Cremazione dei resti del defunto non autorizzata dai parenti: quali conseguenze?
La cremazione non autorizzata, in seguito alla riesumazione dei resti, lede la libertà culto e fonda il diritto dei parenti del defunto al risarcimento del danno non patrimoniale subito per la lesione di un diritto costituzionale inviolabile quale è la libertà di religione.
Lo ha deciso la Corte di Cassazione (sentenza n. 370 del 10.1.2023). La concessionaria dei servizi cimiteriali di Torino si era limitata a trasmettere una raccomandata alla sola figlia del deceduto all’indirizzo riportato nella fattura delle spese di sepoltura, che da anni non era più quello effettivo della destinataria. I familiari d’altro canto, se avessero saputo della riesumazione, avrebbero optato per una nuova inumazione, anziché per la cremazione.
La lesione, afferma la Suprema Corte, è derivata dalla trasformazione della salma in cenere: l’interesse al culto dei defunti non è leso soltanto dalla distruzione o dispersione del cadavere, ma altresì dalla imposizione di forme di culto che non sono previamente accettate dai parenti del defunto.

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