Violazioni del Codice della Strada e stato di necessità
E’ il caso di un uomo che si era posto alla guida di un’auto nonostante la sospensione della patente. Egli affermava di aver agito per stato di necessità, dovendo soccorrere la fidanzata, colta da malore. Il Ricorso veniva respinto poiché sfornito di adeguate prove.
L’uomo si rivolgeva quindi alla Corte di Cassazione censurando la sentenza impugnata per aver erroneamente interpretato le disposizioni in materia di stato di necessità, escludendo qualsiasi efficacia alla pur erronea ma incolpevole sua convinzione di trovarsi in una situazione di pericolo per la salute della propria fidanzata.
La Suprema Corte (ordinanza n. 7457 del 15.3.2023) ha confermato che, per sussistere la scriminante dello stato di necessità, è necessario che ricorra un’effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, o, nel caso di necessità putativa, l’erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, provocata da circostanze concrete e oggettive.
In tema di violazione del Codice della strada, non è sufficiente invocare lo stato di necessità per un malore lamentato da un passeggero, qualora non si riscontri che egli versasse in una situazione di effettivo pericolo e non risulti l’impossibilità di provvedere diversamente al suo soccorso.

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