Insulti frequenti al coniuge integrano il reato di maltrattamenti in famiglia 150 150 Graziella Pascotto

Insulti frequenti al coniuge integrano il reato di maltrattamenti in famiglia

La Corte di Cassazione (sentenza n. 34351 del 8.12.20) ha deciso il caso di un uomo che abitualmente apostrofava la moglie con espressioni come “brutta”, “scrofa”, “sei grassa”, “dovrei cambiare le porte perché non ci passi più”. Secondo la Cassazione, insulti, parolacce ed espressioni volgari sono forme di maltrattamento a tutti gli effetti.
Pertanto chi insulta il coniuge commette il reato di cui all’art. 572 c.p. di maltrattamenti in famiglia, che può estendersi ai familiari e a tutti i conviventi.
Per integrare il reato non serve che gli insulti e le parolacce siano ripetuti per un lungo periodo: bastano anche pochi episodi a ledere l’integrità morale della vittima e ad arrecargli una sofferenza.

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