Sezioni Unite: la coltivazione domestica di cannabis non è reato
Secondo le Sezioni Unite della Cassazione Penale (sentenza n. 12348 del 16.4.2020) non configurano reato di coltivazione di stupefacenti “…le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all‘uso personale del coltivatore”.
L’art. 75 del Testo unico sulle droghe (Dpr 309/1990) non si applica infatti, spiega la Suprema Corte, alla “…coltivazione domestica destinata all’autoconsumo”, perché “tale disposizione non si riferisce in nessun caso alla coltivazione, neanche a quella penalmente rilevante”.
La condotta tuttavia non è esente da sanzioni amministrative.
Nel caso in cui, continua la Cassazione, “…la coltivazione domestica a fini di autoconsumo produca effettivamente una sostanza stupefacente dotata di efficacia drogante, le sanzioni amministrative potranno essere applicate al soggetto agente considerato non come coltivatore, ma come detentore di sostanza destinata a uso personale”.
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