Caso Cappato: le motivazione della Corte d’Assise di Milano
Per la Corte d’Assise di Milano, sentenza n. 8 del 30.1.2020, è priva di rilevanza penale la condotta di chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella trova intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.
La Corte ripercorrendo la storia e il percorso sanitario intrapreso da dj Fabo, oltre che le testimonianze e le altre risultanze probatorie raccolte, giunge ad affermare che Cappato ha aiutato Fabo a morire solo dopo aver accertato che la sua decisione fosse stata autonoma e consapevole, che la sua patologia fosse grave e irreversibile e che gli fossero state prospettate le possibili alternative con modalità idonee ad offrire garanzie equivalenti a quelle richieste dalla pronuncia della Corte Costituzionale.
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2 commenti
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Graziella Pascotto
Concordo.
A mio avviso si è trattato di un “escamotage” perchè è mancato il coraggio di affermare che il fatto non è più previsto come reato.
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Ivan Russo
Ma quando mai si è letto o visto leggere, sentito o sentito dire, immaginato o creduto d’immaginare che la dichiarazione di incostituzionalità della norma incriminatrice comporti l’assoluzione perché il fatto non sussiste??!! Insomma, per l’Assise, gli insegnamenti della dottrina, della Consulta (per vicende pregresse) e delle SS.UU. può andare a farsi benedire!! L’Assise, inoltre, ignora del tutto che è proprio la concezione della tripartizione (per es., Mantovani) a sancire, in siffatti casi , l’assoluzione perché il fatto non è più previsto come reato (secondo altri, perché non costituisce reato: ma mai non sussiste!) . Ah, direbbe Clemenceau: l’esegesi della materia penale è cosa troppo seria, per affidarla ai magistrati!
Ivan Russo