La commercializzazione della cannabis light è illegale?
Il clamore giornalistico e qualche strumentalizzazione politica della sentenza a Sezioni Unite della Cassazione n. 30475 del 10.7.2019 hanno fatto passare l’introduzione del divieto assoluto di commercializzare non solo la marijuana ma tutti i prodotti derivati dalla c.d. “cannabis light”.
Si tratta di un’interpretazione a mio avviso non conforme al principio espresso dalla Corte che anzi sembra ribadire un orientamento giurisprudenziale consolidato secondo il quale non è penalmente perseguibile la condotta priva di offensività.
Osservano le Sezioni Unite: “… si impone l’effettuazione della puntuale verifica della concreta offensività delle singole condotte, rispetto all’attitudine delle sostanze a produrre effetti psicotropi. Tanto si afferma, alla luce del canone ermeneutico fondato sul principio di offensività, che, come detto, opera
anche sul piano concreto, di talché occorre verificare la rilevanza penale della singola condotta, rispetto alla reale efficacia drogante delle sostanze oggetto di cessione….”, e lasciano al giudice di merito la decisione caso per caso.
Dunque, si possono commercializzare tutti i prodotti derivanti dalla canapa che non abbiano efficacia drogante. Certo si tratta di un aspetto non facile da accertare ed è per questo che il confronto con la prassi dei Tribunali potrà fornire indicazioni più precise.
Un dato di rilievo è che gli interventi di controllo e i sequestri hanno subito un forte incremento. Tuttavia una volta passati al vaglio dei Tribunali del Riesame, le pronunce sono state per la maggior parte di dissequestro dei prodotti, ritenuti privi di efficacia drogante perchè presentavano valori di THC inferiori allo 0,5%.
La tossicologia forense infatti individua usualmente la dose idonea a produrre efficacia drogante in un range che si aggira sui 10/15 mg di THC. Dunque, la soglia oltre la quale può ragionevolmente essere collocato il cd. effetto drogante del THC deve certamente superare il limite percentuale dello 0,5%.
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