Cannabis: nessuna chiusura dei negozi ma solo più controlli
Le dichiarazioni di ieri del ministro dell’Interno il quale ha dichiarato che farà chiudere «a uno a uno» tutti i punti di vendita di derivati della marijuana in quanto centri di spaccio, rischiano di ingenerare confusione.
Innanzitutto la vendita della cosiddetta cannabis light è regolata dalla Legge n. 242/2016 che ammette il commercio di prodotti a base di canapa purché il loro contenuto di Thc (vale a dire la sostanza che dà effetti psicotropi) sia inferiore allo 0,6% (si consideri che uno spinello contiene circa il 5-8% di Thc).
I tre negozi di Macerata sono stati chiusi, come ha spiegato il questore della città marchigiana Antonio Pignataro, poichè violavano la legge “sorpresi a vendere infiorescenze di cannabis che superavano il già citato 0,6% di Thc.”
La direttiva emanata dal Viminale non può disapplicare la legge vigente ed infatti prevede semplicemente controlli più stringenti quanto alla verifica del possesso delle certificazioni su igiene, agibilità, impiantistica, urbanistica e sicurezza, richieste dalla legge per poter operare.
La novità riguarda la distanza minima dei negozi di almeno cinquecento metri dai luoghi considerati a maggior rischio come scuole, ospedali, centri sportivi, parchi giochi, e, più in generale, i luoghi affollati e di maggiore aggregazione, soprattutto giovanile.
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