Il valore probatorio di sms, email e whatsapp
Una recente decisione della Corte di Cassazione (n. 19155 pubblicata il 17.7.2019) ha dato pieno valore di prova in giudizio anche agli sms e ai messaggi email (rientranti nelle riproduzioni meccaniche dell’articolo 2712 del Codice civile), per i fatti in essi rappresentati.
ll caso deciso è quello di un padre che aveva negato all’ex moglie il contributo per la retta dell’asilo nido del figlio per non aver mai autorizzato la spesa, circostanza, invece, sconfessata da un suo precedente sms con cui aderiva alla scelta.
Sms ed email, si legge nella sentenza, possono sempre essere disconosciuti dalla controparte attraverso la contestazione: per questa sono necessari elementi chiari, espliciti e bene argomentati atti a dimostrare la non conformità tra gli sms/email e la realtà.
Rammento che sempre la Cassazione, con la sentenza n. 49016 del 2017, ha stabilito che le conversazioni contenute nelle chat di Whatsapp hanno valore di prova legale in giudizio ma per la loro utilizzabilità è necessaria l’acquisizione del supporto telematico dove è avvenuta la comunicazione, quindi del telefono.
La produzione di screenshot è possibile: deve essere stampato oppure allegato al fascicolo tramite chiavetta usb.
Quanto alla contestazione, richiede fondati motivi, ad esempio se manca una parte fondamentale del testo della conversazione, l’indicazione del mittente o la data.
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