Le Sezioni Unite sul crocifisso in aula: non c’è discriminazione se la comunità scolastica è concorde
Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 24414 del 9.9.2021) si sono pronunciate sulla discussa questione del crocifisso in aula. La vicenda prendeva le mosse nel 2015, in un istituto scolastico di Terni dove un professore, ritenendo il crocifisso contrario alla libertà di coscienza, lo toglieva dalla parete ogni volta che faceva lezione. La condotta veniva punita dal preside (che ne aveva invece imposto l’affissione sula base di una delibera studentesca) con una sanzione disciplinare.
Il professore si rivolgeva al tribunale ritenendo di aver subito una discriminazione, per il risarcimento del danno.
La Cassazione ha stabilito da un lato che il crocifisso in aula non costituisce un atto di discriminazione nei confronti del professore, motivo per cui non è stato disposto alcun risarcimento; dall’altro, che la comunità scolastica può decidere di esporre il crocifisso in classe con valutazione che sia frutto delle convinzioni di tutti i componenti della medesima comunità, cercando un ragionevole accomodamento tra eventuali posizioni difformi.
Il docente dissenziente non ha un potere di veto rispetto all’affissione del crocifisso, ma deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua libertà negativa di religione.
Per tale motivo l’ordine di servizio del preside risulta illegittimo in quanto non ha cercato, e neppure promosso, un accomodamento tra le parti.

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