Il saluto fascista è reato?
Il caso prende le mosse dalla condanna alla reclusione e alla multa inflitta dalla Corte d’appello di Milano, in parziale riforma della sentenza del Gip, di alcuni soggetti in concorso fra loro e con altri non identificati, riconosciuti responsabili per il compimento, durante un raduno autorizzato in occasione di una commemorazione, di manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, quali la “chiamata del presente” con il braccio destro e il palmo della mano rivolti verso l’alto, effettuando il “saluto romano”.
Tali manifestanti si rivolgevano dunque alla Suprema Corte insistendo sulla legittimità dei comportamenti tenuti solo per finalità commemorative di “tre caduti vilmente uccisi da avversari politici”, nonché tra l’altro sul mancato riconoscimento dell’attenuante per “aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale, trattandosi di una commemorazione funebre nella quale si è espresso il senso religioso e la partecipazione umana degli imputati”.
Orbene la Corte di Cassazione (sentenza n. 12049 depositata il 22.3.2023) ha confermato la loro responsabilità penale “riguardo al pericolo che, tramite la diffusione e il proselitismo delle idee fasciste, possa essere ricostituita una organizzazione fascista”.

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