costituisce violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo il mancato ascolto del minore che non sia sorretto da espressa motivazione sull’assenza di discernimento che ne può giustificare l’omissione, in quanto il minore è portatore di interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore, in sede di affidamento e diritto di visita e, per tale profilo, è qualificabile come parte in senso sostanziale.
bambino triste che deve scegliere tra i genitori dopo il divorzio