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Falso profilo social con nome e immagine altrui: è reato di diffamazione e sostituzione di persona 150 150 Graziella Pascotto

Falso profilo social con nome e immagine altrui: è reato di diffamazione e sostituzione di persona

Segnalo questa recente sentenza della Suprema Corte (n. 22049 del 23.7.2020 ) per i tanti che pensano di usare i social come fossero un gioco, con superficialità e scarsa considerazione delle conseguenze che possono avere condotte odiose come l’uso dell’altrui identità.
La Corte ha confermato la condanna a più di due mesi di carcere di una persona che aveva creato un falso profilo facebook usando la foto caricaturale di una donna, di cui offendeva la reputazione. La condotta, oltre al reato previsto dall’art. 494 c.p. (sostituzione di persona), integra anche la diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595, comma 3 c.p., poichè l’offesa è arrecata «con qualsiasi altro mezzo di pubblicità» diverso dalla stampa.
Nella sentenza si legge che “la condotta di colui che crea e utilizza un profilo su social network, utilizzando abusivamente l’immagine di una persona del tutto inconsapevole, associata a un nickname di fantasia e a caratteristiche personali negative, e la descrizione di un profilo poco lusinghiero sui social network evidenzia sia il fine di vantaggio, consistente nell’agevolazione delle comunicazioni e degli scambi di contenuti in rete, sia il fine di danno per il terzo, di cui è abusivamente utilizzata l’immagine”.
Divorzio improcedibile se riprende la convivenza 150 150 Graziella Pascotto

Divorzio improcedibile se riprende la convivenza

E’ improcedibile la domanda di divorzio qualora i coniugi, a seguito della separazione personale omologata, siano tornati a vivere insieme, pur disponendo delle risorse per reperire altre abitazioni.
Nella specie, la riconciliazione era durata circa 8 anni, ed in seguito si era interrotta in quanto uno dei coniugi non aveva mantenuto la promessa di troncare la relazione extraconiugale.
La Corte di Cassazione (ord. 16.6.2020 n. 11636) ha anche precisato che il versamento di una somma unitaria, o di importi periodici da parte di un coniuge nei confronti dell’altro, non è incompatibile con la riconciliazione, potendo rappresentare una modalità tramite la quale contribuire ai bisogni della famiglia ex art. 143 c.c.
Comunione ereditaria: migliorie eseguite dal coerede 150 150 Graziella Pascotto

Comunione ereditaria: migliorie eseguite dal coerede

La Suprema Corte con la recente ordinanza del 17.7.2020 n. 15300 ribadisce un principio ormai consolidato in giurisprudenza.
Il coerede che sul bene comune da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, non già l’applicazione dell’art. 1150 cod. civ. – secondo cui è dovuta un’indennità pari all’aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti – ma, quale mandatario o utile gestore degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per la cosa comune, esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di debito di valore.
Il Covid-19 non legittima la risoluzione dell’affitto per eccessiva onerosità sopravvenuta 150 150 Graziella Pascotto

Il Covid-19 non legittima la risoluzione dell’affitto per eccessiva onerosità sopravvenuta

Il Tribunale di Rimini, con ordinanza del 28.6.2020, ha respinto la domanda di risoluzione del contratto d’affitto alberghiero per eccessiva onerosità sopravvenuta.
Il Giudice ha evidenziato che le misure di contenimento anti Covid adottate tra marzo e maggio 2020 hanno precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si è trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario; tuttavia, le drastiche misure adottate hanno avuto vigenza temporanea e, almeno attualmente, non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale, non appare verosimile che una località turistica di mare resti senza turisti durante la stagione estiva; del resto, il carattere straordinario degli eventi è stato tenuto in considerazione anche dal legislatore nazionale, che ha introdotto una serie di misure a sostegno delle imprese, di cui anche la ricorrente può beneficiare per riavviare la propria attività.
Non sussiste dunque l’eccessiva onerosità sopravvenuta utile alla risoluzione del contratto dato che non vi sono elementi sufficienti per escludere che l’albergo, ora che le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria sono state allentate, possa proficuamente riavviare l’attività per la stagione estiva.
Obbligo dei nonni di contribuire al mantenimento dei nipoti 150 150 Graziella Pascotto

Obbligo dei nonni di contribuire al mantenimento dei nipoti

La Corte di Cassazione (ord. 14.7.2020 n. 14951) nella motivazione precisa che l’obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro.
L’obbligo dei nonni di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli (che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori ) è, infatti, subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi agli ascendenti solo perché uno dei due genitori non dia il proprio contributo, ove l’altro genitore sia in grado di mantenere la prole”.
Nel caso concreto la situazione economica della madre è stata ritenuta “insufficiente a far fronte alle esigenze del minore, malato e bisognoso di terapie riabilitative, e ciò pur tenendo conto del contributo economico dei nonni materni, con i quali la donna abita”. La madre ha poi documentato l’impossibilità di riscuotere il mantenimento da parte del padre pertanto il nonno paterno è stato condannato a pagare la somma di € 130 quale contributo al mantenimento del nipote.

 

Vacanza rovinata per le informazioni incomplete: possibile il risarcimento? 150 150 Graziella Pascotto

Vacanza rovinata per le informazioni incomplete: possibile il risarcimento?

La Corte di Cassazione (sentenza n. 14257 del 8.7.2020) ha respinto il ricorso di una turista che aveva agito in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni da vacanza rovinata.
Secondo la Cassazione vale il principio di autoresponsabilità del consumatore.
La signora aveva acquistato un viaggio di gruppo che prevedeva la permanenza in Siria e in Giordania, ma una volta arrivata all’aeroporto di Aleppo era stata fermata per molte ore dalla polizia siriana per la presenza sul passaporto di un timbro d’ingresso in Israele. Costretta quindi a proseguire a proprie spese verso Amman, era stata nuovamente bloccata e solo dopo alcuni giorni si era potuta ricongiungere al gruppo.
L’agenzia di viaggio aveva mancato nell’obbligo informativo al cliente prima della conclusione del contratto, tuttavia, aveva consegnato un opuscolo informativo alcuni giorni prima della partenza che se fosse stato letto, avrebbe consentito alla signora di chiedere l’annullamento del contratto e la restituzione della somma versata.
Per la Suprema Corte la disponibilità per iscritto, qualche giorno prima della partenza, dell’informazione di cui aveva bisogno e che con negligenza non aveva utilizzato, esclude conseguenze pregiudizievoli suscettibili di essere risarcite.

 

Compravendita di auto usata difettosa: si applica il Codice del Consumo 150 150 Graziella Pascotto

Compravendita di auto usata difettosa: si applica il Codice del Consumo

In tema di vendita di beni di consumo, si applica innanzitutto la disciplina del codice del consumo (art. 128 e ss.), potendosi applicare la disciplina del codice civile in materia di compravendita solo per quanto non previsto dalla normativa speciale, attesa la chiara preferenza del legislatore per la normativa speciale ed il conseguente ruolo “sussidiario” assegnato alla disciplina codicistica.
Si presume che i difetti di conformità, che si manifestino entro sei mesi dalla consegna del bene, siano sussistenti già a tale data, sicché è onere del consumatore allegare la sussistenza del vizio, gravando sulla controparte l’onere di provare la conformità del bene consegnato rispetto al contratto di vendita.
Superato il suddetto termine, trova nuovamente applicazione la disciplina generale posta in materia di onere della prova dall’art. 2697 c.c.
A stabilirlo è la Cassazione con sentenza n. 13148 del 30 giugno 2020.

 

Punti patente: l’azzeramento non necessita di comunicazione 150 150 Graziella Pascotto

Punti patente: l’azzeramento non necessita di comunicazione

La Corte di Cassazione con l’ord. 13637 del 2.7.2020, conferma il proprio orientamento.
ll provvedimento col quale viene disposta la revisione della patente di guida per l’azzeramento dei punti, non presuppone l’avvenuta comunicazione, ad opera della Pubblica Amministrazione, della modificazione del punteggio, in quanto il titolare della patente di guida può conoscerla in ogni momento, e già dall’esame del verbale di accertamento dell’infrazione cui sia connessa la sanzione accessoria della sottrazione dei punti.
Inoltre esiste l’Anagrafe degli abilitati alla guida che consente ad ogni interessato di verificare in tempo reale, telematicamente, lo stato della propria patente.
Rammento a tal proposito che il nostro ordinamento garantisce la possibilità del recupero dei punti patente decurtati prima dell’eventuale azzeramento, ed al preciso fine di evitare la revisione.
Vi invito quindi a controllare tramite l’Anagrafe, la Motorizzazione o in rete “il portale dell’automobilista”.

 

Ferie non godute: quando vanno monetizzate 150 150 Graziella Pascotto

Ferie non godute: quando vanno monetizzate

Le ferie non godute sono i giorni di ferie che spettano al dipendente dei quali tuttavia non ha usufruito.
Durante i giorni di ferie, il dipendente percepisce comunque la retribuzione. Ad ogni dipendente è garantito un periodo minimo di ferie maturato ogni anno.
Le ferie pagate sono un diritto irrinunciabile del lavoratore e, se non vengono godute nei termini stabiliti dalla legge, il datore di lavoro non può liquidarle in busta paga (come invece accade per festività e ROL).
Le uniche eccezioni in cui le ferie non godute possono essere liquidate sono: la cessazione del rapporto di lavoro e le ferie eccedenti il periodo minimo legale.
Inoltre la Corte di Cassazione, nell’ord. n. 13613 depositata il 2.7.2020, ha stabilito che il datore di lavoro è tenuto a pagare le ferie non godute se non prova di aver messo il lavoratore in condizione di fruirne avvisandolo per tempo e con trasparenza che le avrebbe perdute se non le avesse sfruttate entro lo scadere del periodo di riferimento o di un periodo di riporto autorizzato.

 

Separazione e abbandono della casa coniugale: non sempre è causa di addebito 150 150 Graziella Pascotto

Separazione e abbandono della casa coniugale: non sempre è causa di addebito

Per la Corte di Cassazione (ord. 12241 del 23.6.2020), la separazione non è addebitabile alla moglie se l’abbandono della casa familiare si verifica in un momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si era già verificata.

Il principio è stato già, più volte, espresso dalla Suprema Corte che pur confermando come l’abbandono volontario della casa familiare, di per sè costituisca violazione di un obbligo matrimoniale e dunque sia causa di addebito della separazione, ha chiarito che è sempre possibile provare – e l’onere incombe a chi ha posto in essere l’abbandono – che esso è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto.

Nel caso esaminato era da subito emerso che entrambi i coniugi, nella breve esperienza matrimoniale (la separazione di fatto era intervenuta molto presto) non avevano costruito un «rapporto fatto di affezione, progettualità di coppia e condivisione», cosicché la causa del fallimento della convivenza non era imputabile alla sola sola moglie.

https://www.studiocataldi.it/articoli/38970-cassazione-niente-addebito-alla-moglie-che-ha-abbandonato-il-tetto-coniugale.asp