Responsabilità medica

Durante il travaglio il feto è una persona: aborto o omicidio? 150 150 Graziella Pascotto

Durante il travaglio il feto è una persona: aborto o omicidio?

Non più aborto colposo ma il più grave omicidio colposo.

E’ il reato nel quale si incorre quando il personale sanitario, assistendo una donna che sta per partorire, viene considerato responsabile della morte del feto. Lo ha deciso la Corte di Cassazione n. 27539 del 20.6.2019 chiamata a pronunciarsi su un caso di malasanità avvenuto nella sala parto di una clinica di Salerno.

Per i giudici, nel contesto attuale “di totale ampliamento della tutela dei diritti della persona e della nozione di soggetto meritevole di tutela, che dal nascituro e al concepito si è poi estesa fino all’embrione”, il feto “benché ancora nell’utero” è da considerarsi persona, nel momento della “transizione dalla vita uterina a quella extrauterina”, con la rottura del sacco amniotico.

https://www.studiocataldi.it/articoli/35083-responsabilita-medica-durante-il-parto-il-feto-diventa-persona.asp

Ritardata diagnosi: danno da violazione del diritto di determinarsi nella scelta dei propri percorsi esistenziali 150 150 Graziella Pascotto

Ritardata diagnosi: danno da violazione del diritto di determinarsi nella scelta dei propri percorsi esistenziali

Il ritardo diagnostico, oltre che il danno all’integrità fisica del paziente, può determinare altri danni risarcibili: “la perdita di un “ventaglio” di opzioni, con le quali affrontare la prospettiva della fine ormai prossima”.

La Corte di Cassazione n. 10424 pubblicata il 15.4.2019 si riferisce, in particolare, alla scelta di attivare celermente una certa strategia terapeutica, alla determinazione per la ricerca di alternative meramente palliative, ma anche alla decisione di vivere le ultime fasi della propria esistenza accettando in maniera cosciente e consapevole la sofferenza e il dolore fisico.

https://www.studiocataldi.it/articoli/34303-responsabilita-medica-la-cassazione-sui-danni-del-ritardo-diagnostico.asp?fbclid=IwAR0qAs-ezrC0JSTZTn8Em63Fo0uWGPN9vHsjYAmZebiopX96tPiWfxT74WM

Responsabilità medica: senza il consenso informato il paziente va risarcito 150 150 Graziella Pascotto

Responsabilità medica: senza il consenso informato il paziente va risarcito

La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6449 del 6.3.2019, afferma un principio particolarmente importante in tema di responsabilità medica.
Nel caso in cui manca il consenso informato, il personale sanitario deve risarcire il paziente dalle conseguenze pregiudizievoli derivate dall’effettuazione di un intervento. Ciò deve avvenire anche se l’intervento è eseguito correttamente, e tale correttezza è stata accertata in sede di giudizio.
Il paziente va risarcito in mancanza di quest’atto fondamentale, anche se il fatto si è verificato prima che fossero emanate normative specifiche in merito, perché la sua “necessità” è desumibile dai principi generali.
 
Quando si parla di consenso informato si deve intendere l’autorizzazione che il paziente, prima del trattamento medico o dell’operazione chirurgica, da al sanitario e alla clinica presso cui avviene detto intervento.
Non si tratta di far firmare un semplice modulo al paziente, quasi si trattasse di una formalità burocratica: il sanitario ha l’obbligo di spiegare, in modo chiaro e intellegibile, secondo un linguaggio comprensibile dalla persona media, il tipo di operazione che verrà eseguita, le conseguenze e i rischi che essa comporta.
Il medico è tenuto a fornire al malato tutte le informazioni scientificamente possibili sulla terapia o l’intervento chirurgico previsti indicando modalità ed eventuali conseguenze. In sostanza il malato ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute e la propria malattia, potendo chiedere al medico tutto ciò che non è chiaro, avendo così la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi a una determinata terapia o esame diagnostico.
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