Violenza sessuale e “palpeggiamenti”: l’importanza della prova dell’elemento soggettivo 150 150 Graziella Pascotto

Violenza sessuale e “palpeggiamenti”: l’importanza della prova dell’elemento soggettivo

Il Tribunale di Roma (sentenza 6.7.2023) ha assolto un operatore scolastico accusato di violenza sessuale aggravata per aver toccato, per pochi secondi, i glutei di una studentessa diciassettenne che si trovava a salire le scale dell’istituto scolastico, mentre era intenta ad alzarsi i pantaloni che le stavano scendendo al di sotto della vita, azione conclusasi con il “sollevamento” della ragazza da parte dell’imputato. Il Tribunale ha evidenziato come, nonostante questo tipo di condotta sia idonea ad integrare la fattispecie contestata sotto il profilo dell’elemento oggettivo, tale delitto non può ritenersi sussistente sotto il profilo soggettivo: ” la repentinità dell’azione, senza alcun’insistenza nel toccamento, da considerarsi quasi uno sfioramento, il luogo e il tempo della condotta, in pieno giorno in locale aperto al pubblico e in presenza di altre persone, e le stesse modalità dell’azione poi conclusasi con il sollevamento della ragazza non consentono di configurare l’intento libidinoso o di concupiscenza generalmente richiesto dalla norma penale”.
Le circostanze non consentono di ritenere provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la consapevolezza di compiere un “atto sessuale” e la “volontarietà della violazione della libertà sessuale”.
In particolare, ha rilevato il Tribunale, pur essendo la ricostruzione della giovane studentessa assolutamente verosimile, sotto il profilo dell’elemento psicologico, la tesi “dell’inopportuno scherzo” sostenuta dall’operatore scolastico, risulta essere convincente, e porta ad escludere la configurabilità dell’elemento soggettivo.

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